orto resiliente e biodiversitàUna coltivazione biologica rinuncia a tanti agrofarmaci e pesticidi, che in agricoltura tradizionale vengono usati per “risolvere” varie problematiche, spesso legate alla presenza di parassiti e all’insorgere di malattie delle piante.

Fare questo passo non significa rinunciare ad ottenere ortaggi sani, ma semplicemente cambiare approccio.

Un orto biologico per funzionare bene deve essere resiliente, ovvero capace di fronteggiare i problemi con risorse proprie riuscendo a reagire agli imprevisti. Possiamo prendere a modello gli ecosistemi naturali per accorgerci di come la biodiversità sia importante per la salute dei nostri ortaggi. In questo articolo andremo a scoprire l’importanza di un orto diversificato.

Le idee di Darwin

Il 24 novembre 1859, è una data importante nella storia delle scienze naturali. Venne pubblicato un libro di grande impatto per l’interpretazione umana della natura. “L’Origine delle Specie” di Charles Darwin fu dibattuto ai suoi tempi, e ancora oggi lo è, da molti non fu capito a suo tempo e così avviene ancora oggi.

Nella sua teoria egli sosteneva che c’è una sorta di legge che plasma le forme di vita su questo pianeta, espressa da quel termine tanto noto quanto frainteso di “selezione naturale”. Per esprimerlo molto semplicemente: viene scelto l’organismo più adatto in quel momento a portare avanti la vita in quel determinato ambiente. “Questa selezione elimina tutto quello che non serve” si potrebbe pensare, ma non è così.

Questa selezione avviene, e può avvenire, solo ed esclusivamente perché agisce su una grandissima varietà di soggetti diversi fra loro. È vero che il più adatto viene “favorito”, ma viene “favorito” momentaneamente, localmente e in maniera non esclusiva il più delle volte. Questo perché la vita per evolvere ha un enorme bisogno della diversità, quella varietà di elementi sui quali attuare la selezione. La vita stessa ha selezionato la biodiversità per progredire. Chi studia la genetica sa quanti modi hanno gli organismi per rimescolare il loro genoma al momento della riproduzione. La vita ha saputo usare quella casualità, data dagli eventi che cambiano le cose (es. la radiazione solare che genera le mutazioni) trasformandola in un’infinita risorsa creativa. L’intelligenza della natura è sconfinata e riuscirà sempre a sorprenderci. Ma che lezione possiamo trarre da questo discorso?

La diversità è una ricchezza

La diversità è l’unica vera ricchezza, questo vale per quasi tutti i contesti e il nostro orto non fa eccezione. Biodiversità come abbiamo visto vuole dire capacità di adattamento, capacità di farcela autonomamente e di resistere agli imprevisti!

Sappiamo che l’agricoltura industriale a larga scala non segue molto questi principi “naturali”, per fortuna nel nostro orto abbiamo la possibilità di fare un po’ quello che ci pare, non essendo legati alle logiche di mercato.

orto biodiverso

Come favorire la biodiversità nell’orto

Ecco dunque alcuni consigli per favorire la biodiversità.

  1. Diversificare le colture: quando seminiamo o trapiantiamo i nostri ortaggi cerchiamo di non fare vasti appezzamenti con una singola varietà. Questo rende l’ortaggio facilmente attaccabile dai parassiti. È possibile avvalersi delle “consociazioni” ossia di quelle combinazioni di piante che stanno bene assieme e si aiutano a vicenda.
  2. Lasciare delle zone con vegetazione spontanea vicino l’orto può essere utile e avrà molteplici funzioni: potrà arricchire il suolo di sostanza organica per gli anni successivi, potrà attrarre impollinatori e insetti utili e potrà, se siete fortunati, produrre cibo. Molte “erbacce” sono spesso commestibili e nutrienti, altre hanno varie proprietà utili.
  3. Piantate fiori e piante in grado di attrarre gli impollinatori così renderete un buon servizio al vostro orto e a tutto l’ambiente.
  4. Curate anche il suolo, abbiamo già discusso in altri articoli quanto sia importante le diversità biologica nel terreno, sia in termini di animali come insetti e lombrichi, sia per quanto riguarda i microrganismi. Da questo punto di vista bisogna interferire col terreno il meno possibile, ogni volta che si dissoda pesantemente o si usano prodotti chimici di sintesi gli equilibri biologici nel terreno vengono alterati, queste pratiche vanno dunque limitate al minimo indispensabile. Inoltre abbiamo già visto come in terreni degradati si possa intervenire con EM e micorrize, ricordiamo anche che un buon compost maturo è un ottima fonte di organismi viventi per il nostro terreno.
  5. Usate sementi che garantiscono la diversità genetica e la riproducibilità (non ibridi F1), anche questo discorso è ampio e l’abbiamo appena trattato separatamente in due articoli, cosa sono i semi ibridi e quali problematiche portano in agricoltura.
  6. Preservare le forme di vita usando concimi e trattamenti biologici che non riducano troppo la biodiversitá. Esistono antiparassitari che stimolano le difese della pianta e dell’ecosistema invece di agire direttamente sul parassita o comunque sono prodotti che non danneggiano il resto dell’ambiente. Bisogna fare attenzione qui, in agricoltura biologica sono concessi trattamenti come il piretro (insetticida) e il solfato di rame (fungicida) che pur essendo biologici hanno grandi impatti sulla biodiversità. Vi invitiamo sempre a non fidarvi solo dell’etichetta in questo casi.

Diciamo che queste pratiche possono anche essere viste attraverso il loro negativo: non lavorare la terra, non estinguere le erbacce e non usare prodotti chimici di sintesi. Guarda caso questi sono proprio fra i principi dell’agricoltura naturale, anche nota come agricoltura del non-fare. La natura infatti genera spontaneamente quella diversità di cui abbiamo bisogno.

Articolo di Giorgio Avanzo

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