L’articolo che segue è dedicato alle malattie che possono colpire la lattuga, una verdura fondamentale in ogni orto. Si tratta dell’insalata per antonomasia ed è una delle prime specie a cui si pensa quando ci si accinge a coltivare, e quindi è utile sapere come ottenere un buon raccolto minimizzando le perdite legate a funghi o batteri patogeni.

Riuscire a coltivare lattughe nel proprio orto per tutto il periodo che va dalla fine dell’inverno all’autunno inoltrato è molto vantaggioso, e lo si può fare realizzando vari cicli di semina e trapianto, in modo da mangiare sempre insalata fresca, la cui differenza rispetto a quella acquistata è spesso tangibile.

La coltivazione della lattuga non è difficile da tenere nell’orto e offre buoni risultati anche con un approccio naturale proprio dell’agricoltura biologica, incentrato su concimazioni naturali, rotazioni, irrigazioni attente e non in ultimo anche una difesa ecologica da malattie, oltre che da alcuni parassiti.

peronospora su foglia di lattuga

La specie (Lactuga sativa) può essere infatti colpita da alcune patologie che è molto importante prevenire. Trattandosi di una specie a ciclo breve, spesso non ha senso realizzare dei trattamenti fungicidi, ma è più pratico, soprattutto nelle piccole coltivazioni, provvedere all’eliminazione delle parti infette per bloccare l’ulteriore diffusione del patogeno. Naturalmente questo vale a patto di essere tempestivi nello scorgere i primi sintomi delle avversità.

Come prevenire le malattie della lattuga

In generale per limitare l’incidenza di tutte le patologie fungine delle lattughe valgono le seguenti buone norme preventive:

  • Evitare le irrigazioni per aspersione, perché bagnano le piante e le espongono al ristagno di umidità, che favorisce lo sviluppo dei patogeni fungini. Bisogna preferire un sistema irriguo a goccia, che è più ecologico anche nei confronti del risparmio idrico.
  • Nel caso di coltivazione in serra, come tipicamente avviene a fine inverno o in autunno, bisogna evitare la formazione di condensa, in particolare usando le aperture per far circolare l’aria.
  • Non piantare le lattughe troppo fitte. Spesso durante i trapianti interviene un fattore psicologico: quando le piantine sono piccole viene spontaneo metterle vicine, perché altrimenti sembra di sprecare terreno, ma bisogna considerare che poi queste cresceranno e lo spazio potrebbe risultare insufficiente al loro sviluppo ottimale. Piante troppo fitte sono inoltre soggette ad ammalarsi più facilmente e nel caso delle lattughe le giuste distanze da rispettare sono 20×30 cm o 25x25cm.
  • Applicare le rotazioni nell’orto, spostando ogni volta le colture di lattuga, ma anche quelle di cicorie ed endivie, sue strette parenti.
  • Dopo il trapianto e anche in seguito è utile irrorare sulle piante un macerato di equiseto diluito, che ha un effetto preventivo perché stimola il naturale meccanismo di difesa della pianta. In questo caso quindi bagnare il fogliame trova giustificazione.
  • Propagare solo seme sano. Quando si intende raccogliere i semi da lattughe coltivate in proprio, bisogna sincerarsi che le piante da cui si prelevano siano sane, poiché alcune patologie si trasmettono soprattutto da seme.
  • Non eccedere con le concimazioni, neanche con quelle basate su prodotti naturali. Quando le piante assorbono molto azoto sono visivamente belle e rigogliose, ma anche più suscettibili agli attacchi di patogeni.
  • Realizzare trattamenti preventivi con i corroboranti, ovvero prodotti derivanti da sostanze naturali (vegetali o minerali) che, irrorati sulle parti aeree delle piante, le proteggono dalle principali avversità, tra cui le malattie fungine. I corroboranti agiscono secondo diversi meccanismi e in generale sono dei potenziatori delle difese naturali delle piante. Non inquinano e per usarli non è necessario rispettare dei tempi di carenza, ovvero l’intervallo di giorni che deve intercorrere tra l’ultimo trattamento e la raccolta. Tra i comuni corroboranti consigliamo le farine di roccia, la propoli, la lecitina, il gel di silice, il distillato di legno, ma ve ne sono anche altri.

Le principali malattie della lattuga

Vediamo adesso quali sono le principali malattie a carico della lattuga per le quali valgono le accortezze appena descritte.

