Quando si parla di erbe spontanee in agricoltura si pone l’attenzione su come estirparle, per tener pulito il nostro orto. Le specie infestanti, spesso chiamate con termini dispregiativi quali “erbacce” o “malerbe”, nascono soprattutto ai primi tepori della primavera, per svilupparsi abbondanti e rigogliose, crescendo quasi sempre a ritmi più veloci rispetto a quelli degli ortaggi coltivati, quasi a farci un dispetto.

Ci siamo concentrati in molti articoli sui metodi migliori per contrastarle: pacciamatura, sarchiature, scerbature manuali, false semine…  Insomma tutte quelle tecniche che ci permettono di tenerle a freno ma di evitare totalmente l’uso degli erbicidi chimici.

principali erbacce orto

Vediamo adesso alcune delle specie infestanti più tipiche che si possono trovare negli orti e quali caratteristiche presentano.

Conoscerle più da vicino infatti, oltre che ad arricchirci in cultura botanica, ci può risultare utile per capire quando potremo trovarle, che tipo di radici e di comportamento presentano, come si propagano e se sono o no particolarmente invasive. E tutto questo ci può aiutare nella gestione, al fine di debellarle con il metodo migliore. Inoltre, vale sicuramente la pena sapere quali sono quelle commestibili, in modo tale da saperle valorizzare e guardarle con occhi diversi, più benevoli.

Gramigna

gramigna

La gramigna (Cynodon dactylon) è tra le più note e temute erbe infestanti, appartiene alla famiglia delle graminacee e invade prati e colture. Un orto ricavato in uno spazio del giardino può soffrirne facilmente ed esserne invaso, tanto che il nome gramigna è usato nel linguaggio comune come sinonimo di erbaccia.

Si caratterizza per il rizoma strisciante in grado di ricacciare molto facilmente,  basta che ne resti un piccolo pezzettino nel terreno perché la pianta getti con rinnovato vigore. Per questo quando si nota la sua presenza è necessario estirpare l’apparato radicale per intero e non spezzettare i rizomi di gramigna zappettando.

Convolvolo o vilucchio

convolvolo

Il convolvolo (Convolvulus arvensis) è parente della batata (patata dolce o americana), ed è caratterizzato da fusti striscianti che sono in grado di arrampicarsi e di avvolgersi sulle altre piante, riproducendosi anche per via vegetativa.

Quest’ultimo aspetto la rende particolarmente noiosa nell’orto e bisognerebbe riuscire ad estirparla bene senza limitarsi a togliere quello emerge dalla superficie del terreno.

Farinaccio

chenopodium

Il farinaccio è una delle più comuni infestanti degli orti, tende a diffondersi in modo massiccio crescendo rapidamente.

Tuttavia, trovarla è un buon segno perché la sua presenza è garanzia di terreno fertile, ben lavorato e ricco di sostanza organica. Le foglie di questa pianta, di cui esistono varie specie, sono verde chiaro e dal margine ondulato. Si riconoscono per la consistenza farinosa al tatto, da cui deriva il nome volgare farinaccio o farinello (il nome botanico è Chenopodium spp).

Le specie appartengono alla famiglia delle Chenopodiacee e da piccole appaiono molto simili alla Quinoa, per chi la conoscesse. Il farinaccio risulta molto facile da estirpare a mano, soprattutto sul terreno umido di pioggia recente, ma la notizia ancora più bella è che lo si può cucinare cotto, come fosse bietola o spinacio e ha un buon sapore.

Amaranto

amaranto comune

L’amaranto è una specie a foglia larga e capace di sviluppare moltissimi semi una volta entrata nella fase riproduttiva, i quali campano nel terreno anche per 20 anni. Ovviamente è questa caratteristica a garantire la vocazione infestante della specie.

La pianta adulta forma uno stelo che può raggiungere il metro di altezza, ramificato, e con foglie di forma ellittica e di colore verde brillante. Lo si può mangiare cotto, si consumano sia le foglie che i semi. Ci sono varietà molto interessanti da coltivare, come abbiamo scritto nel libro Ortaggi Insoliti.

Borsa del pastore

borsa del pastore

La borsa del pastore (Capsella bursa-pastoris) è riconoscibile facilmente quando è in fioritura, per i suoi fiorellini bianchi disposti su infiorescenze a racemo, montate a sua volta su sottili steli alti 50-80 cm. Dopo la fioritura si generano tantissimi semi che hanno una vitalità lunghissima nel suolo e a cui bastano appena 2-5 °C per germinare. In inverno presenta una rosetta di foglie commestibili, lunghe e dentellate.

