I pomodori sono piante molto produttive, ma hanno un fusto piuttosto esile: durante la coltivazione per evitare che cadano sotto al peso dei frutti è bene predisporre dei tutori. Come altre piante a portamento strisciante o rampicanti, quali cetrioli, piselli, fagioli, bisogna quindi costruire una struttura che li sostenga, permettendo di crescere in altezza.

L’impalcatura di tutori per i pomodori deve essere progettata per garantire stabilità e robustezza nel tempo, e per offrire alla pianta la possibilità di crescere secondo il proprio portamento, regalando frutti integri e sani.

tutori pomodoro

La pianta di pomodoro non è una specie rampicante, in grado di aggrapparsi da sola, per cui oltre a predisporre il supporto bisogna periodicamente ricordarsi di legarla ai sostegni.

Ci sono diversi modi in cui possiamo sorreggere le nostre piante: basta girare per orti per incontrare svariate e a volte fantasiose soluzioni. Sopriamo quali tipi di supporti si possono creare per dare al pomodoro un sostegno adeguato e come legare il fusto durante la coltivazione.

Perché sostenere i pomodori

Dare un sostegno ai pomodori è importante: evita che parti di pianta possano spezzarsi in seguito alla formazione di frutti che spesso risultano piuttosto pesanti.

Inoltre permette alla pianta di ricevere la giusta luce e di crescere distaccata dal suolo, evitando l’umido eccessivo che ne deriverebbe e che favorisce malattie quali la peronospora.

Purtroppo l’installazione di tutori o dei pali di sostegno è troppo spesso trascurata da chi coltiva: la tendenza è di concentrarsi sulla lavorazione del terreno e sulla concimazione, arrangiando all’ultimo una struttura posticcia. Questo può portare a spiacevoli conseguenze: in caso di forte vento, temporali, o abbondante fruttificazione della pianta, il fusto principale si può spezzare, causando danni irreparabili al nostro ortaggio.

Un altro errore frequente è piantare i pali dopo che le piantine hanno radicato: si corre inutilmente il rischio di danneggiare il giovane apparato radicale. Pensiamoci prima!

Strutture di sostegno

Girando per gli orti capita di vedere tantissimi sostegni diversi: i coltivatori si ingegnano sperimentato svariate impalcature per supportare la pianta di pomodoro. Scopriamo le strutture più funzionali, evidenziando pregi e difetti di ciascuna.

La scelta della struttura è fondamentale affinché luce ed aria vengano meglio distribuiti lungo tutta la pianta, ed i frutti raccolti risultino integri e meno esposti ai parassiti.

Nella fase di scelta, si deve valutare il tipo di crescita della pianta di pomodoro che si vuole coltivare, questo dipende dalla varietà:

  • Pomodori a crescita determinata: la pianta cresce fino ad una determinata altezza, pertanto può essere sufficiente adottare un semplice sostegno verticale (palo) non di eccessiva altezza.
  • Pomodori a crescita indeterminata: la pianta, se non potata, cresce continuamente. Ha pertanto bisogno di più spazio e di una struttura che la sorregga in altezza.

Struttura a gabbia

Un grande classico per costruire un supporto robusto di tutori è la cosiddetta “gabbia”, un sistema che viene spesso utilizzato anche da giardinieri e coltivatori professionisti. In realtà, è molto semplice creare questa sorta di gabbia attraverso un piccolo lavoro di fai da te.

Basta recuperare una rete di acciaio, del filo metallico e alcuni paletti che serviranno per mantenere la struttura in forma e per fissarla nel terreno. Sostanzialmente, si crea un “recinto” che avvolge la pianta, alto almeno per il 60% dell’altezza finale della pianta. Si chiude il recinto fissando la rete con del fil di ferro. La struttura può essere ulteriormente fissata a terra con dei picchetti a “u”, fatti col filo di ferro.

Si tratta di un ottimo sistema se non si hanno molte piante nell’orto, perché comporta poco lavoro. La gabbia è riutilizzabile all’infinito, e necessita di materiali poco costosi. Non è comodissimo però l’accesso alla pianta per le operazioni colturali, in particolare la sfemminellatura.

