Cosa significa semi ibridi F1 e perché evitarli

semi ibridi o noSulle bustine di semi o sui cartellini delle piantine che troviamo in commercio si legge spesso la scritta “semente ibrida F1”. Vediamo cosa significa e perché sarebbe una buona pratica boicottare le sementi F1.

Cosa vuol dire varietà ibrida

Il termine ibrido vuol dire che il seme è frutto di un incrocio. L’ibridazione succede anche in natura, grazie al lavoro incessante delle api, di altri insetti e animali o del vento. Il polline di una pianta ne feconda un’altra, di differente varietà, il risultato è una varietà nuova. Anche l’uomo ha creato incroci fin dai tempi antichi, selezionando le varietà più produttive e sperimentando ibridi alla ricerca dei cultivar migliori.

Cosa significa ibrido F1

F1 è un ibrido di prima generazione, ottenuto tramite un lungo lavoro di selezione genetica per ottenere frutti che abbiano certe caratteristiche desiderate.

Se si vuole avere piante con una determinata caratteristica (se ad esempio vogliamo pomodori che facciano frutti di forma regolare) occorre selezionare le varietà con un processo chiamato segregazione. Questa operazione consiste nell’isolare gli esemplari che manifestano la caratteristica e riprodurli tra loro. Ripetendo più volte il passaggio si ottiene finalmente un cultivar che presenta il carattere desiderato. Ricorrendo alla fecondazione autogama (della pianta con sé stessa) o comunque continuando a incrociare un numero limitato di esemplari, si sviluppano però piante con un patrimonio genetico molto debole.

Quando le caratteristiche desiderate sono due (se ad esempio desideriamo ottenere pomodori dalla forma regolare e che maturino tutti nello stesso periodo) bisogna procedere con due linee di segregazione separate: da una parte si isola la caratteristica della maturazione omogenea, con un’altra linea genetica si isolano le piante a frutto regolare. Incrociando il risultato di questi due processi di segregazione si ottiene la semente F1, una generazione di piante che presentano le due caratteristiche desiderate.

Solo la prima generazione di semi che risulta da questo processo si chiama F1 ed è quella che manifesta le peculiarità selezionate.

Le successive generazioni chiamate F2 e poi F3 avranno una genetica modificata, perché alcune caratteristiche latenti nel dna delle piante F1 possono tornare a presentarsi. Spesso gli F1 sono sterili o producono generazioni F2 poco produttive, considerato che la fecondazione autotrofa praticata nelle generazioni precedenti comporta un grave indebolimento genetico. In ogni caso le piante F2 non avranno le caratteristiche per cui erano stati selezionati i semi F1. Per questo motivo non conviene riprodurre la semente F1.

Questa non riproducibilità è la ricchezza delle multinazionali che producono i semi: la semente selezionata in laboratorio non può essere tramandata in autonomia dall’acquirente. Per avere la varietà F1 il contadino è costretto a ricomprare la sementi tutti gli anni e diventa dipendente dalla multinazionale.

Perché è meglio evitare gli ibridi F1

  • Costano di più, visto che si paga tutto il lavoro di laboratorio.
  • Non si possono riprodurre, usare gli F1 significa essere sempre dipendenti dal venditore di semi. Niente auto produzione, niente scambio di sementi tra coltivatori.
  • Non sempre portano frutti migliori. Le multinazionali selezionano caratteristiche utili all’agricoltura industriale. Poco importa che gli ortaggi siano buoni e saporiti, si cercano piuttosto il bell’aspetto, la forma regolare, la capacità di conservarsi, la maturazione omogenea. Le varietà F1 rispecchiano spesso i valori vacui della nostra società consumistica, basati sull’apparenza più che sulla sostanza.

Piuttosto che comprare sementi ibride invito a scegliere semi riproducibili, magari di varietà antiche e locali. Preservare una varietà particolare significa salvaguardare la biodiversità, un valore aggiunto che non interessa a chi seleziona geneticamente piante in laboratorio.

Per chi vuole boicottare i semi ibridi F1 io consiglio le sementi Arcoiris (che si possono acquistare qui), che sono biologiche, alcune anche biodinamiche, non ibride per scelta etica dell’azienda. Ancora meglio poi riprodurre i propri semi, scambiarli con altri ortisti, sostenere le associazioni di seed savers: tante buone pratiche per boicottare le sementi F1.

Consiglio di evitare gli ibridi non solo acquistando le sementi ma anche comprando le piantine in vivaio: se prendete una piantina F1 non potrete trarne dei semi utili al vostro per l’anno successivo.