Peronospora o bremia della lattuga

Si tratta di una malattia provocata dal fungo Bremia lactucae, che è favorito da stagioni piovose, terreni mal drenati e temperature medio basse (tra i 10 e il 15 °C). L’attacco di bremia inizia dalle foglie più esterne dei cespi, che si coprono di macchie bianche farinose sulla pagina inferiore, e in seguito queste possono estendersi anche alle foglie più interne. Raccogliere le lattughe per tempo ed eliminare le foglie esterne colpite da peronospora può già bloccare l’ulteriore diffondersi del fungo, l’importante è non lasciare tali resti a decomporsi sul suolo, altrimenti il patogeno continua da lì il proprio ciclo.

Se le piantine sono ancora lontane dal momento della raccolta si può valutare un trattamento rameico, per esempio mediante la poltiglia bordolese.

Un’alternativa più ecologica del rame è rappresentata dall’olio essenziale di arancio dolce, efficace sulla lattuga contro questa patologia e anche contro l’oidio, nonché su alcuni insetti dannosi come gli aleurodidi.

Oidio

Anche l’oidio, famosa come malattia della zucchina, si manifesta sotto forma di macchie bianche farinose, ma di solito questa patologia si realizza in estate piena, e le piante colpite ingialliscono e poi avvizziscono. Di solito comunque l’oidio colpisce più facilmente endivie e cicorie, di rado la lattuga, quindi si tratta di una patologia più rara rispetto alla peronospora.

Ruggine

Come nel caso di altre specie vegetali colpite da ruggine, anche la lattuga può venire attaccata da funghi specifici del genere Puccinia, che si riconoscono per le classiche pustole rugginose fitte sul fogliame.

Alternariosi

Quando le lattughe sono colpite dal fungo Alternaria, sulle foglie esterne si notano piccole macchie che tendono ad espandersi per raggiungere circa 1 cm di diametro. In casi gravi le foglie ingialliscono e disseccano completamente. Il patogeno è favorito dall’umidità e da temperature temperato-calde, fino a 30 °C e può essere bloccato mediante la poltiglia bordolese, ma rispettando sempre un tempo di carenza di almeno 7 giorni.

Septoriosi

La septoriosi è un altro fungo che può aggredire la lattuga, le sue temperature ottimali di sviluppo sono comprese tra i 18 e i 25 °C con elevata umidità ambientale, e la malattia è riconoscibile da aree clorotiche irregolari sulle foglie e necrosi dei tessuti, con elementi puntiformi neri. Il patogeno sverna sui residui colturali lasciati nell’orto, che quindi è meglio mettere nel cumulo di compostaggio nel quale si sanificano con maggiore probabilità.

Antracnosi

La patologia colpisce prima le foglie esterne del cespo, per poi passare anche a quelle interne, e si manifesta con tacche circolari bianco-gialle, molto minute e con margine bruno. Le tacche di antracnosi necrotizzano lasciando le foglie bucherellate. Questa patologia è particolarmente favorita da coltivazioni fitte e si trasmette facilmente da semi infetti.

Necrosi del margine fogliare

A volte il cespo della lattuga mostra margini fogliari imbruniti, e questi possono derivare da squilibri idrici e nutrizionali (tanto azoto e una quantità scarsa di potassio e di magnesio nel suolo), oppure da batteri, caso che riguarda spesso la lattuga romana. Bisogna ricordare di non esagerare con la concimazione, neanche con lo stallatico pellettato che è naturale ma molto concentrato, per cui è facile eccedere.

Maculatura batterica

Questa malattia è causata da un batterio del genere Xanthomonas e come la maggior parte delle malattie è favorita dall’umidità persistente e da piogge prolungate. I sintomi, come si intuisce dal nome, sono delle maculature, che poi necrotizzano.

Virosi

La lattuga può anche essere colpita da virus quali il “virus del mosaico della lattuga” o il “virus dell’ispessimento nervale della lattuga”. Nel primo caso si notano le tipiche chiazze a mosaico sulle foglie, nel secondo l’ispessimento della nervatura della foglia con formazione di sacche di lattice. Occasionalmente la lattuga può essere colpita anche da altri tipi di virus.

I virus delle piante non sono debellabili da prodotti chimici né tanto meno da quelli più ecologici, quindi è fondamentale difendere le piante dai vettori di virosi che sono prevalentemente afidi. Gli afidi si combattono facilmente favorendo nell’ambiente i loro predatori naturali come coccinelle, sirfidi, crisope e forbicine e trattando le piante con sapone di Marsiglia diluito in acqua. Le piante di cui si riconoscono sintomi di virosi devono essere eliminate dall’orto e il coltello con cui le abbiamo tagliate deve essere disinfettato prima di essere nuovamente usato per altre verdure.

Articolo e foto di Sara Petrucci

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