Caolino, zeolite, bentonite: farine di roccia

bentonite

Le farine di roccia trovano ampio utilizzo in agricoltura, soprattutto in quella biologica, dove costituiscono una valida alternativa a prodotti fungicidi ed insetticidi per l’orto e il frutteto.

Queste farine o polveri sono minerali resi fini meccanicamente, funzionano come una sorta di ostacolo meccanico all’azione dannosa di alcuni parassiti, senza provocare effetti collaterali negativi sull’ambiente e per questo sono utilizzabili nell’ottica di una coltivazione naturale.

Vediamo quali sono le più comuni farine di roccia ad uso agricolo, come sceglierle e quali sono i modi migliori per utilizzarle traendone il massimo vantaggio per l’orto e il frutteto biologici. In particolare ci si sofferma su caolino, zeolite e bentonite che sono le tre polveri minerali più utilizzate.

Il caolino

Il caolino è un minerale di origine sedimentaria che si disperde facilmente in acqua, è composto soprattutto da alluminio e silicio ed ha l’aspetto di polvere bianca chimicamente inerte.

Irrorato sulle piante diluito in acqua funziona come repellente verso molti insetti, perché una volta che la soluzione asciuga, forma una patina biancastra uniforme sulla vegetazione, tale da rendere più difficile agli insetti riconoscere la pianta. Anche se i parassiti la riconoscono lo stesso e vi si avvicinano, poi i loro movimenti, l’attività trofica e quella di ovideposizione vengono ostacolati e quindi in pratica la loro possibilità di danno viene ridotta.

Il caolino risulta efficace soprattutto nella difesa dai seguenti insetti dannosi:

  • Mosca dell’olivo
  • Psilla del pero
  • Psilla del melo
  • Mosca della frutta
  • Mosca della ciliegia
  • Afidi vettori di virus, come quello del mosaico del cetriolo.

Inoltre ha un certo effetto protettivo anche contro la Cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae) dell’olivo, contro la ticchiolatura e il colpo di fuoco batterico delle pomacee, contro lumache e alcuni lepidotteri, contro il marciume apicale del pomodoro, e in parte anche contro la temutissima cimice asiatica (Halyomorpha Halys). Infine è stato osservato che ulivi trattati col caolino hanno prodotto oli di qualità migliore.

Dato il meccanismo di azione del caolino, è importante irrorarlo sulle piante prima della presenza dei parassiti, perché il suo effetto è essenzialmente di tipo preventivo. Possiamo considerare un 5% dei frutti colpiti come soglia di intervento media, e non aspettare che l’infestazione dilaghi prima di usare questa farina di roccia.

Il difetto che il caolino presenta, anche se non è un difetto intrinseco ma legato alle condizioni ambientali, è che con la pioggia si dilava dalla vegetazione e la sua efficacia si annienta, per cui il trattamento deve essere poi ripetuto.

Le dosi di utilizzo del caolino sono variabili da 2 a 5 kg di farina di roccia ogni ettolitro, che si traducono, nella pratica di piccole superfici o poche piante da trattare, in 20-50 grammi/litro d’acqua o, se si preferisce avere come riferimento una pompa a spalla di capacità media, 300- 750 grammi/15 litri.

Una precisazione: la copertura del fogliame col caolino non impedisce la fotosintesi clorofilliana, riflette la luce e offre l’ulteriore vantaggio di ridurre la temperatura tra le chiome. Questo preserva le piante dall’insolazione eccessiva, vantaggio che si riscontra ad esempio sui peperoni, molto soggetti alle scottature da sole e per i quali si può usare il caolino appositamente a questo scopo.

La zeolite

Col termine zeolite si fa riferimento ad un minerale di origine vulcanica composto soprattutto da ossido di silicio e ossido di alluminio, che si estrae da giacimenti naturali. Di zeoliti ne esistono moltissimi tipi, per questo parlandone in generale sarebbe più corretto indicarla al plurale come zeoliti. La caratteristica principale che le accomuna è la presenza di moltissimi spazi vuoti nella struttura granulare e cristallina microporosa, che consentono un buon scambio cationico e l’assorbimento di una grande quantità di acqua.

Questo aspetto può essere sfruttato, nei trattamenti sulle piante, per ridurre l’umidità presente e creare un microambiente sfavorevole all’insidiarsi dei patogeni fungini. In pratica il velo d’acqua che resta sulle piante con pioggia o rugiada viene asciugato più rapidamente. Inoltre la zeolite aiuta nella cicatrizzazione delle microferite dei vegetali, che sono proprio siti preferenziali di ingresso dei patogeni. Ci sono particolari famiglie di zeoliti chiamate Chabasiti che formano una barriera fisico-meccanica che protegge anche dagli insetti nocivi, e con questi prodotti la protezione delle colture è quindi più ampia e completa.

