La vite è una pianta importante nella nostra agricoltura, ed è anche abbastanza esigente come cure colturali, tra concimazione, potature, difesa da malattie e parassiti e infine anche la vendemmia, un momento gioioso ma comunque delicato e impegnativo.

In questo articolo ci dedichiamo in particolare alla difesa della vigna dagli insetti nocivi e suggeriamo a tal proposito delle tecniche e dei trattamenti ammessi in agricoltura biologica, validi sia per un vigneto vero e proprio, sia per poche piante di vite coltivate per autoconsumo.

vigneto con uva sana

Difendere le piante e l’uva dalle avversità è doveroso per mantenerne la salute nel tempo e per assicurarci produzioni soddisfacenti, ma non è sempre facile. Nella coltivazione della vite si pone molto accento sulla protezione da malattie che possono colpire il vigneto, come la peronospora, l’oidio e la botrite, ma anche gli insetti nocivi possono compromettere il raccolto e di conseguenza non sono da trascurare.

La difesa fitosanitaria è un aspetto che richiede una certa attenzione e buone competenze tecniche, tuttavia con qualche informazione di base è possibile conoscere e tenere a freno le avversità che minacciano la vite, senza per questo utilizzare insetticidi a forte impatto ambientale. Vediamo quindi quali sono gli insetti nocivi più facilmente presenti nel vigneto e come agire per tenerli a freno.

Tignoletta

La tignoletta (Lobesia botrana) è un piccolo lepidottero, ovvero un insetto appartenente all’ordine delle farfalle, ha un’apertura alare di 10-12 mm ed ha colore grigio variegato di azzurro o di bruno chiaro. Le larve giovani sono di colore ocra- nocciola con testa scura, poi avanzando con le età larvali tutto il corpo diventa scuro e il capo schiarisce. La tignoletta non crea danni in tutti gli areali, ma in Toscana e nell’Italia centro meridionale è ritenuto l’insetto chiave del vigneto.

Il danno viene causato dalla larva. La prima generazione dell’insetto attacca i fiori, avvolgendoli in fili siricei e formando dei glomeruli all’interno dei quali si sviluppa. Le larve della seconda e della terza generazione sono le più pericolose, perché penetrano negli acini a diverso stadio di formazione e maturazione, svuotandoli e facendoli seccare e imbrunire. I grappoli, oltre ad essere danneggiati direttamente sono anche esposti ad infezioni secondarie da parte della Botritys cinerea o del marciume acido.

Prevenire la tignoletta

Gli attacchi di questo insetto, che portano a perdite di produzione anche notevoli, devono essere prima di tutto prevenuti tramite alcuni accorgimenti quali:

  • Limitare le concimazioni azotate. Anche se si scelgono fertilizzanti di origine naturale, sussiste il rischio di esagerare, quindi è importante tenerne conto e limitarsi a dosi equilibrate. Per esempio, distribuendo al massimo 3-4 kg/mq di letame o compost maturi e una quantità inferiore di pollina, indicativamente 1 kg/mq.
  • Sfogliare i grappoli, in modo che siano esposti alla luce e meno invitanti per l’insetto.

Insetticidi biologici e trappolaggio

Volendo eseguire dei trattamenti ammessi in agricoltura biologica, possiamo ricorrere ad un prodotto a base di Bacillus thuringiensis kurstaki, insetticida microbiologico che agisce per ingestione.

Idealmente bisognerebbe iniziare ad usarlo a seguito di un campionamento con trappole ai feromoni sessuali (1 o 2 trappole/ha installate ad inizio aprile) col quale si siano evidenziate delle catture di insetto. Il trattamento va ripetuto ogni settimana o dopo una pioggia, dato che il prodotto è poco persistente.

In alternativa al trattamento è possibile anche ricorrere alle trappole alimentari come quelle del tipo Tap Trap, o Vaso Trap, molto efficaci e comode da utilizzare. In entrambi i casi il tappo, di colore giallo, si avvita rispettivamente ad una bottiglia di plastica o ad un vaso di vetro come quelli del miele del formato di 1 kg, i quali si riempiono di esca alimentare. L’esca consigliata in questo caso si prepara nel seguente modo: si prende 1 litro di vino, vi si aggiungono 6-7 cucchiai di zucchero, 15 chiodi di garofano e mezza stecca di cannella. Si lascia macerare il tutto per due settimane e poi si diluisce con 3 litri di acqua e si ottiene quindi il preparato per 8 bottiglie trappola, considerando che in ciascuna trappola si mette circa mezzo litro di esca.

