La mosca dell’olivo: come difendersi

la mosca dell'olivo può danneggiare La mosca dell’olivo (Bactrocera Dacus oleae) è uno dei principali fitofagi che attaccano l’oliveto ed è l’insetto che arreca maggiori danni e per questo rappresenta il principale ostacolo al reddito di chi produce olio o olive da mensa.

Troviamo questa mosca presente in tutto il bacino del Mediterraneo, è un parassita estremamente polifago, attacca anche diverse piante del genere Olea, la cui presenza in diverse regioni asiatiche ed africane ne ha permesso la diffusione anche in regioni extra-europee.

Nell’articolo che segue impariamo a riconoscere la mosca e a identificare i danni che porta alle olive, spiegando come combatterla con metodi biologici. Nell’ottica di evitare pesticidi è particolarmente interessante il ricorso alle trappole e alla prevenzione.

Come riconoscere la mosca dell’olivo

La mosca dell’olivo appartiene alla famiglia dei ditteri, la stessa della mosca della frutta e di quella del ciliegio. Si differenzia da queste ultime per alcune caratteristiche morfologiche: l’adulto della mosca olearia è uno tra i meno vistosi insetti della famiglia. Se l’insetto somiglia un po’ ad altri ditteri, non è difficile distinguere la mosca da altri nemici del’oliveto come la cocciniglia mezzo grano di pepe e la tignola dell’olivo.

Ha un’apertura alare di circa 12 mm, con una minuscola macchia opaca appena visibile all’estremità dell’ala stessa. Il corpo dell’insetto si contraddistingue in quanto assume riflessi estremamente variopinti.

La larva, che si sviluppa all’interno della polpa delle drupe di olivo, a maturità raggiunge una lunghezza di 7-9 mm.

Ciclo biologico della mosca

La dinamica di popolazione della mosca dell’olivo è altamente influenzata da alcuni fattori climatici, la Dacus oleae è presente in tutte le regioni olivicole italiane.

Gli adulti di mosca olearia sono molto resistenti alle basse temperature e piuttosto longevi, nelle regioni olivicole settentrionali nonostante il clima rigido riescono a superare l’inverno. Al nord la mosca compie in genere tre generazioni l’anno, quando le piogge primaverili e l’umidità provocano l’inturgidimento delle drupe, insieme all’elevata fecondità delle femmine adulte, la dinamica di popolazione aumenta notevolmente.

Nelle zone olivicole meridionali, dove le temperature invernali sono abbastanza miti, le pupe riescono a sopravvivere alla stagione e la mosca dell’olivo può prolungare il periodo riproduttivo. In Italia meridionale è molto diffusa l’abitudine di lasciare le olive non raccolte sull’albero, c’è inoltre una presenza massiccia di olivastro selvatico, anch’esso pianta ospite dell’insetto. Questi due fattori favoriscono, seppur in maniera rallentata, il proseguimento della riproduzione, arrivando anche a totalizzare sei generazioni nell’arco dell’anno.

Le olive vengono colpite quando raggiungono la dimensione di un cece. Le infestazioni non contrastate adeguatamente proseguono per peggiorare nel periodo autunnale, in cui la percentuale di olive infestate può risultare poco inferiore al 100%.

Danni della mosca olearia

L’ovodeposizione del dittero avviene generalmente dopo qualche puntura di prova, in quanto le femmine adulte procedono a verificare l’idoneità dell’oliva ad accogliere le proprie uova. Di norma viene deposto un solo uovo per drupa. Le larve appena nate scavano gallerie all’interno dell’oliva e successivamente fuoriescono per impuparsi nel terreno. I danni arrecati alle olive sono enormi. Generalmente queste disseccano e cadono prima di arrivare a maturazione e compromettono quindi la raccolta delle olive.

Se l’attacco avviene nel periodo di accrescimento del frutto, questo marcisce e quindi diviene non commercializzabile nel caso delle olive da mensa. Nel caso delle olive da olio si ottiene olio di qualità scadente per l’elevata acidità, dovuta proprio ai danni della mosca olearia.

periodo adatto alla mosca e fioritura

Contrastare questo dittero

Per quanto riguarda il controllo si può scegliere di intervenire su diversi livelli. La prevenzione si attua evitando che si creino condizioni favorevoli alla mosca, si possono poi fare trattamenti dissuasivi come caolino e poltiglia bordolese oppure puntare sul trappolaggio.

