L’elicriso è una pianta aromatica tipica della macchia mediterranea che cresce facilmente allo stato spontaneo nelle zone costiere del centro e sud Italia. Il suo profumo intenso evoca proprio il mare e il sole, tuttavia possiamo introdurla nel nostro orto anche senza trovarci necessariamente in località marine.

Per le sue proprietà officinali è una specie tenuta in gran conto in fitoterapia, la sua coltivazione è piuttosto semplice, trattandosi di una specie che ha esigenze modeste in termini di acqua e di concimazioni.

fiore elicriso

Vediamo quindi come coltivare l’elicriso con metodo biologico ed arricchire così il ventaglio delle piante aromatiche ed officinali, che sono a buon diritto da considerarsi anche come ornamentali.

La pianta dell’elicriso

L’elicriso (Helichrysum) ha origini mediterranee e per questo, come anticipato, lo si trova molto facilmente allo stato spontaneo. Fa parte della famiglia delle composite, che comprende specie da orto molto comuni: lattuga, cicoria, endivie, carciofo, cardo, topinambur e girasole.

difesa solabiol

L’elicriso è una pianta perenne, che ogni anno in primavera forma nuovi getti dalla base dopo aver trascorso l’inverno in riposo vegetativo. Si tratta di una pianta piccola, che presenta un portamento cespuglioso, con altezza massima di 60-70 cm. I fusti e le foglie non sono verdi brillanti, ma di colore chiaro, tra il verde e il grigio-bianco.

La fioritura dell’elicriso è molto abbondante, compare tra aprile e maggio o anche successivamente in base alle zone in cui si trova. I fiori sono di colore giallo dorato, sono piccoli ma raggruppati in infiorescenze fitte. L’impollinazione è entomofila, avviene cioè grazie alle api e ad altri insetti impollinatori.

Dove si può coltivare

Osservando la sua diffusione spontanea tipicamente mediterranea, possiamo facilmente capire che le aree più vocate per l’elicriso sono quelle del sud o centro Italia. Nelle regioni del Nord la sua coltivazione può risultare penalizzata dal freddo invernale, tuttavia con i cambiamenti climatici in corso non ci sarebbe da stupirsi di vedere sempre più elicrisi anche in questi ambienti.

L’importante però è dedicare a questa pianta una posizione ben assolata dell’orto o del giardino, valutando bene le fonti di ombreggiamento presenti e l’esposizione. Grazie al sole sprigionerà al meglio il suo profumo.

cespuglio di elicriso

Seminare e piantare l’elicriso

L’elicriso può essere seminato in semenzaio in primavera, ma in questo caso per avere piante abbastanza grandi l’attesa è lunga.

Consigliamo quindi di acquistare almeno una piantina già sviluppata presso un vivaio e, successivamente seminarne di nuove raccogliendo i semi verso la fine dell’estate. In questo caso conserveremo i semi fino alla primavera successiva in un luogo asciutto e tiepido per poi utilizzarli per avere più esemplari di questa specie.

Come trapiantare le piantine

Nel punto scelto per il trapianto della piantina, bisogna scavare una buchetta di dimensioni maggiori rispetto alla zolla di terra presente nel vasetto al momento dell’acquisto. Questo aiuta la pianta a sviluppare radici in un terreno soffice, e a prevenire i pericolosi ristagni idrici. Il terreno deve essere dotato di sostanza organica, quindi aggiungere del compost o del letame ben maturi è una buona pratica, poi in seguito non dovremo concimare molto. Si tratta infatti di una specie che non ama terreni molto ricchi.

Teniamo almeno 30-40 cm di distanza tra la pianta di elicriso e le altre specie, in modo che non si ombreggino a vicenda.

Metodo di coltivazione

L’elicriso non richiede molta acqua, quindi bisogna essere parsimoniosi con le irrigazioni, per evitare i marciumi radicali. Tuttavia, con le piantine da poco messe a dimora bisogna intervenire più spesso, soprattutto durante il periodo estivo.

In inverno è molto utile provvedere a proteggere le radici della pianta mediante una pacciamatura, o naturale, cioè a base di foglie, paglia o cortecce o anche teli neri.

Le potature non devono essere intensive per questa specie. Possiamo limitarci a tagliare i fiori appassiti e i getti secchi o danneggiati.

Fare talea di elicriso

Oltre alla raccolta dei semi, un altro metodo semplice per riprodurre in proprio una bella pianta di elicriso è rappresentato dalla talea.

A inizio primavera possiamo tagliare dei piccoli segmenti di ramo e metterli a radicare in una serra-semenzaio, in vasetti con terriccio mantenuto umido. Dopo circa un mese o un mese e mezzo di permanenza in serra e annaffiature regolari, il radicamento avviene e in questo modo ci è possibile ricavare esemplari geneticamente identici alla pianta madre.

Coltivare l’elicriso in vaso

L’elicriso è una pianta molto adatta a scopo ornamentale per terrazze, balconi e davanzali. Anche in questo caso è importante però posizionarla al sole ed assicurarle un vaso di dimensioni adatte.

Le irrigazioni, sempre moderate, devono essere più intense rispetto alla coltivazione in piena terra, e ogni anno è importante somministrare un po’ di concime organico come lo stallatico.

Raccolta e utilizzo della pianta

L’elicriso è una pianta ricca di preziosi olii essenziali.

Per questi scopi, nelle coltivazioni di officinali a scopo professionale,  su superfici estese viene raccolto, poi essiccato e infine distillato.

In una coltivazione domestica possiamo, per esempio, raccogliere i fiori di elicriso ed essiccarli per la preparazione di tisane.

Proprietà dell’elicriso

L’elicriso è una pianta officinale dalle molte proprietà benefiche, per questo trova uso nella cosmetica e anche in ambito farmaceutico.

La sua composizione di oli essenziali, triterpeni, flavonoidi, e altri elementi importanti a livello officinale la rendono una risorsa preziosa per la fitoterapia.

All’elicriso sono state attribuite:

  • Proprietà antinfiammatorie.
  • Proprietà antibatteriche.
  • Proprietà antistaminiche.
  • Proprietà analgesiche.
  • Proprietà curative per dermatiti, eczemi, macchie e psoriasi.

Per questo viene impiegato per alleviare problematiche dell’apparato respiratorio, quali asma e bronchite, per allergie e come rimedio per lesioni e irritazioni cutanee.

Articolo di Sara Petrucci

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