Nel vigneto biologico i trattamenti con la zeolite sono validissimi contro la peronospora e la botrite, ma l’efficacia si riscontra anche in frutticoltura e nell’orto a seconda dei diversi prodotti specifici per le diverse colture.

I prodotti commerciali a base di zeolite sono farine di roccia molto micronizzata e quindi tale da consentire una completa bagnatura delle piante nella distribuzione. I trattamenti consigliati sono liquidi con dosaggi variabili a seconda delle colture, e indicativamente le dosi per trattare gli ortaggi sono 0,5-08 hg di farina/100 litri. Per piccole estensioni, come sono quelle di orti e frutteti amatoriali, di solito i trattamenti vengono eseguiti con pompe a spalla, e in questo caso è importante usarne una provvista di ugelli metallici, perché la zeolite può avere un effetto abrasivo sugli ugelli in plastica e occluderli.

Ma l’impiego delle zeoliti non si limita alla difesa fitosanitaria ed è valido anche nella concimazione, come fertilizzante minerale naturale, da spargere a manciate nell’orto, nelle buche di trapianto di alberi da frutto, nel compost: le zeoliti, con i loro preziosi micronutrienti (ferro, magnesio, manganese ecc.) concorrono ad una nutrizione del suolo equilibrata, che è premessa per la buona salute e produttività delle piante coltivate.  La zeolite quindi si presta anche a essere usata come migliorativo del terreno, come abbiamo approfondito nell’articolo sulla zeolite come substrato.

La bentonite

Sotto il nome bentonite vi rientrano varie argille di composizione variabile, tutte di origine vulcanica particolarmente ricche di microelementi e con la caratteristica di assorbire l’acqua. Si utilizza la bentonite da sola o in miscela con lo zolfo per la lotta contro la muffa grigia (Botritis cinerea) della vite (che colpisce anche fragole, lamponi e altre specie da orto e da frutto). Sulla vite comunque i trattamenti con questo minerale polverizzato devono essere eseguiti prima della chiusura del grappolo, meglio se in forma polverulenta (non diluita in acqua).

La bentonite viene usata anche per la preparazione di una speciale pasta per tronchi utilizzata in agricoltura biodinamica e che è composta per 1/3 da bentonite, 1/3 da letame di vacca fresco senza aggiunta di paglia e 1/3 da sabbia silicea, il tutto miscelato ad un decotto di equiseto fino alla consistenza giusta. Questa pasta fluida, di cui esistono anche delle varianti nella formulazione, si spalma letteralmente a pennellate sui tronchi delle piante da frutto adulte verso la fine dell’inverno ed ha la funzione di nutrire e stimolare il cambio, ovvero lo strato sottocorticale dove si moltiplicano le nuove cellule. La bentonite trova ulteriore impiego come coadiuvante del rame nei trattamenti contro le peronospore.

Per i trattamenti liquidi con la bentonite si usa un dosaggio variabile tra 300 e 700 grammi di farina di roccia per ettolitro, mentre per i trattamenti polverulenti si calcolano 20-40 kg/ha.

L’uso di polveri di roccia in agricoltura biologica

Come si diceva le farine di roccia sono prodotti utilizzabili in agricoltura biologica, senza conseguenze sull’ambiente. L’allegato 2 del recente Decreto Ministeriale 6793 del 2018, che integra per l’Italia la normativa europea sull’agricoltura biologica, elenca in una tabella tutti i “Prodotti impiegati come corroboranti, potenziatori delle difese naturali dei vegetali”, e tra questi è presente anche la “Polvere di pietra o di roccia”, che viene descritta meglio come “Prodotto ottenuto tal quale dalla macinazione meccanica di vari tipi di rocce, la cui composizione originaria deve essere specificata”. Nella stessa tabella, nella colonna che riporta le modalità e precauzioni d’uso, viene chiarito che la polvere deve essere esente da elementi inquinanti. Si può dedurre il divieto per le aziende agricole certificate di miscelare alle farine di roccia altre sostanze chimiche non ammesse in agricoltura biologica.

Per le coltivazioni private di orti e frutteti dove si coltiva per l’autoconsumo, così come per le piccole aziende miste non certificate che hanno scelto nella sostanza la strada dell’agricoltura sostenibile, i prodotti ammessi in agricoltura biologica sono comunque un punto di riferimento importante per una difesa dalle avversità che rispetti l’ambiente e che generi prodotti sani e genuini.

Articolo di Sara Petrucci

Ti è piaciuto questo articolo? Lascia un commento. Per restare in contatto puoi iscriverti alla newsletter o seguire la pagina Instagram e Facebook.

2018-10-08T11:55:31+00:00Categorie: Difesa Bio|Tag: , , |

Scrivi un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.