La poltiglia bordolese è uno dei primi prodotti rameici sperimentati in agricoltura: introdotta nel XIX secolo, resta tuttora un prodotto ampiamente usata per difendere le piante da frutto, gli ortaggi e le specie ornamentali da molte patologie fungine. La vegetazione trattata con la poltiglia bordolese si copre dei tipici aloni azzurrognoli che quasi tutti noi almeno una volta hanno visto sulla vegetazione coltivata.

Avevamo già descritto in generale i prodotti a base di rame: quali sono, come agiscono e come utilizzarli. Adesso vediamo più nel dettaglio proprio la poltiglia bordolese, che tra questi è uno dei più conosciuti.

poltiglia su ciliegio

Cos’è: composizione della poltiglia bordolese

Si chiama “poltiglia” perché in effetti è un miscuglio, ovvero una miscela di solfato di rame, a ph acido, e idrossido di calcio, a ph alcalino. Il rame viene estratto da miniere, mentre la calce in genere viene ricavata dalla cottura di rocce calcaree.

In base al rapporto tra i due composti, i risultati possono essere diversi. Il rapporto più bilanciato è 1:0,7-0,8, dove 1 è il solfato di rame e 0,7-0,8 l’idrossido di calcio, ed è quello che porta ad ottenere una poltiglia a ph neutro.

In commercio possiamo trovare confezioni di poltiglia bordolese già pronte all’uso e altre coi due composti separati, da miscelare autonomamente. Nelle preparazioni della poltiglia bordolese a partire dalle due componenti separate, aumentando il solfato di rame si ottiene una poltiglia più acida, con un effetto più pronto ma meno persistente, mentre aumentando la dose di idrossido di calcio avviene il contrario, cioè una poltiglia a reazione più alcalina, dall’effetto meno pronto ma più duraturo nel tempo.

Nel dubbio, per evitare eventuali effetti fitotossici sulle piante causate da preparazioni troppo sbilanciate, è consigliato usare una poltiglia a reazione neutra, ottenuta dalle proporzioni standard di cui sopra, e di solito è quella che si trova nelle preparazioni commerciali già miscelate e pronte all’uso.

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Il prodotto ha l’aspetto di polvere bagnabile da diluire in acqua nelle dosi indicate sulle confezioni. Il composto di fatto è insolubile e resta in sospensione in acqua.

Come agisce il rame

Le proprietà fitoiatriche del rame, ovvero la sua possibilità di utilizzo nella difesa delle piante, sono state scoperte nel 1882, e da allora è ampiamente utilizzato.

Il prodotto a base di rame libera gli ioni rameici, i quali hanno un effetto tossico sulle spore dei funghi patogeni, che vengono bloccate nella loro germinazione. L’effetto del rame è preventivo, perché deve trovarsi già sulla pianta quando le spore del fungo patogeno sono in condizioni di germinare, e quindi nei periodi umidi e dopo lunghe piogge.

La Poltiglia bordolese, come gli altri prodotti rameici, ha un effetto di copertura, non entra all’interno della pianta ma resta sulla superficie.

Avversità da cui difende

Le poltiglia bordolese è un anticrittogamico, e quindi trova impiego nella difesa di piante da orto, da frutto e altre specie contro svariati ceppi di patogeni fungini, che vanno da peronospore, ticchiolature, antracnosi, molinilia, corineo, cancri, septoriosi e così via.

La poltiglia bordolese, così come anche gli altri prodotti rameici, presenta anche un effetto positivo nel difendere dalle batteriosi, quindi la si utilizza anche per bloccare questi tipi di patologia.

Quando utilizzare la poltiglia bordolese

L’uso della poltiglia bordolese non può essere indiscriminato e deve sottostare a delle limitazioni. Per esempio, dobbiamo evitarla durante la fioritura, per il rischio di ustioni sugli organi fiorali e perché è tossico per il polline.

Sulle drupacee durante la stagione vegetativa, nel caso di patologie come bolla o monilia, è preferibile il polisolfuro di calcio, o meglio ancora fare dei trattamenti preventivi con prodotti a base di equiseto, acquistati o autoprodotti, o con lecitina, zeoliti, propoli e altri prodotti usati come corroboranti, ovvero potenziatori delle difese delle piante.

In inverno sul frutteto possiamo usarla per debellare le forme svernanti dei funghi patogeni e sulle pomacee all’occorrenza possiamo usarla anche durante la stagione, con tutte le accortezze del caso.

Nell’orto possiamo usare la poltiglia bordolese per bloccare molte patologie quali peronospore di pomodoro e patata, soprattutto nelle fasi vegetative più rischio, come le primavere molto umide e piovose.

In ogni caso, sull’etichetta della Poltiglia acquistata vengono riportati i momenti per i quali è consentito l’utilizzo per le varie specie vegetali e si raccomanda quindi di attenersi scrupolosamente a quanto si legge. Come indicazione generale, valida anche per la Poltiglia bordolese, le ore migliori per eseguire i trattamenti sono sempre quelle più fresche della giornata.

Su quali colture si usa

Per l’uso professionale della poltiglia bordolese bisogna sempre fare riferimento alle colture per le quali i vari formulati commerciali sono registrati, ma anche le confezioni che si trovano nei centri di giardinaggio per uso privato riportano indicazioni sulle colture che si possono trattare e sulle patologie dalle quali difenderle.

