carciofo ortoIl carciofo è un ortaggio della famiglia delle composite, coltivato e selezionato fin dai tempi antichi, di origine mediterranea. Sono numerose le varietà di carciofi conosciuti, dal carciofo romanesco, al catanese e al rosso di Sardegna, comunque che siano mammole o violetti il metodo di coltivazione è sempre lo stesso.

A differenza della maggior parte degli ortaggi il carciofo è una pianta perenne, che quando le temperature sono elevate entra in fase di dormienza, per resistere a estati torride e siccitose, si risveglia se riceve molta acqua. La sua coltivazione è tipicamente invernale o primaverile.

Quindi non si tratta della classica coltivazione da orto annuale che deve essere seminata ogni anno: la carciofaia si protrae per tempo lungo ed è una coltivazione un po’ impegnativa ma davvero soddisfacente. Richiede di sacrificare un po’ di spazio, per questo non è adatto ad orti troppo piccoli ma vale certamente la pena provare a coltivare questo magnifico fiore edule.

Terreno e clima adatti al carciofo

Terreno e concimazione. La pianta di carciofo richiede un ph del terreno compreso tra 6 e 6,5 e il suolo ideale deve essere sciolto e drenante. Le radici del carciofo sono fittonanti quindi è particolarmente importante la fase di preparazione della terra: prima di piantare occorre lavorare il terreno in profondità con una vangatura accurata, in terreni pesanti meglio vangare più di una volta.  Oltre alla lavorazione prima di fare un impianto nell’orto occorre anche predisporre una buona concimazione di fondo, che arricchisca bene il terreno della carciofaia. Per la coltivazione biologica si useranno fertilizzanti di origine naturale, vanno benissimo letame maturo oppure compost. La terra della carciofaia deve mantenere l’umidità bene, questo è importante in particolare durante il periodo di raccolta, perché la pianta sentendo siccità potrebbe entrare in dormienza anticipata. Contestualmente deve essere anche un suolo che eviti il ristagno di acqua, fonte di malattie funginee che possono provocare marciumi. ad esempio fusarium e peronospora.

Clima. Il carciofo è una pianta che predilige un clima mite, sbalzi di temperatura e inverni troppo rigidi possono danneggiare la pianta. Serve anche che si abbia una buona esposizione solare.

Come realizzare una carciofaia

Preparazione del terreno. Abbiamo già parlato dell’importanza di un terreno lavorato in profondità e ben concimato per impiantare i carciofi: la lavorazione dovrebbe se possibile arrivare anche a 40-50 cm, vangando sia in estate che in autunno. La concimazione della carciofaia invece occorre che sia abbondante, tenendo conto che questa coltivazione può durare per diversi anni. Occorrono circa 5 kg di letame maturo per ogni metro quadro di campo da coltivare a carciofi. Se il terreno dell’orto non drena adeguatamente è opportuno fare aiuole rialzate per evitare ristagni, in questo caso si dice che la carciofaia si realizza a baulature oppure a porche.

Piantare i carciofi nell’orto

Ci sono tre metodi per impiantare una carciofaia: la semina, la riproduzione dei polloni e la messa a dimora degli ovuli. Il primo è certamente il metodo più lungo, mentre gli altri due richiedono di avere a disposizione delle piante di carciofi già esistenti (proprie o di conoscenti) da cui propagare nuove piante a talea.

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  • La semina (da febbraio a maggio). Come la gran parte delle piante anche il carciofo può essere seminato, il periodo ideale per farlo è tra febbraio e marzo in semenzaio protetto. Se vogliamo metterlo direttamente a dimora in campo invece deve esser seminato nell’orto ad aprile oppure a maggio (a seconda della zona climatica in cui si coltiva). Chi semina in semenzaio dovrà trapiantare la piantina di carciofo nel mese di maggio, al momento del trapianto si deve irrigare con abbondanza e continuare poi a bagnare regolarmente per le prime settimane.
  • Riproduzione da polloni (marzo/aprile oppure settembre/ottobre). I polloni del carciofo, detti anche “carducci” sono quei germogli che vengono prelevati dalla base della pianta e che hanno un anno di vita. I carducci possono essere usati per ottenere nuove piante, propagando la coltivazione. Per farlo si tagliano i polloni con la loro porzione di radice, scegliendo quelli già sviluppati con almeno 4-5 foglie, lunghi 25/40 cm. Questa operazione si fa durante la primavera (tra marzo e aprile) oppure in autunno (tra settembre e ottobre).
  • Messa a dimora degli ovuli (luglio e agosto). Come vedremo in seguito si possono riprodurre i carciofi anche usando ovuli ottenuti durante l’operazione di diccioccatura. In alcune zone anche questi ovuli vengono chiamati carducci, in realtà gli ovuli sono germogli non schiusi, mentre i carducci sono quelli già sviluppati (polloni). Per piantare gli ovuli si smuove il suolo, si concima abbondantemente e si mette l’ovulo nel terreno a 4 cm di profondità. L’ovulo deve essere impiantato durante il periodo di dormienza estivo, quindi luglio o agosto.

