pomodori con peronosporaLa peronospora (o peronospera) è una delle peggiori malattie che possono colpire la pianta del pomodoro, in determinate condizioni climatiche può diventare un vero e proprio flagello e arrivare a distruggere l’intero raccolto.

Questa problematica è una malattia crittogamica (ovvero funginea), provocata da un patogeno il cui nome scientifico è Phytophthora infestans. Oltre alle coltivazioni di pomodoro può colpire altri ortaggi, in particolare della famiglia delle solanacee (patate, melanzana). Ci sono poi altri ceppi di peronospora che aggrediscono altre colture,

I danni che può portare questo patogeno ai pomodori sono potenzialmente devastanti, nel 1800 in Irlanda la peronospora fu addirittura causa di una carestia, tuttavia è possibile agire per prevenzione e proteggere l’orto. Anche una volta che la peronospora si manifesta, se si interviene per tempo, si può arginarla anche con trattamenti consentiti in agricoltura biologica.

Qui di seguito andiamo ad approfondire, imparando a riconoscere i sintomi della peronospora sui pomodori e a imparare come effettuare difesa preventiva e lotta con metodi naturali. Il tipico trattamento anti peronospora è a base di prodotti rameici, come l’ossicloruro di rame. Se è vero che questo fungicida contrasta la malattia ed è consentito dal regolamento bio bisogna sapere anche che non bisogna abusarne, perché si accumula nel terreno. L’intento di questo articolo è imparare non solo a difendere i pomodori in modo bio ma a farlo in modo consapevole, per un orto davvero ecosostenibile.

Phytophthora infestans: la peronospora sui pomodori

Se vogliamo essere efficaci nell’evitare o contrastare questa malattia la prima cosa fondamentale è prima di tutto “conoscere il nemico“. Dobbiamo quindi imparare a identificare fin dai primi sintomi il problema e soprattutto acquisire consapevolezza delle condizioni climatiche favorevoli al patogeno, per capire i casi in cui è più frequente che si verifichi.

La peronospora del pomodoro è una malattia crittogamica, causata da un microrganismo patogeno di natura funginea appartenente alla famiglia delle piziacee e chiamato Phytophthora infestans. Questo stesso fungo aggredisce anche altre piante oltre al pomodoro, soprattutto della famiglia delle solanacee, in particolare melanzana, patata e alchechengi. Non sembra esserne soggetto invece il peperone.

La parola “peronospora” è piuttosto generica: infatti viene usata per descrivere una serie di malattie delle piante, ad esempio la peronospora della cipolla (Peronospora destructor) o la peronospora dei cavoli (Peronospora brassicacee). La cosa curiosa è che la maggior parte delle peronospore sono provocate da funghi della famiglia delle Peronosporaceae (da cui il nome), ma la peronospora del pomodoro è invece causata da un agente appartenente alle piziaceae. Da questo impariamo che la peronospora non è un’unica malattia: l’infestazione che colpisce il pomodoro non si trasmette alla cipolla, può però trasmettersi a melanzane e patate, visto che sono anche loro suscettibili alla Phytophthora. Questa informazione è importante nel programmare le rotazioni colturali, come vedremo parlando di prevenzione.

Le cause della malattia

La causa della patologia, come abbiamo visto, è il microrganismo Phytophthora infestans, presente quasi sempre nei terreni. Quando questo fungo prolifera riesce ad aggredire la pianta in maniera significativa e si manifesta la malattia, è interessante conoscere conoscere quali fattori favoriscono il patogeno. I fattori primari che provocano il problema sono umidità e temperatura.

  • Umidità eccessiva. La presenza di troppa acqua, quando ristagna nel terreno e in particolare quando si sofferma sulla parte aerea delle piante di pomodoro sono la principale causa di peronospora del pomodoro. L’umidità notturna che si sofferma in rugiada è particolarmente pericolosa.
  • Temperatura. Ad attivare il microrganismo è il caldo, in particolare gli sbalzi di temperatura.

Quando nell’orto si verifica la giusta temperatura accompagnata da una forte umidità le piante si ammalano facilmente. La prevenzione e i trattamenti di difesa per proteggere i pomodori vanno effettuati in questi momenti. Il periodo peggiore in genere è la fine della primavera (maggio e giugno) e soprattutto la fine dell’estate (fine agosto). 

Riconoscere i sintomi su pianta e frutti

Questa malattia si manifesta dapprima sulle foglie del pomodoro. Si comincia con un ingiallimento localizzato a chiazze,  guardandola controluce si nota che le macchie alterano la densità del tessuto fogliare e si presentano traslucide. Le macchie virano poi a un colore bruno e col tempo la foglia dissecca completamente.

