la spezia del timoIl timo è un piccolo arbusto perenne che forma cespugli fitti e compatti, non ha problemi nel colonizzare terreni poveri, aridi e sassosi e per questo motivo è una pianta aromatica decisamente semplice da coltivare nell’orto e dai molteplici utilizzi in cucina. Fa parte della famiglia delle lamiacee, proprio come l’origano, il basilico e molte altre officinali.

La pianta di timo (Thymus) è anche ornamentale, si presenta molto ordinata e produce in primavera una miriade di piccoli fiori, di colore bianco rosa. Per questo si può usare anche per le aiuole del giardino, unendo la bellezza all’utile.

Essendo una coltura molto poco esigente in termini di terreno, innaffiature e clima è davvero indicata per la coltivazione anche da parte di principianti, adattissima a un metodo biologico. La sua resistenza al freddo rende il timo una coltivazione fattibile anche in orti di montagna, infatti passeggiando per pascoli montani possiamo trovare varietà spontanee di timo selvatico anche in quote sopra ai 1200 metri.

Seminare il timo

Il timo è una specie perenne, quindi una volta piantato o seminato nell’orto possiamo tenerlo per diversi anni, senza doverlo seminare ogni volta. In un orto famigliare basta una pianta di timo a rispondere al consumo domestico, se vogliamo provare più di una varietà, sperimentando ad esempio il timo limone, si metteranno due o tre piantine.

In caso si vogliano mettere più piante a scopo di produzione da reddito meglio distanziarle di circa 30 cm tra loro e tenere 70/80 cm tra le file.

Dove seminare il timo

Clima. Questa pianta aromatica è molto rustica, resiste quindi alle gelate e non ha problemi a sopportare calura e sbalzi di temperatura. Cresce bene in zone  soleggiate, e l’esposizione solare favorisce anche un maggior contenuto di oli essenziali.

Terreno. Il timo non è esigente in quanto a nutrimenti, si accontenta di terreni poveri. Predilige un suolo drenante enon argilloso, essendo facilmente soggetto a muffe in caso di umidità eccessiva.

La lavorazione del suolo

Come tutte le colture perenni vale la pena perdere un po’ di tempo per curare la preparazione dell’aiuola in cui andiamo a mettere le piante di timo. Si procede con una vangatura profonda, anche senza rigirare la zolla: lo scopo è di smuovere il suolo. In seguito possiamo zappare, con eventuale apporto moderato di compost, e affinare la superficie con un rastrello.

Dove il terreno è argilloso possiamo decidere di mischiare sabbia prima dell’impianto, eventualmente anche rialzare la proda.

Metodi di riproduzione e periodo di semina

Per inserirlo tra le aiuole del nostro orto si può riprodurlo in tre modi: per seme, per partizione dei cespugli o per talea.

  • Per seme. La semina della pianta di timo deve essere fatta in primavera in semenzaio, successivamente si trapianterà in estate nell’orto.
  • Divisione del cespo. Si procede espiantando una pianta esistente e dividendo l’arbusto in più parti, ciascuna dotata di apparato radicale. Si può procedere in primavera oppure autunno, evitando periodi di freddo eccessivo o mesi siccitosi.
  • Talea. La talea consiste nel prelevare da una pianta una suo ramo e farlo radicare, in modo da ottenere una piantina che verrà poi trapiantata. La talea richiede di utilizzare rametti laterali che siano già legnosi. Il periodo giusto per farlo è anche in questo caso la primavera, oppure in climi miti l’autunno.

In ogni caso dopo la semina o il trapianto è importante annaffiare spesso, con regolarità, fino a che la pianta avrà sviluppato un apparato radicale adeguato.

La coltivazione del timo

Far crescere il timo nell’orto non è difficile e questa coltura si può far crescere anche in vaso su terrazzi o davanzali. A livello di erbe infestanti c’è poca fatica da fare, visto che il cespuglio molto fitto scoraggia il formarsi di specie spontanee nello spazio di questa aromatica.

Anche come innaffiature la pianta non crea molto lavoro: Non occorre bagnare il timo se non in casi di siccità estrema oppure quando la piantina è molto giovane.

Una pacciamatura di paglia può avvantaggiare in climi aridi, aiutando a diminuire la traspirazione d’acqua dal suolo.