Prevenire l’insetto

In agricoltura biologica il controllo della mosca olearia mira a diminuire il danno, per ridurre le perdite in termini di produttività e di reddito al di sotto di una soglia accettabile. Anche senza trattamenti pesticidi in un agroecosistema in condizioni di equilibrio i nemici naturali, insieme a temperature elevate, e a basse percentuali di umidità contribuiscono a limitare la proliferazione di questo parassita. In questo caso quindi non si richiede un intervento per uccidere gli insetti ma ci si focalizza sulla prevenzione.

Come difesa preventiva si rilevano molto efficaci delle potature equilibrate, che mirano all’arieggiamento della chioma. Nel caso di uliveti irrigui bisogna privilegiare metodi che evitino la bagnatura delle foglie, sempre per via del fatto che l’umido risulta una condizione favorevole alla mosca.

Trattamenti dissuasivi

Qualora la prevenzione non bastasse il caolino, sali di rame e la poltiglia bordolese possono rivelarsi metodi efficaci a dissuadere la mosca olearia. Queste sostanze vengono spesso utilizzate anche per combattere diverse malattie dell’olivo, e hanno anche effetto sulla presenza della mosca. In questo caso l’effetto è deterrente nei confronti dell’ovodeposizione della femmina, causato dalla presenza di sostanza sulle drupe che fa da barriera fisica.

Per quanto riguarda i trattamenti di rame, a causa dell’impatto del metallo sull’ambiente non devono essere superate le dosi di 4 kg di principio attivo rameico per anno per ettaro (limite aggiornato in normativa a gennaio 2019), il caolino ovviamente non è soggetto a questa limitazione.

biotrappola alimentare

Insetticidi e trappole

In una coltivazione bio non sono consentiti gli insetticidi chimici di sintesi, allo scopo di salvaguardare le api è bene essere molto cauti nell’intervenire anche con trattamenti di origine naturale volti ad avvelenare la mosca e poco selettivi (come piretro o spinosad). In ogni caso è sempre opportuno effettuare dei monitoraggi della popolazione e utilizzare queste tecniche di difesa solo quando la soglia di danno è alta e comporta notevoli perdite di reddito.

Per questo è molto utilizzata in agricoltura biologica la tecnica della cattura massale o attract and kill, che avviene mediante dispositivi che attirano gli individui. L’attrattivo si può realizzare con feromoni oppure sostanze alimentari (proteine, sali di ammonio, sostanze zuccherine), lo scopo comune è richiamare gli adulti, che restano intrappolati.

Le trappole a feromoni sfruttano un’esca sessuale, mentre le trappole alimentari con esche zuccherine o proteiche sono in genere più semplici e meno costose, alla portata anche di olivicoltori poco esperti e adatte anche a uliveti di piccole dimensioni o ad alberi tenuti in giardino per scopo ornamentale. Fanno parte di questa categoria le trappole Tap Trap e Vaso Trap, da riempire con esche alimentari a base di ammoniaca e pesce crudo, molto facili da preparare in casa.

Approfondimenti e bibliografia sulla dacus oleae

Per chi vuol saperne di più sulla mosca dell’olivo si consiglia il libro “Entomologia agraria” di Zangheri-Masutti, un manuale di riferimento sui parassiti delle colture. Riguardo al trappolaggio è molto interessante un bollettino della fondazione Edmund Mach in cui sono riportati in grafico i periodi di maggior cattura dell’insetto.

Chi invece vuole proseguire la lettura su Orto Da Coltivare può scoprire di più su Tap Trap nell’articolo dedicato, in cui si trovano anche le ricette con dosaggio per l’esca. Sempre su OdC trovate anche una panoramica dei vari insetti nemici dell’olivo e una guida generale su come gestire la coltura di quest’albero con metodo biologico.

Tutti gli insetti dell’olivo
Guida all’olivo

Articolo di Grazia Ceglia

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