piccolo melone in crescitaQuando si pensa al melone evochiamo l’estate, e immaginiamo il piacere di dissetarci con un frutto vitaminico e salutare, o la prelibatezza di un pranzo semplice e veloce fatto di melone abbinato al prosciutto. Sappiamo però che esistono meloni dolci e profumati, ma anche frutti acquosi e senza gusto.

E allora come si fa ad ottenere meloni saporiti dal nostro orto coltivato in modo biologico? La concimazione è certamente una delle tecniche colturali che incidono maggiormente sulla produzione e sulla qualità di questi frutti, per cui è importante saperla fare nel modo giusto.

Vediamo quindi come e quando concimare questa coltura, in modo efficiente ma anche eco-compatibile, e quindi senza accumulare sali in eccesso nel terreno, nelle acque o nella stessa pianta. L’intervento fertilizzante si articola in una concimazione iniziale “di fondo” e poi in eventuali apporti aggiuntivi durante la vita di questa pianta cucurbitacea, particolarmente vorace in termini di elementi nutritivi.

La concimazione di fondo

Non smetteremo mai di ripetere che in una coltivazione biologica il punto di partenza è una valida gestione del terreno, mediante lavorazioni adeguate, che lo arieggino in profondità ma senza destrutturarlo, e con il reintegro costante della sostanza organica che si perde nel tempo in modo naturale.

Quindi bisogna ammendare il suolo regolarmente, ben prima del trapianto delle piantine di melone, meglio se nell’autunno precedente. Per farlo si procede aggiungendo compost maturo o letame maturo, sostanze che rendono l’orto fertile in tutti i sensi: chimico, fisico e biologico. L’ammendante deve essere incorporato nei primi strati di terreno e non interrato in profondità, quindi va distribuito dopo l’eventuale vangatura e prima di zappare e rastrellare, in modo che zappa e rastrello lo mescolino bene al terreno.

La concimazione di fondo è un apporto non specifico, quindi non mirato alla coltivazione del melone, il suo significato è quello di preservare la fertilità e la quantità di sostanza organica presente nel suolo. Scegliamo compost o letame anche perché si tratta di sostanze complete, che contengono tutti gli elementi necessari alla vita della pianta.

Le quantità di letame o di compost consigliate sono 3-4, massimo 5 kg per ogni metro quadrato di superficie coltivata. Se non disponiamo né di letame né di compost, l’arricchimento di sostanza organica può provenire in modo eccellente da un sovescio a semina autunnale ed interramento primaverile.

Concimazioni e rotazioni

Oltre all’ammendante di base che abbiamo visto per la concimazione di fondo, bisogna mettere anche un po’ di concime aggiuntivo, per esempio lo stallatico pellettato, che è maggiormente concentrato rispetto al letame sfuso, oppure farine di roccia, di alghe, cenere di legna, borlande.

I concimi naturali consentiti in agricoltura biologica possono essere organici o minerali naturali. La scelta può dipendere dalla natura del terreno, per cui se è la prima volta che si coltiva quel terreno specifico, vale la pena far analizzare un campione per conoscerlo e capire se ha delle carenze o eccessi, in particolare di qualche elemento minerale.

Se un terreno ha valori medi, senza particolari picchi, le quantità di fertilizzanti dipendono anche da che cosa era stato coltivato prima del melone in quella superficie, perché si capisce quanto era stato sfruttato quel terreno. Quindi dobbiamo tener conto di come si è svolta la rotazione delle coltivazioni. Ad esempio la situazione può cambiare se l’ultima coltura era stata un cavolo invernale (forte consumatore), o finocchi e insalate (medi consumatori). Queste considerazioni valgono per tutte le colture, ma in particolare bisogna tenerne conto per le specie più avide di nutrimento, a cui il melone appartiene.

Il melone è la cucurbitacea più esigente in fatto di calore, e in una stagione regolare viene messo a dimora al nord verso i primi di maggio, e con almeno due settimane di anticipo al sud. È ragionevole pensare che quello spazio sia stato utilizzato fino a poco prima per una coltura a ciclo rapido come insalata, spinaci, ravanelli o altro che hanno iniziato ad usare le sostanze distribuite col compost o il letame distribuiti prima della loro semina, ma che non le hanno certo esaurite.

Le esigenze specifiche della pianta di melone

La pianta del melone desidera molto azoto, fosforo e potassio, ma anche calcio e magnesio, oltre alle piccole dosi dei microelementi (ferro, manganese, zolfo ecc). Sono tutti elementi presenti nel compost, nel letame e nello stallatico in pellets, ma che possono essere integrati, soprattutto nel caso di carenze specifiche, con concimi minerali naturali come farine di roccia, solfato di potassio e magnesio, o farine di alghe calcaree se è carente il calcio, che devono essere distribuiti a dosi molto piccole.

Il potassio è un elemento importante per la specie, poiché favorisce la concentrazione zuccherina del frutto. Quindi, a seconda del nostro terreno, un po’ di cenere di legna, che apporta questo elemento insieme al calcio, o il sale grezzo di potassio, o il già citato solfato di potassio e magnesio, sono utili, così come le borlande, altro fertilizzante naturale ricco di questo elemento. Questo tipo di apporto è prezioso se vogliamo ottenere dei frutti dolci e saporiti.

Semina e trapianto

La semina del melone avviene preferibilmente in semenzaio, in vaschette apposite, e non richiede concimazione, ma solo l’uso di un buon terriccio per le semine. Quando le piantine sono pronte per il trapianto, si aggiunge un pochino di concime al suolo, scegliendo tra quelli che abbiamo elencato e senza mai esagerare, giusto qualche manciata sparsa. Evitiamo di mettere le manciate nelle buchette di trapianto perché le radici delle piantine sono destinate ad occupare quel poco spazio solo all’inizio, per poi espandersi, è preferibile piuttosto spargerle uniformemente sul terreno.

Durante l’estate

La coltura del melone non ha ciclo lunghissimo, pertanto la concimazione iniziale di solito è sufficiente per soddisfare i suoi bisogni, senza necessità di reintegri. Tuttavia, a volte possiamo irrigare con macerati di ortica diluiti, che apportano azoto e ferro.

Concimazione e irrigazione

Le sostanze nutritive vengono veicolate dall’acqua, di pioggia o di irrigazione, e assorbite tramite questa dalle radici delle piante. Il melone, fino alla crescita dei frutti, è una pianta che richiede una buona disponibilità idrica, mentre quando inizia la fase di maturazione del frutto bisogna interrompere le irrigazioni, per garantirne un buon sapore dolce del frutto ed evitare la sua spaccatura. A questo punto comunque la pianta ha assorbito ormai il nutrimento che doveva assorbire insieme all’acqua.

Lettura consigliata: coltivare il melone

Articolo e foto di Sara Petrucci

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