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2018-03-14T10:04:39+00:00Categorie: Coltivazione|Tag: , |

10 Comments

  1. Benito Antonio 14 luglio 2017 al 7:27 - Rispondi

    Sono anni che uso semi di pomodori autoctoni, tipo Roma e fiaschette, semi tramandati da nonni, comunemente vengono chiamati “sopra acqua o seccagno” e hanno la caratteristica che non vengono mai innaffiati, sono quasi immuni da peronospora e altre malattie, si possono conservare fino a gennaio febbraio. Ogni tanto irroro le piantine, con i frutti, con un macerato di equiseto. Piante medio-basse non necessitano di sostegni… La mia zona è situata nella media Valle del Liri -Fosinone- HO BANDITO L’F1. Saluti.

  2. Lorenzo 14 luglio 2017 al 11:16 - Rispondi

    A chi condivide il contenuto di questo post e vuole diventare parte attiva nella conservazione dei semi consiglio di visitare il sito di Civiltà Contadina e di iscriversi all’associazione che si prefigge lo scopo di conservare e tramandare la biodiversità attraverso lo scambio di sementi.

    Io sono iscritto da qualche anno per sostenerli, ma ora devo imparare a fare l’orto e poi a ricavare i semi, prima di poterli scambiare. Sono sicuro che questo bel sito mi aiuterà.

  3. Luca 16 luglio 2017 al 23:08 - Rispondi

    Si dice fecondazione autogama non autotrofa😊…per il resto viva la biodiversità

  4. Francesco Ricotti 9 aprile 2018 al 12:40 - Rispondi

    Articolo davvero di parte, e con chiara intenzione denigratoria verso le colture ibride, spingendo le persone, con poche conoscenze di biologia, a pensare che le colture ibride “arricchiscano davvero le multinazionali, senza sapere che sono alla base della quantità e qualità di cibo che ci circonda.

    • Matteo Cereda 9 aprile 2018 al 13:18 - Rispondi

      Ciao Francesco. Il mio articolo è certamente (e orgogliosamente!) di parte, ritengo che sia un valore preservare varietà antiche e ricavare dal proprio orto le sementi da un anno con l’altro. Il fatto che le multinazionali si arricchiscano con gli ibridi è un dato di fatto, sotto gli occhi di tutti. Certo è vero anche quello che dici: gli ortaggi che troviamo al supermercato sono soprattutto da ibridi, ma non ritengo che questo porti vantaggi qualitativi, si tratta di una filiera agroalimentare basata su logiche che non condivido. Io ho un giudizio e nell’articolo l’ho argomentato, rispetto il fatto che tu abbia una diversa opinione, anche se nel tuo commento critico non trovo argomentazioni interessanti a sostegno dell’ibrido (se ne hai le leggerò con interesse).
      Proprio per chi ha poche conoscenze in biologia ho cercato di spiegare con termini semplici come avviene la creazione di un ibrido, la mia opinione arriva separatamente dalla parte esplicativa.
      Non mi pare di aver scritto cose false e non nascondo il mio giudizio, spiegandone le motivazioni.

  5. Stefania 19 maggio 2018 al 23:47 - Rispondi

    E poi questo è il sito di Matteo e lui può scrivere la sua opinione e farla conoscere a chi, come me lo stima e lo segue con interesse. Sicuramente ci saranno persone concordi e persone che la pensano diversamente. Non vedo la necessità di attaccarlo senza argomentare la proprio posizione. Grazie Matteo x i tuoi consigli e le tue opinioni.

  6. Sabrina 8 giugno 2018 al 22:55 - Rispondi

    Signor Francesco si fermi pure sulla Quantità , ma mai eppoi mai sulla Qualità . Forse lei un orto nn coltiva , dico forse , il sapore di un ortaggio raccolto dal proprio orto nn potrà mai essere paragonato ai prodotti che troviamo al supermercato . Assaggi un semplice pomodoro magari appena raccolto

  7. Il Simpatico Michele 4 luglio 2018 al 17:15 - Rispondi

    Ciao a tutti. Sono Michele e scopro solo oggi, con vero piacere, l’esistenza di questo sito (cercavo su Google “semi sterili” sigh…).
    Qualcuno conosce per caso la vicenda del pomodoro Kamona? Gli stessi contadini miei conterranei a cui ho chiesto non hanno saputo rispondermi. Solo una vaga risposta non esaustiva di una ragazza di una cooperativa che faceva cenno a questioni di brevetti. Ora il pomodoro che io sgranocchiavo 10 anni fa (croccante, saporito, dolce ma anche asprigno e succoso) è stato sostituito da uno scialbo “pomodoro sardo” che ricorda il Kamona solo per le venature verdastre vicino al picciolo. Il fatto che non ci sia più mi rattrista, mi addolora e mi fa altresì inc……are come una bestia.

    • Matteo Cereda 4 luglio 2018 al 17:29 - Rispondi

      Ciao Michele, condivido il tuo sfogo. Non conoscevo la vicenda, ma è importante salvare semi perché se non lo facciamo noi coi nostri piccoli orti purtroppo non lo farà nessuno.

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