La peronospora passa poi ad attaccare il fusto e il frutto rovinando il raccolto e uccidendo la pianta. Sul frutto del pomodoro riconosciamo la peronospera da macchie di colore scuro, sul marrone.

L’alternaria è un’altra malattia tipica del pomodoro, possiamo distinguerla dalla peronospora perchè le macchie sono concentriche, con bordi ben definiti e aloni gialli al margine.

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Tutte le malattie del pomodoro. Una panoramica completa delle malattie del pomodoro, impariamo a riconoscerle e a curarle.

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Prevenire la peronospora

In agricoltura biologica i trattamenti sono qualcosa a cui ricorrere solo al bisogno, l’obiettivo sarebbe di farne a meno, grazie a una coltivazione ottimale, che mantenga le piante sane. La prevenzione della peronospora nei pomodori si articola su alcuni punti fondamentali.

  • Il suolo: bisogna evitare che si formino ristagni idrici in caso di pioggia. Questo risultato possiamo ottenerlo con una vangatura profonda che renda drenante la terra. Ci sono ovviamente altri modi, come nell’orto sinergico in cui ci si prende cura del terreno senza lavorarlo.
  • Niente eccessi di azoto. Bisogna fare attenzione anche alla concimazione: importante anche usare letame o compost maturo e non prodotti marcescenti che possano facilitare marciumi. A parte questo è da evitare anche un eccesso di azoto, che indebolisce la pianta e la rende più soggetta alla malattia.
  • Rotazione colturale. Altra precauzione fondamentale è la rotazione delle colture: non bisogna tornare a coltivare i pomodori su una parcella di orto dove negli ultimi due anni ci sono stati altri pomodori, patate o melanzane. In particolare se si è già verificata la patologia.
  • Favorire la circolazione d’aria tra le piante. Visto che l’umido causa problemi è utile che l’aria circoli liberamente, per questo bisogna tenere la giusta distanza tra le piante (sarà utile anche ad evitare che il contagio si diffonda subito). Anche la classica potatura delle femminelle è utile in questo.
  • Attenzione alle piogge e alle irrigazioni. Troppa acqua favorisce la peronospera, in particolare se si sofferma sulle foglie. Irrigando non bisogna mai esagerare con le quantità e si deve direzionare l’acqua sul terreno e non sulla pianta, l’ideale è l’impianto a goccia. Si può anche pensare, se si verificano forti piogge, di montare un piccolo tunnel per evitare che le piante ricevano eccessiva acqua e si creino le condizioni per un’infestazione di questo fungo.
  • Distribuire macerati corroboranti. Il macerato di equiseto è utile a rafforzare le difese immunitarie delle piante, si può irrorarlo sui pomodori ogni 7-10 giorni a scopo preventivo.
  • Scegliere varietà resistenti. Ci sono tipi di pomodoro meno soggetti alla peronospora, in particolare le varietà antiche sono in genere meno attaccate dal fungo.

Si è diffusa la credenza che un filo di rame legato attorno al fusto sia preventivo della peronospora, in realtà questo non ha valore. Il rame si usa nei trattamenti, ma non certo in forma di filo elettrico, legare il filo alla pianta di pomodoro ha lo stesso valore di appendere un ferro di cavallo o incrociare le dita.

peronospora del pomodoroCome combattere la peronospora del pomodoro

Quando si riscontrano sintomi di peronospora bisogna intervenire immediatamente, altrimenti non riusciremo a salvare le piante di pomodoro. Ovviamente sarebbe auspicabile una prevenzione che eviti la malattia, come già spiegato.

Per prima cosa bisogna rimuovere le parti malate della pianta, senza farsi scrupoli a togliere foglie o interi rami. Non ci sono rimedi biologici in grado di curare le macchie e farle sparire. L’unica cosa che possiamo fare per contrastare la malattia è arrestarne la diffusione. Ovviamente nel rimuovere rami malati dobbiamo avere cura di smaltire ogni scarto vegetale, evitando di lasciarlo nell’orto e anche di compostarlo. Meglio bruciare tutto, per non diffondere ulteriormente la malattia nell’orto. Anche gli attrezzi che usiamo sulle piante malate vanno disinfettati, o almeno lasciati qualche ora al sole per far morire le spore.

