Parlando di pesticidi si intendono tutti quei prodotti di uso agricolo volti a eliminare organismi nocivi all’attività di coltivazione o allevamento. Quindi in questa definizione rientrano una serie di trattamenti, quali insetticidi, diserbanti, fitofarmaci impiegati contro le malattie delle piante.

I pesticidi sono di fatto dei veleni che vengono immessi nell’ambiente, infatti hanno l’obiettivo di uccidere organismi. Per questo motivo sono praticamente sempre prodotti tossici e hanno effetti nefasti a livello ecologico e anche sulla salute degli esseri umani che lavorano nei campi, vivono nei dintorni e consumano frutta e verdura contaminata.

pesticidi pericolosi

In agricoltura fare trattamenti può essere necessario, per cui è bene non demonizzare in generale qualsiasi insetticida o fitofarmaco, ma è importante essere consapevoli dei rischi portati da questo tipo di trattamenti. Anche chi coltiva su modesta scala un orto o un piccolo frutteto può essere tentato di impiegare insetticidi o fungicidi al bisogno, per farlo è però necessario sapere quale prodotto si sta utilizzando e prendere le dovute precauzioni.

No ai pesticidi chimici

Quando parliamo di trattamenti in agricoltura ci stiamo riferendo a una vasta gamma di prodotti, che hanno differenti principi attivi e differenti conseguenze. Possiamo classificare questo insieme largo in molti gruppi.

Una prima e importante classificazione dei pesticidi è in base allo scopo: insetticidi, fungicidi , acaricidi, battericidi, diserbanti e così via.

Possiamo anche classificare le sostanze in base all’origine delle loro molecole:

  • Trattamenti pesticidi di origine naturale, consentiti in agricoltura biologica, come ad esempio piretro, azadiractina e spinosad.
  • Trattamenti derivati da sintesi chimica che non sono invece utilizzabili nel metodo bio.

Altro distinguo importante da fare è tra trattamenti sistemici, le cui molecole penetrano nella pianta modificandola dall’interno, e trattamenti che agiscono in copertura e per contatto, quindi richiedono di colpire fisicamente il patogeno per abbatterlo. Naturalmente i prodotti consentiti in bio non sono sistemici.

Il fatto che un insetticida o un fitofarmaco sia biologico non lo rende privo di pericolosità, ma è comunque una prima garanzia. Per questo l’invito primario che mi sento di dare è di non impiegare mai nell’orto o nel frutteto pesticidi chimici di sintesi, visto che possono rivelarsi particolarmente nocivi per l’ambiente e per l’uomo.

Usare solo prodotti consentiti in bio è un primo metodo empirico per scartare i trattamenti più pericolosi. Vedremo però che è bene fare attenzione anche agli insetticidi bio e che prodotti come il rame possono non essere completamente ecocompatibili.

Rischi dei pesticidi

I problemi portati dai pesticidi sono di varia natura: dalla problematica ecologica ai danni che portano alla salute, portando tumori e altre malattie.

Danni ecologici dei pesticidi

Un evidente problema portato dai pesticidi è di natura ecologica: molti trattamenti in commercio sono tossici e altamente inquinanti. Danneggiano in modo grave l’ambiente, a più livelli: contaminano il suolo, la falda acquifera, l’aria. Uccidono svariate forme di vita presenti sulle piante, nel suolo e nei corsi d’acqua.

Non mi dilungo sul tema, perché ci sono già numerosi studi autorevoli sull’inquinamento da pesticidi facilmente reperibili. A chi volesse approfondire consiglio la lettura delle Note sull’inquinamento in Italia da pesticidi, a cura di Massimo Pietro Bianco dell’ISPRA.

inquinamento da pesticidi

Frutti contaminati

Oltre al danno ecologico all’ambiente i pesticidi sono un pericolo concreto per la salute: tossine di vario genere possono contaminare frutta e verdura e arrivare quindi all’organismo di chi si nutre di quanto raccolto.

Quando leggiamo sulle etichette al supermercato “buccia non edibile” (sugli agrumi è una dicitura purtroppo molto frequente) dobbiamo riflettere e chiederci se siamo disposti a mangiare un frutto trattato con prodotti chimici di questo genere.