Potare il timo

Il timo è una pianta resistente, che sopporta bene eventuali tagli, i rametti vengono abitualmente tagliati per il raccolto, ma può rendersi necessario una regolazione di potatura annuale, allo scopo di tenere dimensionato il cespuglio di questa pianta.

L’unica accortezza da avere nella potatura è di effettuare i tagli con forbici adeguate che garantiscano un taglio pulito e netto.

Controllo di parassiti e malattie

Il timo teme i ristagni di acqua, che provocano muffe e marciumi radicali alla pianta, questo genere di malattie si evita senza trattamenti ma semplicemente con la prevenzione, ovvero curando che il terreno sia drenante.

A parte il discorso dei marciumi la pianta di timo non è molto soggetta a problemi fitosanitari ed è una coltura abbastanza semplice da tenere in regime di agricoltura biologica.

Questa officinale attira molti insetti, sia quelli utili all’orto come le coccinelle che quelli sgraditi, in particolare quando spuntano i suoi fiori. In un contesto di coltivazione naturale questo viene comunque considerato un pregio perché la biodiversità è importante fonte di equilibrio.

Coltivare il timo sul balcone

Questa erba aromatica si può tenere anche in vaso, su terrazzo o balcone. Si raccomanda un vaso di buone dimensioni, con minimo 30 cm di diametro, e media profondità. Come terriccio possiamo miscelare terriccio fertile misto a torba e sabbia, prima di riempire di terra il vaso è bene spargere un piccolo strato di ghiaia o argilla espansa che permetta un miglior scolo dell’acqua in eccesso.

Raccolta e conservazione

Come abbiamo visto coltivare il timo è proprio semplice e non richiede molto impegno, in compenso possiamo raccoglierlo praticamente tutto l’anno.

In cucina si usano le foglioline, possiamo quindi prelevarle tagliando i rametti interi con una cesoia. La cosa migliore è sempre raccogliere al momento dell’uso, in modo da preservare aroma e qualità nutritive contenute nella pianta. Dopo il raccolto tendono ad avvizzire in pochi giorni, ma si può sempre scegliere l’essiccazione.

la pianta del timo

Essiccazione

Tagliando i rami alla base possiamo decidere di essiccarli, in modo da conservare questa spezia e preservare il nostro timo, o magari regalarne dei vasetti a chi non lo coltiva. Il metodo è simile a quello impiegato in generale per le aromatiche.

L’essiccazione si può fare in modo naturale, lasciando i rametti appesi in posti asciutti, ombrosi e arieggiati. In alternativa possiamo ottenere ottimi risultati con un essiccatore. La conservazione delle foglie di timo secche è da effettuarsi in barattoli di vetro con tappo a vite.

Varietà di timo

Esistono diverse varietà di timo, da quello più comune ad alcune tipologie, particolarmente apprezzate negli ultimi anni quelle che hanno un’aroma che ricorda il gusto del limone.

  • Timo comune (Thimus vulgaris). La specie più comune e quindi più diffusa tanto negli orti quanto in cucina. Si tratta di un cespuglio arbustivo dalle foglie molto piccole.
  • Timo serpillo o timo strisciante (Thimus serpillo). Si caratterizza come pianta per il portamento strisciante, che vede la pianta svilupparsi in orizzontale ma restare bassa sul manto erboso.
  • Timo limone o timo dorato (Thimus citronium). Specie ricercata di cui esistono diverse varietà, conosciuta per il suo aroma e profumo, che ricorda vagamente il limone, a cui deve anche il nome. Per combinazione molto spesso le varietà di timo limone hanno foglie parzialmente colorate di giallo, in genere sono dorate sui margini esterni.

Proprietà e uso culinario

A questa pianta officinale vengono attribuite proprietà balsamiche e antisettiche, contiene inoltre una buona dose di vitamine, per questi utilizzi va estratto dalla pianta l’olio essenziale. L’infuso di timo viene invece utilizzato come digestivo.

Il timo in cucina. Numerose ricette possono essere impreziosite usando il timo come erba aromatica. Le foglie secche di timo sono una spezia interessante da usare per insaporire la carne, minestre, frittate o altri piatti.

Articolo di Matteo Cereda

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