more di rovoIl rovo è la pianta che produce le more, che insieme a lamponi, mirtilli e ribes fanno parte della categoria dei piccoli frutti, oggi sempre più coltivati e consumati perché molto salutari, versatili e gustosi. La gestione della pianta del rovo è piuttosto facile e si presta bene alla coltivazione biologica, sia amatoriale sia professionale, visto che si tratta di una specie rustica, che si adatta a terreni diversi e a varie condizioni climatiche.

Per quanto la coltivazione del rovo sia relativamente semplice e gestibile con concimazioni naturali, irrigazioni saltuarie e sporadici trattamenti ecologici in caso di necessità, è importante dedicare del tempo anche a questa specie, soprattutto per eseguire la potatura, che tra le cure colturali riveste un ruolo di grande importanza.

In questo articolo vediamo quindi come si realizza la potatura dei cespugli di more e quali periodi dell’anno sono i più indicati per farlo, in modo da ottenere buone produzioni e mantenere le piante sempre sane ed equilibrate.

La pianta dei rovi

Il rovo è un cespuglio perenne, formato da numerosi rami di durata biennale che si sviluppano dalla ceppaia e dalle radici in un continuo rinnovo e con una tendenza ad espandersi lateralmente. Il ciclo di fruttificazione del rovo è assimilabile a quello del lampone unifero, ovvero quello che fruttifica una sola volta in estate, pertanto la potatura nelle due specie risulta piuttosto simile alla potatura di questo lampone.

Di recente si stanno diffondendo comunque anche delle varietà di rovo rifiorenti che producono due volte con frutti che maturano in estate sui tralci di un anno e poi in autunno sui germogli che si sono sviluppati durante quello stesso anno.

Potatura di allevamento del rovo

Le more, come i lamponi, sono piante cespugliose, per questo devono essere gestite in modo molto diverso rispetto alle altre rosacee che si presentano invece come alberi da frutto come peschi, albicocchi e meli.

La fase di allevamento, ovvero quel periodo che va dalla messa a dimora all’effettiva entrata in produzione delle piante, è breve ma riveste una grande importanza: dalla sua corretta impostazione dipende il successo della coltura negli anni successivi. L’impianto si realizza su filari predisposti con pali e fili metallici, in autunno o a fine inverno, in modo che le piante vengano allevate a controspalliera.

Nella primavera che segue la messa a dimora le gemme laterali degli astoni emettono germogli fruttiferi lungo i quali si svilupperanno i frutti, mentre dalle radici verranno emessi i nuovi tralci. Questi non devono essere tagliati perché saranno i tralci produttivi dell’anno successivo. I tralci vengono aperti a ventaglio e legati ai fili zincati della struttura, in modo che stiano distanti e in questo modo ricevano tutti luce sufficiente.

Potatura di produzione del rovo

Ogni anno dalla base della ceppaia vengono emessi tralci provvisti di gemme destinate a germogliare e a produrre nell’anno successivo. I tralci di un anno devono essere accorciati a 180-200 cm per favorire la formazione di germogli fruttiferi nella parte mediana del tralcio stesso nella primavera-estate successiva.

Il diradamento dei tralci è altrettanto importante per non creare troppo affollamento delle chiome e deve portare a lasciarne 4 o 5 per ogni pianta. I tralci che hanno già prodotto disseccano e devono essere eliminati alla base della pianta.

Quando potare

Le operazioni appena descritte possono essere eseguite subito dopo la raccolta delle more, in estate-autunno, o anche durante tutto l’inverno, evitando però accuratamente i periodi gelidi. I mesi adatti per potare il rovo sono quindi da settembre a febbraio, esclusi periodi di freddo intenso.

Potare rovi rifiorenti

In genere le more si trovano come pianta unifera, con un unico periodo di fioritura, iniziano però a trovarsi anche varietà di rovo rifiorente. Dato che negli anni a venire i rovi rifiorenti si potranno diffondere in modo crescente, diamo indicazioni su come potare anche questi. In questo caso si è di fronte ad una scelta tra due alternative.

  • Se si preferisce privilegiare la sola produzione autunnale sui germogli dell’anno, dopo la raccolta si taglia tutto raso terra. In questo modo i rovi si comportano da uniflori dando una fruttificazione abbondante a fine estate-inizio autunno. Questa è la scelta adottata dagli agricoltori professionali che intendono avere una produzione più abbondante e di qualità, ma concentrata in un periodo, dopo aver raccolto le more estive da varietà unifere.
  • Se invece si opta per avere entrambe le produzioni, ovvero quella estiva e quella autunnale, dopo la raccolta in autunno si cimano i germogli che hanno fruttificato e si diradano i tralci, lasciandone 4 o 5 per pianta, e questi fruttificheranno nell’estate successiva. Si tratta della scelta consigliata per le produzioni private, perché consente di avere more in un periodo più ampio, anche se in minore quantità.

Come potare le more: criteri ed accortezze

Nel potare la pianta di more ci sono alcune accortezze che è importante tener sempre presente.

Scegliere attrezzi adatti

La potatura del rovo si esegue con cesoie e a volte con forbicioni nel caso di tralci molto robusti e larghi di diametro. Questi strumenti devono essere di buona qualità: è inutile risparmiare comprando modelli economici, perché poi questi potranno rompersi presto e sarà necessario un nuovo acquisto. Gli attrezzi devono essere affilati, puliti e nel caso in cui si siano notate patologie fungine a carico di alcuni esemplari, devono essere disinfettati prima di potare rovi sani.

Regolarità nella cura delle piante

Non saltare mai un anno di potature perché i rovi poi sarebbero molto più difficilmente gestibili, molto intricati e con le varietà provviste di spine le possibilità di ferirci aumenterebbero. I tagli dei tralci secchi devono essere eseguiti raso terra, mentre i tagli di raccorciamento dei tralci di un anno devono essere inclinati: questo favorisce la caduta delle gocce di pioggia che col taglio diritto vi ristagnerebbero sopra;

Gestire i resti di potatura

Tutta la ramaglia che viene eliminata con la potatura può essere compostata, meglio se dopo una triturazione eseguita con un buon biotrituratore. Non è consigliato lasciare i resti a decomporsi tra i filari, soprattutto nel caso di precedenti malattie fungine, perché questi farebbero da inoculo di malattie per i nuovi tralci. I polloni nuovi che si eliminano per diradare la coltura possono essere estratti da terra con parte dell’apparato radicale e utilizzati per propagare autonomamente la coltura evitando così l’acquisto di nuove piantine.

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Articolo di Sara Petrucci

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