Palo portante verticale o “canna”

tutore di legno verticale

Questo è il metodo più semplice: un palo piantato in verticale a cui legare il fusto principale.

Tra i sostegni verticali che possono essere usati nell’orto, ci sono:

  • Tutori in bambù
  • Tutori in legno
  • Tutori in pvc

Tutti svolgono egregiamente il loro compito, il pvc resiste molto di più alle intemperie, ma non è certo una scelta “bio” da integrare nell’orto domestico. Legno e bambù sono materiali rinnovabili e di facile reperibilità, per cui consigliati. Oltretutto sono anche disponibili in natura senza doverli acquistare.

I tutori possono essere posti in filari, o piantati per ogni singola pianta. L’importante è piantare i tutori prima di trapiantare le giovani piantine: in caso contrario, infilando il palo nel terreno e a ridosso della pianta, si rischia di danneggiare le giovani radici stressando inutilmente la pianta.

Solitamente i tutori singoli sono adatti per piante a crescita determinata, per evitare che il peso eccessivo di piante molto alte, o eccessivamente fruttifere, possa portare la pianta a danneggiarsi irrimediabilmente.

Tutori a spirale

tutore a spirale

Un metodo originale di sostenere il pomodoro è usare un palo a spirale. Con la crescita della piantina il fusto principale andrà a salire lungo il centro della spirale e si troverà sempre “avvolto” dalle spire, che faranno in ogni momento da sostegno senza alcun bisogno di legare.

Un metodo molto intelligente, come il sostegno verticale dritto anche questo tutore è adatto soprattutto ai pomodori a crescita determinata. In genere questi supporti sono tutori realizzati in acciaio inossidabile, costosi ma riutilizzabili praticamente in eterno.

Struttura a tenda o a piramide

struttura di tutore a piramide

Se coltiviamo più piante di pomodoro possiamo decidere di rafforzare il sostegno collegando tra loro i pali di ogni pianta. Possiamo incrociare i pali di 4 piante formando una piramide, oppure fare una tenda che consente di avere un maggior numero di piante. Rispetto al singolo palo verticale è un metodo decisamente più resistente e di fatto alla struttura non si aggiungono pali ulteriori (ne va uno per pianta, salvo nella tenda il palo orizzontale in alto). Si tratta di un metodo rapido e facile da costruire.

In questo caso, dato il numero di pali necessari, si preferisce non usare il pvc. Al pari dei pali di legno, le canne di bambù diventano molto versatili.

Per la piramide basta creare una struttura a quattro pali, equidistanti tra di loro nella base sul terreno, che si incrociano nella sommità. La parte aerea va legata assieme, lasciando circa 10 cm al di sopra del filo di legatura.

Per l’impalcatura a tenda, basta legare i pali due a due, replicare questa struttura per tutta la lunghezza del filare, irrobustendo i pali tra loro con uno trasversale, legato alla sommità.

Questa soluzione ha un solo e grosso difetto: pecca nella distribuzione di luce e aria. Man mano che le piante crescono, tendono ad avvicinarsi nella parte superiore, creando un “cono” che limita il circolo d’aria.In caso di forti periodi piovosi o umidi, può favorire la nascita di possibili patologie funginee.

Struttura a serra

La struttura a serra risolve il problema di areazione: i pali restano verticali, e vengono legati tra di loro usando dei pali disposti orizzontalmente. I pali nella sommità formano un perimetro che lega tutti i sostegni assieme.

In questo modo, si formano due filari di pali legati nella sommità tra loro, e a loro volta legati perpendicolarmente, ogni due metri, con il filare parallelo, senza che le piante si incrocino nella sommità.

Questa soluzione è più laboriosa per il montaggio, ma in compenso offre stabilità, miglior circolazione dell’aria, miglior distribuzione della luce, e permette anche l’applicazione rapida di una rete anti grandine semplicemente poggiandola sopra la struttura. Esistono in commercio dei semplicissimi clip connettori che consentono un rapido fissaggio dei pali perpendicolari, per chi è pigro o ha poco tempo può essere un modo per imbastire questa impalcatura rapidamente.

Rete a quadro

La rete a quadro, tipica soluzione per le piante rampicanti, è forse la soluzione più veloce da adottare. Consente di creare una struttura rampicante in breve tempo, da fissare alle due estremità con due pali.