Piantaggine

piantaggine

La sua presenza di solito è ai margini dell’orto, perché tende a crescere sui prati, sui terreni non lavorati, o nei primi anni di coltivazione di un terreno. Si trovano soprattutto la variante lanceolata a foglie allungate e la major, a foglie tondeggianti. In entrambi i casi potremo notare le nervature marcate e longitudinali delle foglie e poi l’emissione di infiorescenze che ricordano un piccolo scovolino bruno. Le foglie sono commestibili anche se non tutti le trovano gradevoli di sapore.

Romice

romice

Il romice (Rumex spp), è un’infestante dalla radice profonda e che quindi bisogna estrarre da terra tirando e facendo attenzione a non spezzarla, ma estraendola per intero, e quindi meglio farlo quando è ancora piccola per faticare meno. Lasciata andare in fioritura produrrebbe 7000-10000 semi a pianta, capaci di restare vitali nel suolo per anni, e questo fa riflettere sulla grande importanza di estirparla prima che arrivi a questo stadio.

Lamium

lamium album

Il Lamium compare facilmente negli orti, forma dei fitti tappeti bassi e lo si riconosce per i suoi fiorellini rosa (Lamium purpureum) o bianchi (Lamium album). Spesso lo si trova associato alla Veronica persica, erba dai minuscoli e deliziosi fiorellini celesti.

Papavero o rosolaccio

papaveri rossi

La pianta del papavero è associata ai campi di grano e altri cereali ma la si può trovare anche negli orti.

Prima della fioritura, la parte vegetativa è commestibile e appare come un piccolo cespo dalle foglie allungate e un po’ frastagliate.

Galinsoga

Galinsoga parviflora

È facile trovare la galinsoga degli orti in estate, e la riconosciamo oltre che dal colore verde chiaro del fogliame ovale, anche dai minuscoli fiorellini gialli con petali bianchi. Lo stelo cresce fino ad 1 metro circa ed è ramificato.

Portulaca

portulaca

La Portulaca oleracea è diversa dalla portulaca ornamentale che emette fiori appariscenti, ma anche questa ha fusti e foglie carnose e dunque è simile. La sua caratteristica principale è il portamento strisciante, per cui tende a tappezzare il terreno e a non arrecare un grande fastidio.

Compare in estate perché ama il caldo e l’acqua, quindi è tipica degli orti irrigati. Levarla è facilissimo perché non ha radici fonde ed estraendole viene via subito. È commestibile, si consuma bene in insalata ed è ricca di Omega 3. Viene chiamata anche “erba porcellana” perché è molto amata dai maiali, informazione che può avere utilità per chi alleva questi animali. Il lato negativo è che pare sia capace di ospitare alcuni nematodi dannosi e alcune virosi come quella del mosaico del cetriolo.

Centocchio

centocchio

Il Centocchio, Stellaria media, è una pianta resistente al freddo, e infatti la si trova spesso negli orti in inverno e all’inizio della primavera. In inglese viene anche chiamata “chickweed”, ovvero erba delle galline, perché questi animali se ne cibano molto volentieri. La pianta ha portamento prostrato e ramificato, forma dei fitti tappeti sul suolo soprattutto dove c’è tendenza all’umidità, che lei richiede. Emette piccoli fiori bianchi stellati, che hanno evidentemente ispirato il suo nome.

Stoppione

cirsium arvense

Lo stoppione (Cirsium arvense) è un’erba un po’ noiosa in quanto ha radice carnosa e forma rizomi orizzontali, e per questo la sua estirpazione non è immediata. Le foglie sono leggermente spinose, pelose nella pagina inferiore e possono dare fastidio al tatto.

Ortica

ortiche

L’ortica raramente compare proprio dentro l’orto se questo è lavorato da tempo, ma è probabile trovarla ai suoi margini o poco distante, spesso la incontriamo a margine dei mucchi di letame o compost. È importante saperla riconoscere per due motivi: per evitare di esserne pizzicati, soprattutto se col caldo si va all’orto con le gambe scoperte, e perché diventa un’ottima materia prima per la produzione di macerati ed estratti per l’orto stesso e anche come cibo per noi.

Cipollino

cipollino buca la pacciamatura

Si tratta in realtà di un’infestante tipica delle risaie, perché il cipollino ama molto l’umidità, ma si trova anche su terreni coltivati ad altre colture, come gli ortaggi. Ne esistono più specie, appartenenti alla famiglia delle Ciperacee.

Il termine “cipollino” deriva dal fatto che alla radice ha un rizoma stolonifero a forma di pallina, come se fosse per l’appunto una mini cipolla. Capita che invada l’orto in modo aggressivo, perché le sue foglie allungate e aguzze hanno la capacità di bucare i teli biodegradabili da pacciamatura, limitando di conseguenza la loro efficacia.

In questi casi conviene estirparle il prima possibile a mano per evitare che i teli si strappino, e in futuro optare per teli plastici o per pacciamatura a base di paglia.

Articolo di Sara Petrucci.

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