Come e quando mettere a dimora una pianta da frutto

La messa a dimora di un albero da frutto è un’operazione da eseguire con cura, rispettando pochi ma fondamentali accorgimenti. La pianta resterà definitivamente nel luogo scelto e quindi bisogna garantirle le migliori condizioni possibili.

Il periodo adatto per l’impianto

mettere a dimora

Le piante da frutto, tranne poche eccezioni, si mettono a dimora quando si trovano a riposo vegetativo, ovvero dall’autunno a fine inverno, evitando il periodo in cui il terreno è gelato e quindi impossibile da lavorare. Se fosse trapiantata dopo il risveglio vegetativo la pianta potrebbe subire stress e mostrare qualche difficoltà nell’attecchimento.

La scelta del luogo

Dove mettere l’albero è un parametro molto importante. Se vogliamo mettere una pianta in giardino o in un campo non possiamo certo cambiare il luogo a disposizione, ma certamente possiamo scegliere il punto migliore che l’appezzamento ci offre.

Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione è l’esposizione alla luce solare: il nord è meno indicato, meglio avere un esposizione sud-sud- est o sud-ovest. Per lo stesso motivo attenzione anche alle fonti di ombreggiamento, come palazzi o siepi.

Bisogna poi valutare nella scelta i venti dominanti: se troppo forti potrebbero spezzare la giovane pianta o quanto meno causare un eccesso di evapotraspirazione, ovvero la traspirazione dell’umidità dalle foglie, con conseguente disidratazione della pianta. E` meglio optare per un angolo sufficientemente riparato e trovare quindi il giusto compromesso tra protezione dal vento ed esposizione alla luce.

Il tipo di terreno

terrenoConoscere il tipo di terreno a disposizione è importante, soprattutto se le piante da mettere a dimora sono molte e quindi la spesa per l’acquisto è consistente. Alcuni parametri, come la tessitura, si possono in parte valutare ad occhio: è il sistema consigliato per chi si limita a piantare qualche albero in giardino. Anche il ph del suolo può essere misurato in proprio con una semplice cartina torna sole.

Per un frutteto vero e proprio invece è buona norma far analizzare un campione di terra da un laboratorio fidato. Il campione si ottiene prelevando sottocampioni in vari luoghi dell’appezzamento e mischiandoli. Per prelevare correttamente la terra bisogna spostare i primi 5 centimetri di terreno, che sono generalmente più ricchi di sostanza organica ancora non decomposta, e scavare col badile nei sottostanti 20 centimetri. Chiederemo al laboratorio stesso il quantitativo di terra miscelata necessario per le analisi, ma di solito mezzo chilo è sufficiente.

Le analisi generiche del terreno riguardano soprattutto la tessitura, il ph, il contenuto di sostanza organica e dei vari nutrienti. Questi due ultimi parametri sono variabili nel tempo, poiché dipendono dagli apporti di fertilizzanti e dalle asportazioni delle piante. Le diverse specie da frutto mostrano esigenze proprie nei confronti del suolo, ma fortunatamente hanno anche una certa capacità di adattamento.

La scelta delle specie e delle varietà

Conoscendo il clima e il terreno di cui si dispone è possibile orientarsi nella scelta e decidere quali piante mettere a dimora. Al nord dovremo rinunciare agli agrumi, che soffrono le basse temperature, mentre al sud molte varietà di melo e pero non produrrebbero per via del mancato soddisfacimento del loro fabbisogno in freddo.

Terreni troppo pesanti ed asfittici potrebbero mettere in difficoltà peschi ed albicocchi, e questo è un fattore limitante difficilmente modificabile, mentre la carenza di un elemento o il ph alto o basso si possono correggere anche con prodotti ammessi in agricoltura biologica.

La scelta di specie e varietà dipende inoltre anche dai gusti personali e dalla volontà o meno di ottenere frutta il più possibile distribuita durante tutto l’anno. Un fattore da tenere conto è anche la resistenza di alcune varietà alle patologie tipiche della specie, in particolare alle malattie fungine. Nella coltivazione biologica è importante scegliere varietà resistenti, che limitano il bisogno di ricorrere a prodotti per la difesa.

Mettere a dimora un alberello

Per mettere a dimora una pianta da frutto si procede scavando una buca nel terreno, che deve essere profonda almeno 50 cm (meglio anche 70) e avere analoga larghezza e lunghezza. Dove il terreno è molto argilloso e quindi particolarmente tendente a compattarsi, è meglio aumentare le dimensioni della buca ad 1 metro cubo, in modo che le radici della pianta abbiano a disposizione una buona quantità di terra soffice in cui svilupparsi.