Dopo aver tolto le manifestazioni visibili della malattia bisogna fare dei trattamenti che possano mettere in sicurezza le parti apparentemente sane. Bisogna trattare tutte le piante di pomodoro nell’orto, anche quelle non ancora colpite dal fungo. La peronospora è pericolosa anche perché è rapidissima a diffondersi e persistente. Sarà meglio trattare anche patate e melanzane, che come già spiegato sono ugualmente sensibili. Il classico trattamento è il verderame.

Trattamenti biologici anti peronospora

I trattamenti anticrittogamici biologici nell’orto si effettuano per due motivi:

  • Prevenire il problema. Si tratta quando ci si aspetta che le condizioni (umido, temperatura) possano favorire la malattia. Il trattamento ha la funzione di proteggere le piante.
  • Evitare la diffusione. Il rame non cura la peronospora ma la blocca, quando riscontriamo sintomi si trattano le piante per evitare che la malattia aggredisca le parti ancora sane.

Come trattamento contro la peronospora bisogna evitare i fungicidi non consentiti in agricoltura biologica, quelli sistemici possono essere particolarmente tossici ed è meglio evitare di avvelenare l’orto. Il classico rimedio alla peronospera è il rame.

Come alternativa si possono usare trattamenti a base di propoli, meno efficaci ma anche più naturali. Anche il decotto di equiseto è un preventivo della peronospora, ma essendo davvero blando preferisco segnalarlo come corroborante della pianta.

Le polveri di roccia come zeolite e caolino possono essere un altro utile rimedio: assorbono umidità eccessiva e prevengono in questo modo i problemi. Durante la stagione estiva sono particolarmente utili perché aiutano a evitare anche le scottature dovute al troppo sole, inoltre fanno da barriera dissuasiva contro alcuni insetti.

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Scopriamo di più sull’uso del rame. Il rame è il più utilizzato trattamento fungicida in agricoltura bio, andiamo ad approfondire il suo impiego e le normative specifiche.

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Come e quando trattare con il rame

I formulati più usati sono poltiglia bordolese, solfato di rame, oppure verde rame (ossicloruro), con rame almeno 30%. Siccome il principio attivo è sempre il rame l’effetto preventivo di contrasto alle malattie è simile, ci sono però importanti differenze. Ci sono trattamenti persistenti (efficaci a lungo) e altri che vengono dilavati con maggior facilità. Alcuni trattamenti rameici  possono dare problemi alla pianta (fitotossicità). Importantissimo poi scegliere prodotti con breve tempo di carenza se siamo vicini al raccolto.

Il trattamento consigliato è quello a base di verderame (ossicloruro di rame), che è abbastanza persistente e meno fitotossico del solfato. In genere il verderame si diluisce sciogliendolo in acqua e si irrora la pianta spruzzando il composto su tutta la sua parte aerea.

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Il rame agisce per copertura (non è un fungicida sistemico che entra nei tessuti vegetali) e forma quindi una barriera protettiva sulle parti irrorate. Se si spruzza bene si riesce a coprire tutta la pianta, bisogna tener conto che col tempo l’effetto perde gradualmente efficacia: da un lato il rame si degrada e viene dilavato, dall’altra la pianta cresce ed espone così nuove parti non protette. Per questo a volte si sceglie di ripetere il trattamento più volte durante un ciclo di coltivazione.

I trattamenti rameici si eseguono anche se il pomodoro è già fiorito, ma solo all’inizio della fioritura e poi sul finale. In questo caso si deve irrorare al mattino perché i fiori sono ancora chiusi. Bisogna calcolare un periodo di carenza di alcuni giorni per il rame, quindi non si può intervenire se i pomodori sono già maturi e pronti da cogliere. Si raccomanda verificare sulla confezione del prodotto il tempo di carenza, come anche le altre precauzioni raccomandate. Il trattamento tipicamente si fa in agosto, a fine luglio se sono pomodori da salsa che si raccolgono prima.

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I rischi del rame. Non bisogna usare il rame in maniera indiscriminata, impariamo a conoscere quali rischi e conseguenze ambientali si porta dietro questo metallo.

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Bisogna tener conto che il rame è un metallo pesante, che si accumula nel terreno e ha quindi un effetto non certo ecologico. Per questo motivo è importante pensare bene se usarlo oppure no, cercando di trattare il meno possibile con fungicidi rameici. Ad esempio se la situazione è disperata è completamente inutile coprire le piante di verderame, non si salveranno comunque, oppure se la stagione è asciutta si può evitare di fare trattamenti preventivi. In generale se si riesce a creare un ambiente sano e piante forti, si può risparmiare sul rame.

Approfondimento: la coltivazione biologica dei pomodori

Articolo di Matteo Cereda

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