Sesto di impianto. I carciofi chiedono spazio: si piantano nell’orto a file distanti uno o due metri tra loro, lasciando un metro tra una pianta e l’altra lungo ogni fila. Questo sesto d’impianto considera sia le dimensioni della pianta che il fatto che si tratta di una coltivazione che dura più di un anno, è importante infatti prevedere spazio per protrarre la carciofaia nel tempo.

la carciofaiaColtivazione: gestire la carciofaia nell’orto

Durata della coltivazione. La carciofaia dura diversi anni essendo il carciofo una pianta poliennale, si può tenere anche 10-12 anni nell’orto. Il periodo utile è dato dalla propensione alle malattie: bisogna controllare dopo qualche anno l’eventuale presenza di malattie funginee (come fusarium o peronospora) e decidere man mano se proseguire o spostare questa coltura. La tempistica ideale di durata è di 4-5 anni, poi generalmente si sposta la carciofaia in un altra aiuola dell’orto, in questo modo si prevengono meglio problemi di patologie e parassiti ed è un metodo indicato per la coltivazione biologica.

Dormienza e irrigazione. Il carciofo è una pianta che entra in dormienza a causa del caldo oppure della scarsità di acqua, riconoscendo il periodo estivo proprio da queste due condizioni: alte temperature e aridità. Per questo motivo la pianta vive nei periodi freschi dell’anno e si tratta di un ottimo ortaggio invernale, a patto che l’orto non sia in zone a inverni molto rigidi, poco indicati per questa coltura. Per svegliare il carciofo dal periodo di dormienza si può procedere con l’irrigazione estiva, in questo modo si riattiva prima la pianta, anticipando in tal modo anche la produzione di ortaggi. Una frequente irrigazione è importante per la carciofaia, il cui terreno non deve mai seccare totalmente al di fuori del momento della dormienza, dove va benissimo che il suolo sia asciutto.

Copertura. Una delle accortezze più importanti per coltivare i carciofi è saperli proteggere dal freddo. Il carciofo teme le gelate, per cui dopo il trapianto è utile coprire con tessuto non tessuto o pacciamatura. Anche successivamente nella carciofaia è sempre utile pacciamare durante l’inverno, per tenere al caldo le radici. L’ideale è usare materiale organico che vada poi ad arricchire il suolo, ricordando che bisogna evitare di creare marciumi che possano favorire malattie della pianta. Meglio evitare quindi pacciamature troppo umide che favoriscano decomposizioni.

Potatura del carciofo

il carciofo in ortoNella coltivazione le operazioni di “potatura” della pianta meritano un capitolo a parte. Ovviamente non si tratta di vere e proprie potature, non essendo il carciofo una pianta particolarmente strutturata, ma il concetto è sempre quello di eliminare parti di pianta per concentrare le energie su una produzione di buona qualità e pezzatura.

I lavori da fare si chiamano diccioccatura e scarducciatura del carciofo. Nell’anno successivo al trapianto incominciano a crescere nuovi germogli e steli alla base del cespo, per evitare di avere una quantità di fiori di piccole dimensioni occorre rimuovere i germogli in eccesso, tagliandoli con un coltello. I germogli da staccare si possono rimuovere prima che si aprano (ovuli) oppure quando hanno già formato qualche foglia (carducci).

Ovuli e carducci possono essere utilizzati per creare nuovi impianti: la moltiplicazione trapiantando gli ovuli richiede meno irrigazione, ma se si usano i carducci la pianta si sviluppa più rapidamente. La diccioccatura si esegue andando anche fino a 4-5 cm sotto la superficie del terreno. La scarducciatura (rimozione degli ovuli) si esegue in autunno oppure in inverno, mentre i polloni si rimuovono con la diccioccatura, da fare in estate, quando piante di carciofo sono ormai quasi secche.

La raccolta del carciofo

L’ortaggio da raccogliere è quello che spesso viene erroneamente chiamato frutto, in realtà i carciofi sono i fiori della pianta, possiamo chiamarli anche boccioli o capolini.

