vasi pieni di terraLa buona riuscita di una coltivazione dipende in larghissima misura dal terreno, questo vale anche e soprattutto nel caso dell’orto in vaso, dove la poca terra che c’è nel contenitore rappresenta la totalità delle disponibili alla pianta per crescere. Il terreno adatto alla coltivazione deve essere drenante, ma al tempo stesso capace di trattenere l’umidità, deve inoltre essere ricco di elementi e microelementi importanti per lo sviluppo vegetale.

Nella terra di un giardino o di un orto c’è la presenza di molteplici sostanze e forme di vita, si tratta di un ambiente aperto in continuo scambio e mutazione. Il terriccio dentro un vaso è invece un sistema chiuso e limitato, per questo è fondamentale che contenga dall’inizio nutrimenti e microrganismi necessari alla pianta per crescere sana e rigogliosa. Inoltre bisognerà periodicamente intervenire per ripristinare le sostanze che vengono via via consumate, arricchendo il terriccio con fertilizzanti.

Per il nostro orto urbano possiamo scegliere se comprare un terriccio già pronto oppure utilizzare terra di recupero come substrato. Nel primo caso sul mercato troveremo una vasta scelta di terre, anche già concimate. Ci sono terricci universali, con un mix equilibrato di sostanze nutritive che può andar bene per la maggioranza delle piante, oppure terre pensate per una coltura specifica o una categoria di piante.

Reperire il terriccio

Non è scontato reperire un substrato di buona qualità, che sia adatta alla coltivazione da balcone. Può sembrare banale procurarsi della terra, ma non è detto che qualsiasi terreno da orto possa andare bene allo scopo. Andare a prelevare qualche palata di terra da un campo potrebbe rivelarsi una cattiva opzione.

Se vogliamo prendere del terreno dobbiamo sceglierlo in zone a prato o a bosco: la terra lasciata nuda senza coperture perde vitalità dei suoi microrganismi. La presenza di lombrichi può essere un buon indicatore di fertilità. Prima di prendere il terriccio è meglio rimuovere lo strato di superficie, pulendolo quindi dalle zolle piene di radici del prato o dalle foglie in decomposizione del bosco, eliminando anche eventuali sassi.

Analisi e miglioramento del terreno

Prima di mettere la terra in vaso conviene verificare il ph, che si può misurare in modo semplice con una cartina tornasole.

Se la terra è argillosa è bene aggiungere della sabbia di fiume, acquistabile in un centro edile a poco costo, che favorisca il drenaggio. Come concimazione possiamo aggiungere compost, stallatico pellettato, letame ben maturo oppure humus di lombrico. Abbiamo approfondito l’uso dell’humus nel terriccio dei vasi, visto che si tratta di una sostanza davvero efficace nell’aiutare le piante.

Acquistare il terriccio

Il terriccio per i vasi non costa molto e può essere un modo per essere sicuri di avere un substrato adatto alla coltivazione, in particolare per chi è poco esperto può rivelarsi l’idea migliore.

Se scegliamo di comprare sacchi di terriccio dobbiamo optare per una terra consentita in agricoltura biologica: volendo coltivare sul terrazzo ortaggi sani è bene partire da una terra priva di sostanze chimiche. Per fare ortaggi va benissimo il terriccio universale, mentre altre colture come agrumi e frutti di bosco possono necessitare una terra più specifica per piante acidofile.

Non consiglio di prendere un terriccio già concimato: si può facilmente prendere semplice terra e aggiungere humus o compost. Questo permette in genere un risparmio sul costo di acquisto e di regolare la quantità di fertilizzante in base alla coltura scelta. Tanto più che il compost si può auto produrre senza costi dai propri scarti di giardino e cucina.

Il drenaggio sotto alla terra

Per garantire un buon drenaggio, evitando pericolosi ristagni di acqua al momento dell’innaffiatura, è molto utile mettere sul fondo dei vasi uno strato di ghiaia o di argilla espansa, su cui poi partire a riempire con la terra. Questo agevola il deflusso dell’acqua in eccesso al sottovaso ed è un grande aiuto nella prevenzione delle malattie delle piante.

Articolo di Matteo Cereda

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