Le possibilità di utilizzo sono molto ampie, e vanno dalla vite, a colture arboree come il nocciolo, fino a tantissimi ortaggi e fruttiferi, nonché piccoli frutti.

trattamento nell'orto con poltiglia bordolese

Acquistare la poltiglia bordolese

Per l’acquisto della poltiglia bordolese ad uso professionale è necessario avere il patentino per l’utilizzo dei fitosanitari, mentre per uso privato possiamo trovare questi ed altri prodotti liberamente nei centri di giardinaggio o anche online.

Acquista poltiglia bordolese

Modalità e dosaggi di impiego

Prima di accingersi ad utilizzare la poltiglia bordolese, come dicevamo, è sempre necessario leggere attentamente ogni informazione riportata sulla confezione. È bene attenersi alle dosi indicate, alle modalità di distribuzione e non sottovalutare l’importanza di proteggersi con i dispositivi di protezione individuale: mascherina, guanti, calzature e una tuta apposta per proteggere i vestiti.

Le dosi sono appunto variabili in base alle specie vegetali e anche ai periodi dell’anno. Per quanto riguarda le modalità d’uso bisogna tenere presente che si tratta di un prodotto di copertura, per cui bisogna sempre trattare attentamente tutta la vegetazione garantendo una copertura omogenea e uniforme. Non è un prodotto sistemico, che entra nella pianta, ma può bloccare il patogeno solo laddove il prodotto è presente.

Tempo di carenza

Di tutti i prodotti fitosanitari bisogna avere presente il tempo di carenza, ovvero quell’intervallo di tempo che deve intercorrere tra l’ultimo trattamento e la raccolta. Nel caso dei prodotti a base di rame questo tempo è di circa 20 giorni, quindi appare chiaro che non conviene usarlo per certe colture a raccolta continuativa come le zucchine, il basilico, o colture che sono vicine alla maturazione come pomodori in estate, lattughe da cespo quasi pronte e così via.

Bisogna sempre valutare attentamente la possibilità di eseguire un trattamento rameico anche per questo tipo di ragioni.

Tossicità e aspetti ambientali

Leggendo la scheda di sicurezza di una Poltiglia bordolese, si può sapere quali effetti ha sulla salute di chi ne fa uso e sull’ambiente. Per esempio, leggiamo che causa gravi lesioni oculari (ovviamente per contatto accidentale), che è un prodotto nocivo se inalato e che è molto tossico per gli organismi acquatici.

Di conseguenza è importante indossare sempre i dispositivi di protezione individuale ed eseguire con attenzione i trattamenti.

Il rame distribuito non si degrada nel tempo, e dalla vegetazione viene dilavato dalla pioggia per cadere al suolo, dove si lega alla sostanza organica e all’argilla per formare composti insolubili. Per questo motivo nel tempo si può assistere ad un accumulo di rame nel terreno, altro motivo per cui conviene usarlo con riguardo e senza eccessi.

Fitotossicità della poltiglia bordolese

A volte i trattamenti rameici sulla vegetazione causano fitotossicità, che si può notare soprattutto sugli organi fiorali e sui frutticini, ma anche con un ridotto rigoglio vegetativo in generale. È sempre sconsigliato fare trattamenti rameici durante il periodo della fioritura. Sulle pere, la forte rugginosità che a volte appare sulla buccia è spesso causata proprio dai trattamenti a base di rame.

Poltiglia bordolese nella normativa del biologico

I prodotti a base di rame sono ammessi in agricoltura biologica ai sensi del Reg CE 889/08, (allegato II), che contiene le modalità applicative del Reg CE 834/07, testo di riferimento sull’agricoltura biologica valido in tutta la UE.

Nel 2021 entreranno in vigore i nuovi regolamenti europei sull’agricoltura biologica, ovvero il Reg UE 2018/848 e il Reg. UE 2018/1584, e nell’allegato II del Reg. UE 2018/1584 era stata riportata la possibilità di utilizzo del rame come nel precedente:

“Composti del rame sotto forma di idrossido di rame, ossicloruro di rame, ossido di rame, poltiglia bordolese e solfato di rame tribasico”, e anche in questo caso, nella colonna a fianco, veniva sancito: “Massimo 6 kg di rame per ettaro l’anno. Per le colture perenni, in deroga al paragrafo precedente, gli Stati membri possono autorizzare il superamento, in un dato anno, del limite massimo di 6 kg di rame a condizione che la quantità media effettivamente applicata nell’arco dei cinque anni costituiti dall’anno considerato e dai quattro anni precedenti non superi i 6 kg”.

Tuttavia, dal 1 gennaio 2019 è in vigore il Regolamento UE 1981, che ha per oggetto l’uso dei composti a base di rame in agricoltura (non soltanto biologica). Quale importante novità, il rame è stato messo nella lista delle “sostanze candidate alla sostituzione”, ovvero quelle sostanze di cui la ricerca studia sostituti della stessa efficacia ma a minore impatto. Inoltre, si ha una maggiore restrizione, perché il limite di utilizzo viene fissato a 28 kg/ha in sette anni, ovvero una media di 4 kg/ha/anno.

Leggi: il rame in agricoltura

Articolo di Sara Petrucci

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