le malattie dell'aglio La coltura dell’aglio, soprattutto con semina autunnale, ha un ciclo piuttosto lungo. Infatti comporta una permanenza di molti mesi sul terreno dell’orto dall’impianto degli spicchi fino al periodo della raccolta, che avviene verso giugno-luglio.

Durante tutto questo periodo l’aglio non richiede particolari interventi, giusto delle scerbature e zappettature e praticamente solo irrigazioni di soccorso, in caso di siccità prolungata, perché è uno degli ortaggi che richiede meno acqua.

Il fatto che sia una coltura semplice da gestire però non significa dimenticarcene fino al momento del raccolto: bisogna comunque dedicarle qualche ispezione, volta a verificarne lo sviluppo e lo stato di salute. Anche l’aglio infatti può essere colpito da insetti dannosi e da alcune malattie di varia natura, che è importante prevenire o curare ai primi sintomi. I diversi prodotti ammessi in agricoltura biologica sono di solito efficaci per risolvere le avversità più comuni. Passiamo quindi in rassegna le principali malattie dell’aglio, per riconoscerne i sintomi ed essere pronti ad intervenire all’occorrenza.

Prevenire le malattie

Senza dubbio prima di elencare le malattie vale la pena dare qualche suggerimento utile a limitare al massimo l’insorgenza delle patologie.

In agricoltura biologica la prevenzione è fondamentale, nella coltivazione dell’aglio passa attraverso alcune misure fondamentali:

  • Il rispetto delle rotazioni, per cui anche nell’orto ogni anno dobbiamo dedicare all’aglio sempre uno spazio diverso, possibilmente non occupato di recente nemmeno da altre liliacee (porri, cipolle, asparagiaia);
  • L’uso di materiale di propagazione sano. In questo senso le teste di aglio certificate per la semina sono sicuramente indicate, mentre il materiale autoriprodotto è più a rischio, e pertanto deve essere ben conservato e ben ispezionato prima della semina, con una cernita severa;
  • Evitare gli eccessi di concimazione, che favoriscono le malattie fungine;

Nei casi più aggravati delle patologie di natura fungina elencate qui sotto, ha senso trattare le piante con prodotti rameici, ma sempre con le dovute precauzioni di utilizzo riportate sulle confezioni, rispettando le corrette modalità di distribuzione dei prodotti e non eccedendo mai con le dosi suggerite. Il discorso si può approfondire nell’articolo sull’uso del rame come anticrittogamico.

Principali patologie dell’aglio

Eccoci a elencare quali problematiche possono affliggere una coltura di aglio nell’orto o in campo.

Ruggine

Il fungo Puccinia allii è responsabile di una patologia chiamata ruggine a causa dei sintomi che crea sulle foglie, le quali arrivano a sembrare veramente ricoperte di ruggine: vi si formano tante piccole macchie rosso-marrone su uno sfondo che progressivamente ingiallisce.

La malattia, se presa in tempo, non arriva a compromettere del tutto il bulbo interno, ma più avanti il rischio è concreto, e il raccolto può essere seriamente ridotto. Se il fungo compare precocemente, e porta al disseccamento fogliare prima della formazione dei bulbi, c’è la possibilità che i bulbi non si formino bene. Per questo è opportuno intervenire alla prima comparsa dei sintomi eliminando le prime piante colpite.

In seguito, dovremo ricordare di rispettare scrupolosamente le rotazioni e non rimettere aglio su quello spazio per circa 3 anni.

Marciume bianco

Il patogeno responsabile del marciume bianco dell’aglio ricopre i bulbi dell’aglio di un feltro biancastro cotonoso, che differenzia anche dei piccoli corpiccioli neri, ovvero gli sclerozi, che si conservano per più anni nel suolo. Questa malattia, contrariamente ad altre, si manifesta soprattutto con temperature fresche tra i 10 e i 20 °C, e in misura minore col caldo.

Marciumi batterici

Alcuni ceppi di batteri colpiscono l’aglio iniziando dalle guaine fogliari esterne, creandovi lesioni marcescenti di forma ovale. Poi l’infezione penetra più in profondità e raggiunge il bulbo, che infine diventa una poltiglia maleodorante.

Quando si notano le prime piante colpite da questa avversità, dobbiamo estirparle ed eliminarle, e poi non ripetere la coltivazione dell’aglio in quell’aiuola per i successivi 3 anni.

Muffe e marciumi dei bulbi

Alcuni funghi, tra cui la Botrite, causano muffe e mummificazioni dell’aglio, e ciò avviene in campo ma anche durante la conservazione post raccolta. Per questo è bene fare una cernita meticolosa del raccolto da immagazzinare, o da appendere nelle classiche trecce, e tenere il tutto in ambienti asciutti e arieggiati.

Marciume polverulento

Funghi del genere Aspergillus sono patogeni che si insidiano dove c’è già un’altra infezione in atto o nel caso di conservazione di agli in luoghi umidi. Le teste di aglio sono visibilmente segnate da masse polverose che a seconda dei cappi di fungo possono essere giallo intenso o nero.

Marciume rosa

Il patogeno penetra nei tessuti delle foglie più esterne e raggiunge l’apparato radicale, che progressivamente assume una colorazione rosata e infine marcisce. Le temperature ottimali per l’infezione sono nell’intervallo 24-28°C.

file di piante di aglio
Edema dei bulbilli dell’aglio

Questa è una fisiopatia, ovvero un’alterazione che non dipende da malattie o parassiti, ma è legata a squilibri termici, quando il terreno di coltivazione è caldo e umido e l’aria esterna più fresca. Le radici vengono sottoposte a pressione osmotica che provoca la fuoriuscita del succo dalle cellule e i tessuti ingialliscono.

Per prevenire questa fisiopatia, teniamo sempre smosso ed arieggiato il terreno dove è coltivato l’aglio, evitando che ci si formino ristagni idrici.

Articolo di Sara Petrucci

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