Le trappole devono essere agganciate sulle piante a partire dall’inizio della primavera, in modo da catturare già i primi individui in volo. Dovremo poi monitorarle regolarmente e se le catture sono molte bisogna svuotarne il contenuto e preparare nuove esche. I dispositivi tap trap e vaso trap possono essere riutilizzati tutti gli anni comodamente.

Tignola

Si tratta di un lepidottero simile al precedente ma di dimensioni maggiori, preferisce climi più umidi e freschi rispetto alla tignoletta e infatti si concentra di più nelle zone centro settentrionali. I danni della tignola (Eupoecilia ambiguella) sono analoghi a quelli della tignoletta, con la prima generazione che attacca i fiori e le due successive che si cibano degli acini in via di sviluppo. Anche le conseguenze sono simili: disseccamenti dei grappoli, maggiore esposizione ad infezioni secondarie e in definitiva, perdita di produzione. Durante le estati calde, che raggiungono i 30-35°C, si assiste ad un’alta mortalità delle uova, quindi il clima caldo fortunatamente è di ostacolo alla proliferazione di questo insetto.

Anche in questo caso possiamo comunque agire allestendo una serie di trappole di tipo Tap Trap nel vigneto o nelle vicinanze delle piante.

Cicaline

La cicalina verde della vite, Empoasca vitis, è un insetto polifago che non attacca solo questa pianta ma anche pomacee, drupacee, fico, rovo, pioppo e altre ornamentali. Gli adulti sono piccoli, lunghi 3 mm, e dall’inizio della primavera depongono le uova dentro le nervature della pagina inferiore delle foglie di vite. I nuovi adulti sono formati già da giugno e in tutto si compiono tre generazioni all’anno, con individui che sono attivi durante tutta la fase vegetativa della vite.

Il danno diretto è la suzione di linfa da foglie, piccioli e tralci. Si possono anche notare degli imbrunimenti delle nervature fogliari, e in casi gravi la defogliazione delle piante.

La cicalina Scaphoideus titanus invece non è tanto pericolosa per il danno diretto che arreca alla vite, quanto perché si tratta del principale vettore della malattia fitoplasmatica chiamata Flavescenza dorata, molto difficile da debellare anche con i mezzi convenzionali.

Le cicaline possono essere controllate con prodotti a base di piretro naturale, registrato sulla vite contro questi ed altri insetti.

Drosophila suzukii

Ai tradizionali insetti parassiti del vigneto ben noti ai contadini italiani si è aggiunta negli ultimi anni anche la drosophila suzukii, conosciuta anche come moscerino dei piccoli frutti.

Questo piccolo moschino di provenienza orientale si è diffuso con esiti nefasti nel nostro paese, creando forti danni all’agricoltura. Oltre ai frutti di bosco e alle ciliege colpisce anche il vigneto. Il danno è provocato dalla femmina, che depone le uova nell’acino d’uva, e successivamente dalla larva che nasce all’interno della polpa.

Difendersi dalla drosophila con insetticidi non è semplice, visto che è un insetto in grado di adattarsi rapidamente ai principi attivi, sviluppando una tolleranza ai trattamenti.

trappole nel vigneto

Una strategia di lotta efficace è il trappolaggio, che può essere impiegato per il monitoraggio ma anche per la cattura massale.

A questo proposito si possono impiegare le già citate trappole Tap Trap e Vaso Trap, ma in versione rossa, con un’esca fatta da aceto di mele, vino rosso e zucchero di canna. In particolare Vaso Trap rosso ha un imbuto d’ingresso speciale, studiato appositamente sulle dimensioni di questo moscerino orientale e garantisce quindi una miglior selettività di cattura.

Metcalfa

La presenza di Metcalfa pruinosa è riconoscibile per la melata appiccicosa che forma sulle piante, la quale attira anche la fumaggine. L’insetto misura circa 6-7 mm ed ha colore grigiastro, ma le forme giovanili sono bianche e avvolte in bozzoli cerosi dall’aspetto molto cotonoso.

Il danno diretto della Metcalfa è la suzione di linfa, ma di per sé questo non ha effetti gravi, di solito, e il vero inconveniente è soprattutto di tipo estetico, dovuto al forte imbrattamento degli organi della pianta.

In natura i predatori della Metcalfa sono alcune crisope e coccinelle, mentre i trattamenti ammessi in agricoltura biologica sono a base di piretro naturale.

Articolo di Sara Petrucci

difesa solabiol

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