Facciamo attenzione anche al fatto che i trattamenti sistemici sono particolarmente pericolosi perché penetrando nella pianta non si possono eliminare semplicemente sbucciando o lavando la frutta (si veda approfondimento).

Rischi per chi coltiva e per chi abita zone contaminate

Il pesticida chimico è un pericolo diretto per la salute di chi coltiva: il contadino è la persona più esposta al trattamento, sia mentre lo effettua che nei giorni successivi, lavorando per ore in un campo avvelenato.

Subito dopo il contadino vengono le persone che vivono vicino alle zone in cui si effettuano i trattamenti, che loro malgrado si possono trovare esposte alle tossine. Anche qui gli studi scientifici e i casi drammatici purtroppo non mancano, segnalo il rapporto “tossico come un pesticida” prodotto da Greenpeace.

Anche in Italia ci sono zone in cui i pesticidi hanno determinato maggiori casi di tumore e altre malattie. Si può citare la Val di Non, dove sembra esserci correlazione tra il numero di leucemie e un uso spregiudicato di pesticidi nei meleti (approfondimento) e la zona del prosecco in Veneto, recentemente oggetto di attenzione.

I trattamenti biologici non sempre sono innocui

Esistono dicevamo trattamenti di origine naturale, più eco compatibili e consentiti in agricoltura biologica. Anche questi però, sebbene si degradino, possono avere ricadute ambientali. Se leggete l’etichetta di prodotti quali spinosad e piretro, che sono gli insetticidi bio più diffusi, vi accorgete che sebbene poco impattanti non sono totalmente innocui.

Il rame, che è il più utilizzato trattamento anticrittogamico in agricoltura biologica, è un metallo pesante che si accumula nel terreno, come spiegato nell’articolo sui rischi legati al rame.

Un insetticida biologico può essere tossico, può diffondersi nella falda acquifera, può uccidere organismi utili come api e coccinelle. Quindi anche se un pesticida consentito in agricoltura biologica è generalmente meno dannoso di altri non dobbiamo pensare di poterlo utilizzare senza consapevolezza e precauzioni.

In linea generale è importante cercare di fare meno trattamenti possibili, consiglio la lettura dell‘articolo dedicato proprio alle possibili alternative agli insetticidi, in cui si citano buone pratiche come l’uso di reti anti insetto, il trappolaggio, gli insetti antagonisti e i macerati naturali.

moria di api

Rischi per la salute

Oltre al danno ecologico all’ambiente i pesticidi sono dannosi per l’essere umano: il fatto che i pesticidi siano un pericolo per la salute è comprovato da moltissimi studi scientifici. Ovviamente i soggetti più colpiti sono i più deboli, a cominciare dai bambini e dalle donne in gravidanza.

Questo tema è importante, suggerisco di approfondirlo con la lettura dell’articolo di Patrizia Gentilini (medico oncologo): “Esposizione ai pesticidi e rischi per la salute umana“. Sono solo 6 pagine, molto chiare, che tracciano una panoramica delle conseguenze che possono avere i fitofarmaci sul nostro organismo.

Pesticidi e tumori

La correlazione tra aumento dei tumori ed esposizione ai pesticidi è supportata da moltissimi dati, che si traducono in numerose tragedie. L’articolo della dottoressa Gentilini linkato in precedenza espone bene la problematica del cancro legato ai trattamenti pesticidi, si parla di leucemie e altri tumori del sangue, cancro alla prostata, tumori dell’infanzia e altro ancora.

Quando si parla di numeri in casi come questo è bene ricordarsi che dietro alle statistiche ci sono le storie drammatiche di tante persone. Anche solo una di queste meriterebbe l’attenzione nostra e dei legislatori.

Rischi non tumorali

Oltre al drammatico tema dei tumori favoriti dai pesticidi esistono una serie di altri rischi per la salute non tumorali:

  • Problemi neurologici e cognitivi.
  • Danni al sistema immunitario e sviluppo di allergie.
  • Problemi alla tiroide.
  • Riduzione della fertilità maschile.
  • Danni di varia natura sviluppati dai bambini.