Impianto di un frutteto vero e proprio

Anche per l’impianto di un piccolo frutteto è possibile scavare buche singole per ogni pianta da frutto. In alternativa si può eseguire una lavorazione meccanica che riguarda tutto l’appezzamento, ma in entrambi i casi entrano in gioco l’organizzazione dei filari e dei sesti di impianto.

I filari devono essere tracciati ben diritti, piantando pali provvisori come riferimento nei punti in cui andranno messi gli alberelli. I sesti di impianto dipendono dalle specie e dalle varietà che intendiamo piantare, e anche dai loro portinnesti. Per esempio, tra meli coltivati a fusetto, che è una forma di allevamento che mantiene la pianta di melo molto contenuta, si possono lasciare 2 metri sulla fila, mentre tra piante di fichi o kaki lasceremo almeno 5 metri.

Teniamo presente, inoltre, che specie come l’albicocco e il ciliegio necessitano di loro simili come impollinatori, e quindi in un frutteto misto bisogna mettere più esemplari vicini tra loro.

Concimazione all’impianto

Al momento dell’impianto è fondamentale miscelare del concime organico alla terra di risulta della buca. I fertilizzanti più adatti sono il compost o il letame, ben maturi, nelle quantità di almeno 4-5 kg a pianta.

Il concime non deve essere interrato in profondità: deve restare nei primi 30 cm di terra al massimo. Questo perché i nutrienti contenuti devono essere ridotti in molecole inorganiche prima di poter essere assorbiti dalle radici dell’albero. Questo processo, chiamato mineralizzazione della sostanza organica, avviene prevalentemente per opera di microrganismi aerobi, che vivono in presenza di ossigeno e quindi negli strati più superficiali di terreno. Di conseguenza il compost e il letame interrati sul fondo di una buca sarebbero praticamente sprecati: meglio distribuirli negli strati sovrastanti.

Ad essere scrupolosi, al momento stesso di scavare la buca conviene separare la terra superficiale da quella profonda, per poi rimetterle nella buca mantenendo lo stesso ordine. Il fertilizzante organico sarà quindi miscelato solo alla porzione di terra superficiale. Compost o letame sono soprattutto ammendanti, ovvero sostanze che rendono fertile la terra in senso lato, e questo dovrebbe sempre essere tenuto in considerazione da chi coltiva con metodo biologico.

Posizionamento della pianta

La pianta da frutto deve essere messa a dimora ben diritta, non interrata troppo, con il punto di innesto visibile sopra il livello del suolo. La terra deve essere compressa coi piedi quanto basta per assicurare alla pianta un buon ancoraggio. Spesso si vedono dei tutori in legno a proteggere giovani alberelli dal vento e a guidarli in una crescita diritta.

Irrigazione delle piantine trapiantate

Dopo la messa a dimora, si deve irrigare abbondantemente la pianta, e farlo regolarmente anche nei  primi 2 o 3 anni dall’impianto, in funzione dell’andamento delle precipitazioni. In un frutteto vero e proprio conviene allestire un impianto di irrigazione a goccia.

Articolo di Sara Petrucci

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2 Commenti

  1. mauro conti 22 novembre 2017 al 21:00 - Rispondi

    Premesso che si tratta di un articolo ben fatto ed esaustivo, mi permetto di aggiungere una cosa. Quando il terreno non è come si vorrebbe si può ricorrere all’innesto. Per esempio su terreni pesanti ed argillosi si può utilizzare il susino sul quale innestare albicocco, pesco e anche mandorlo, sul melo cotogno si può innestare il pero. Nel mio piccolo orto nascevano spontanei dei susini selvatici e ne ho fatto susine Claudie e un albicocco Cafone. Riguardo alla buca di impianto io faccio al contrario mettendo lo strato superficiale sotto e lo strato profondo sopra…

    • Matteo Cereda 23 novembre 2017 al 8:50 - Rispondi

      Interessante contributo. Corretta l’aggiunta sull’innesto: ne parleremo in futuro sul blog. Riguardo alla buca invece non sono d’accordo, rimescolare il sotto e il sopra come fai tu è utile a stroncare le erbe infestanti ma si scompensano i microrganismi del suolo, perdendo parte della naturale fertilità del terreno.

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