I boccioli possono essere di diverse qualità: i carciofi di prima scelta sono quelli emessi dall’apice della pianta, con un capolino per germoglio, la seconda scelta è quella che nasce da una delle diramazioni principali e sono i carciofi che solitamente si trovano in commercio. Dalle diramazioni secondarie invece nascono i carciofini di terza scelta, che vengono usati soprattutto per conserve: sono ottimi per fare i carciofi sottolio.

Periodo di raccolta. Il carciofo si raccoglie quando il capolino ha le giuste dimensioni e le punte sono ancora ben chiuse. Se si lascia invecchiare sulla pianta il carciofo diventa duro: più è maturo e più si indurisce, se conservato per molto tempo appassisce. La raccolta è scalare: per le varietà primaverili, adatte al clima del centro nord, avviene da fine febbraio per tutta la primavera, mentre i carciofi autunnali coltivati meglio in sud Italia si raccolgono da settembre o da ottobre.

Nemici del carciofo

Le piante di carciofo possono essere attaccate da diversi nemici. Il problema peggiore è rappresentato dalle malattie, nocive in particolare con il passare degli anni, man mano che invecchia la carciofaia. Ci sono poi anche parassiti animali, in particolare i topi e altri insetti. Per la coltivazione biologica di questa pianta orticola è importante imparare a riconoscere e a combattere queste problematiche usando metodi naturali, ma soprattutto a prevenirle con un giusto metodo colturale.

Insetti e parassiti

Il carciofo è attaccato soprattutto da afidi neri e larve di nottue a livello di insetti, mentre i topi possono rappresentare un vero flagello per la carciofaia.

  • Afidi. Come per molte delle piante da orto anche il carciofo ha dei fastidiosi afidi che ci si stabiliscono sopra, parassitandolo. Questi pidocchi attaccano la pianta lasciando la melata e provocando fumaggine e sono favoriti dalle formiche. I carciofi sono spesso affetti da un afide nero, persistente soprattutto nel periodo primaverile. Gli afidi si possono contrastare con vari macerati vegetali e con sapone di Marsiglia.
  • Nottue. Le nottue sono bruchi di falena che si nutrono delle foglie centrali della pianta. Occorre intervenire contro le nottue quando sono allo stato larvale con bacillus thuringensis, prodotto consentito in agricoltura biologica.
  • Topi. Difendere dai topi la carciofaia è fondamentale: i roditori mangiano le radici e sono uno dei peggiori nemici del carciofo da orto. Il topo colpisce soprattutto durante l’inverno, quando c’è meno disponibilità di cibo alternativo.
Approfondimento: insetti dannosi ai carciofi

Malattie crittogamiche della carciofaia

Se non si gestisce correttamente il terreno è facile che le piante di carciofo subiscano patologie di natura funginea, fusarium e peronospora sono le peggiori. Per evitarle in primo luogo è importante lavorare il terreno, bisogna poi periodicamente spostare la coltivazione.

  • Fusarium. Questa malattia funginea colpisce spesso il carciofo, in agricoltura biologica si tratta col rame che però non può curare la pianta, solo contenere l’infezione. Il rame inoltre non è esente da tossicità e bisogna impiegarlo con cautela. Per prevenire la fusariosi occorre un controllo accurato e un sesto d’impianto che preveda buone distanze tra le piante, almeno un metro. Se si riscontrano piante malate occorre eliminarle con tempestività per evitare la diffusione del contagio.
  • Peronospora. Un’altra malattia da orto che può colpire il carciofo è la peronospora, anche in questo caso si interviene con rame e con potature volte a eliminare le parti malate. Si riconosce per le macchie giallastre con sfumature più scure al centro, oltre a una leggera muffa bianca sulla pagina inferiore della foglia.
Approfondimento: patologie del carciofo

Varietà di carciofo da coltivazione

Sono diverse le varietà di carciofo coltivate, ne ricordiamo alcune tra le migliori che consigliamo per l’orto biologico. La scelta del tipo di carciofo è bene che sia guidata da un lato dai propri gusti, dall’altro è opportuno tener conto anche di selezionare varietà resistenti alle malattie.

  • Carciofo romanesco. Varietà tardiva primaverile, richiede un clima mite e asciutto e si raccolgono i capolini fino in primavera.
  • Carciofo violetto. Varietà di carciofo dalla forma affusolata, ortaggio ottimo da mangiare anche crudo.
  • Carciofo Sant’Erasmo. Tipo di carciofo veneziano tenero e carnoso, è buonissimo da fare fritto in pastella.
  • Carciofo di Paestum. Carciofo campano tondo e senza spine, è riconosciuto dal bollino IGP.

Articolo di Matteo Cereda

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