Pesticidi e legislazione

Il compito delle istituzioni sarebbe di salvaguardare la salute dei cittadini e quindi prendere provvedimenti volti a controllare e limitare l’impiego di sostanze nocive.

Potremmo pensare che il problema riguardi paesi del mondo dove l’impiego di sostanze tossiche è poco regolamentato, ma in realtà anche nel nostro paese la legislazione, sia quella italiana che quella europea, non basta a proteggerci dalla minaccia dei pesticidi. Possiamo citare come esempio negativo il celebre caso del glifosate, diserbante più volte evidenziato come cancerogeno, ma difeso a spada tratta da multinazionali del calibro di Bayer – Monsanto. Ma sono molte le situazioni in cui le istituzioni si sono rivelate troppo lente ad agire, ostacolate da grandi interessi economici.

Anche dove ci sono regole dettate dalla legge non è detto che queste vengano rispettate e che vengano individuate e sanzionate violazioni. Anche il sistema di controllo ha delle lacune evidenti.

I limiti di legge spessissimo vengono infranti: da un rapporto Efsa, l’ente Europeo di controllo, emerge che più del 4% dei prodotti alimentari analizzati registrano residui di pesticidi sopra la norma.

trattamento pesticida nei campi

Il principio di precauzione

Talvolta non è semplice dimostrare che una sostanza sia realmente pericolosa. Per questo motivo si dovrebbe far riferimento il principio di precauzione, accolto pienamente nella normativa europea, che prevede di vietare l’impiego di una sostanza fino a che non sia verificato che non abbia conseguenze pericolose. Si tratta di una norma di buon senso: non bisognerebbe impiegare trattamenti senza aver provato che siano innocui.

Purtroppo non sempre la legislazione è efficace nel regolare questo e il principio di precauzione nel concreto viene messo da parte quando ci sono interessi economici molto forti in gioco, come nel caso del già citato glifosato.

Nella legislazione europea il principio di precauzione è esplicitamente inserito come principio decisionale sui rischi in materia ambientale, ma la Commissione Europea ha specificato che non si applica necessariamente solo a questa e può quindi comprendere anche i rischi per la salute.

Pretendere una maggior tutela

Preso atto che le misure attuate dalle istituzioni sono inadeguate in modo drammatico spetta a noi agire. Per prima cosa è importante diffondere consapevolezza su queste tematiche parlando dei rischi legati ai pesticidi.

In secondo luogo è utile fare pressione a livello politico su quelli che sono i nostri rappresentanti in parlamento italiano ed europeo e nelle amministrazioni locali. Europa, stato, regioni e comuni possono fare molto per regolamentare l’impiego dei pesticidi. Ad ogni elezione sarebbe doveroso verificare i programmi delle forze politiche e tenere tra i criteri di scelta del voto l’attenzione all’ambiente e a questa tematica.

Infine è importante anche organizzarsi per manifestare, in modo da sapere a istituzioni e politici che esiste una forte componente della società civile che esige una maggior attenzione sul tema dei pesticidi.

In questo non mancano le associazioni più o meno istituzionali che si mobilitano, il generoso impegno di molti attivisti e militanti ha permesso di raggiungere risultati concreti a tutela del bene comune. In particolare ci sono molte esperienze legate a singoli territori locali: l’invito è di informarsi e possibilmente aderire a gruppi territoriali ambientalisti che siano attivi sul tema.

Vi segnalo la campagna Cambialaterra, promossa da FederBio, il cui sito è anche un’ottima fonte di notizie sull’argomento.

Una petizione importante, da firmare subito, è quella promossa dal gruppo Facebook No Pesticidi. Questo gruppo social è una delle realtà più attive che potete trovare sul web, sia a livello informativo che nel far pressione sulle istituzioni. Grazie all’impegno di persone come Renato Bottiglia, non si limita a discussioni web ma ha saputo arrivare fino al parlamento italiano, portando le istanze di chi ha a cuore l’ambiente e la salute delle persone messe a rischio dai fitofarmaci agricoli.

Articolo di Matteo Cereda

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