Solitamente, ne vengono disposte due , e la pianta viene fatta crescere all’interno.

Non è però la scelta migliore per il pomodoro, poiché non è una vera e propria pianta rampicante, pertanto andrebbe legata continuamente alla struttura con del filo.

Metodo del filo

legatura a filo

L’ultima soluzione è quella del filo, personalmente utilizzata negli anni, è quella che impiega meno pali di tutte, anche se i sostegni principali devono essere molto grossi e robusti.

Le piante, anziché essere ancorate ad un palo o ad una rete, saranno “attorcigliate” lungo un filo fatto calare dall’alto, legato al filo superiore.

Si piantano due pali alle estremità del filare e si tende un cavo tra i due pali, alto da terra almeno 2 metri. Il filo deve essere di ferro robusto (almeno 2mm di spessore), meglio ancora se rivestito in pvc. I due pali vengono ulteriormente ancorati a terra con dei tiranti, successivamente picchettati nel terreno.

Nel mio caso, dispongo di filari da 8 metri. Pertanto, per ogni filare, pianto due pali profondi almeno 60 centimetri, e alti 2 / 2.5 metri. La distanza è al limite del peso che il cavo dovrà sopportare. Oltre gli 8 metri è consigliabile mettere un palo di intermezzo.

A questo punto possono essere trapiantate le giovani piantine di pomodoro, lasciando il giusto spazio tra di loro.

Quando saranno cresciute arrivando all’altezza di 15/20 cm, sarà sufficiente annodare un filo di canapa e farlo scendere dal filo di ferro tirato tra i due pali. Il filo va successivamente annodato alla base della piantina, e va successivamente attorcigliato lungo il fusto della pianta stessa.

La canapa è preferibile al classico filo di plastica, poiché è biodegradabile e può essere messa a compostaggio.

Il sistema filo è perfetto anche per le coltivazioni in serra, dove non serve predisporre pali e si può usare la struttura stessa del tunnel per appendere le cordicelle.

Questo metodo garantisce numerosi vantaggi:

  • La struttura è praticamente indistruttibile: la canapa è molto resistente.
  • La pianta non è legata a pali o reti, e mantiene una struttura elastica (ottimo col vento forte).
  • Non c’è bisogno di piantare pali ulteriori nel terreno, né annodare la pianta rischiando di strozzare il fusto quando sarà cresciuto.
  • A fine stagione, sarà possibile lasciare i pali principali nel terreno, e togliere direttamente piante e fili compostando il tutto.

Pacciamatura del filare

Quale sia la struttura di sostegno alla pianta del pomodoro vale la pena pacciamare il filare. Sia che si scelgano pali, strutture a piramide, oppure la struttura a filo, conviene proteggere il terreno con teli o meglio ancora materiale naturale, ad esempio la paglia.

Soprattutto su terreni argillosi, l’azione del sole diretto asciuga e compatta la terra, creando una crosta che provoca crepe. Queste crepe velocizzano l’evapotraspirazione del terreno, rendendolo secco e poco fertile. La pacciamatura mantiene umido più a lungo il terreno, evitando irrigazioni troppo frequenti. Inoltre limita la crescita di erbe spontanee, riducendo quindi i lavori di pulizia dell’orto.

Ricordiamoci di legare le piante

Le piante di pomodoro vanno controllate costantemente: man mano che crescono devono essere legate ai sostegni o attorcigliate al filo. Sembra banale ma capita di vedere sostegni perfetti e piante non attaccate correttamente.

Sarebbe un peccato vanificare l’utilità del lavoro di costruzione dei sostegni che abbiamo visto per una piccola disattenzione.

Legare i pomodori è un lavoro velocissimo, basta ricordarsi di controllare ogni 10 giorni le piante.

Ci sono fascette apposite (come queste), ma basta anche un semplice spago. Ricordiamoci di non stringere troppo il fusto della pianta.

L’unico sistema che consente di fare a meno di questo accorgimento è il tutore a spirale, meglio comunque anche in quel caso tener d’occhio che il fusto si indirizzi correttamente.

Buon lavoro!

Articolo di Simone Girolimetto

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