In autunno o alla fine dell’inverno le piante da frutto sono in riposo vegetativo e questo è un buon momento per trapiantare. Se vogliamo aggiungere una pianta al nostro giardino o al nostro frutteto possiamo decidere di prenderla a radice nuda, invece che averla in vaso nel suo pane di terra o in zolla.

Le piante da frutto fornite a radice nuda che troviamo in vivaio sono albero di un anno di età, che tecnicamente sono detti “astoni”, ovvero piante provviste del solo fusto centrale e di poche ramificazioni laterali. Gli astoni sono comunque già innestati dal vivaista e il punto di innesto appare visibile.

piantina a radice nuda

Scopriamo come scegliere tra pianta in zolla e pianta a radice nuda e quali sono le accortezze necessarie alla messa a dimora.

Radice nuda o pane di terra

Mettere piantine a radice nuda offre dei vantaggi rispetto alle piante fornite in vaso con la loro zolla di terra, ma anche degli svantaggi. Vediamoli in modo da poter scegliere il punto di partenza migliore per il nostro frutteto.

Vantaggi di piantare piante da frutto a radice nuda:

  • Prezzo inferiore: questo è indubbiamente uno degli aspetti più vantaggiosi, soprattutto al crescere del numero delle piante che si intendono trapiantare. Se vogliamo impiantare un frutteto vero e proprio possiamo ottenere un risparmio importante.
  • Facilità di attecchimento delle piante: essendo giovani, al massimo di un anno di età, le piante a radice nuda subiscono uno stress inferiore rispetto ad esemplari più cresciuti, soprattutto se paragonati a quelli che sostano da tempo in un vaso o una zolla che alle radici risulta già stretta.
  • Comodità nel trasporto, minore ingombro e minore peso.
  • Libertà di personalizzare la forma d’allevamento. Con le piante a radice nuda si ha un astone che bisognerà poi decidere come gestire, mentre per piantine già formate sono già state prese alcune decisioni relative alla forma della pianta, ad esempio in piante a vaso a che altezza impalcare le branche.

Di contro ci sono anche alcuni svantaggi da mettere in conto, che potrebbero farci propendere per alberelli nel pane di terra:

  • Necessità di impostare autonomamente la forma di allevamento, a partire ad esempio dal taglio dell’astone centrale per la gestione a vaso. Questo di per sé non costituisce un problema, è un lavoro semplice. L’importante è ricordarsi di farlo, chi non sa e lascia libero di crescere il fusto centrale si troverà una pianta non impostata.
  • Necessità di realizzare il trapianto solo nella fase di riposo vegetativo, ovvero dall’autunno alla fine dell’inverno, sempre evitando l’eventuale periodo delle gelate. Per le piante in vaso, invece, sebbene sia comunque preferibile realizzare il trapianto durante il riposo vegetativo, c’è una maggiore elasticità sui tempi di trapianto.
  • Maggior tempo per arrivare a produzione. Essendo piante più giovani richiedono più tempo per arrivare a fare frutto.

Trapiantare le piante a radice nuda

Una volta acquistata la piantina a radice nuda, vediamo quindi come procedere per la sua messa a dimora.

Scavo della buca

mettere a dimora

Sebbene le radici prive di terra non occupino molto spazio, scavare una buca abbastanza voluminosa è comunque una buona accortezza, per garantire strati di suolo soffici, non compatti e non soggetti a ristagni idrici.

Per la buca si utilizza un badile, ma per le prime fasi dello scavo è indicato avere anche la vanga, che ha una lama diritta che taglia meglio il terreno, soprattutto se è tenace. Se bisogna mettere a dimora tanti esemplari conviene però usare una mototrivella o chiamare qualcuno che ne ha una e può farci il lavoro.

Inzaffardatura

L’inzaffardatura è una pratica utile a stimolare l’attecchimento delle piante da frutto, poiché rivitalizza le radici di queste piante, che sono da tempo nude e probabilmente un po’ disidratate.

Consiste nell’immergere le radici per circa mezz’ora in una miscela in parti uguali di terra fine fertile, letame bovino fresco e acqua. La tecnica deve essere realizzata appena prima della messa a dimora della pianta, ed è possibile se si ha a disposizione del letame bovino fresco, sebbene in alternativa sia possibile anche usare quello maturo.

inzaffardatura

Foto di Stefano Soldati, dal corso Food Forest.

Concimazione di fondo

La concimazione di fondo è un aspetto da non trascurare, ma anzi da praticare con cura, è il punto di partenza della concimazione del frutteto.

Il compost maturo o il letame di vari animali allevati, se disponibile, sono ottimi ammendanti per questa fase, ma non devono essere semplicemente interrati sul fondo della buca. L’ideale è che siano uniformemente mescolati a tutti gli strati superficiali del suolo, quelli che le radici esploreranno, in quando le radici non crescono solo in verticale ma si espandono anche orizzontalmente. Un lavoro ben fatto consiste nel mescolare l’ammentante alla terra di scavo della buca.

Inoculo di micorrize

Le micorrize sono dei funghi ad effetto benefico, che instaurano una simbiosi con le radici delle piante con cui vengono in contatto. Da anni le micorrize sono sempre più applicate in agricoltura sotto forma di prodotti che vengono classificati come biostimolanti, ovvero prodotti che non sono dei concimi e neanche dei fitofarmaci, ma delle sostanze che aiutano, come in questo caso, le piante a crescere meglio e a resistere ai patogeni.

Le micorrize, che possiamo trovare in prodotti liquidi o granulari, stimolano la crescita radicale con grande vantaggio per le piante. Possiamo aggiungere anche questo prodotto alla terra di scavo della buca, nelle dosi consigliate sulla confezione.

Messa a dimora della piantina

Una volta scavata la buca, la piantina deve essere inserita diritta al suo interno e restarvici per tutto il tempo in cui viene rimessa la terra che prima era stata tolta. Questa è forse l’operazione più difficile, rispetto a mettere a dimora una pianta con zolla di terra, che, entro certi limiti sta diritta anche da sola nella buca mentre noi siamo intenti a rimettere la terra dentro.

L’ideale, per questa operazione, è essere in due: una persona tiene ferma la pianta e l’altra usa entrambe le mani per rimettere la terra col badile. Questo è importante anche per tenere la piantina col punto di innesto sempre fuori dalla superficie del suolo. Una volta terminata l’operazione, coi piedi bisogna poi comprimere la terra attorno al colletto della pianta.

Cura della piantina appena piantata

Dopo aver piantato ci sono alcune importanti accortezze perché la nostra nuova pianta da frutto possa attecchire correttamente e svilupparsi in modo positivo.

Sistemazione di un tutore

Dato che la piantina non ha la zolla di terra originaria che la tiene “in piedi”, è molto utile mettere accanto all’astone un tutore, come una canna di bambù o un bastone. Vi legheremo la piantina senza stringere troppo perché non si strozzi con la crescita.

Irrigazione post trapianto

Dopo il trapianto è utile irrigare per favorire l’attecchimento, ma se la terra è umida e argillosa, e se nei giorni appena successivi è prevista pioggia, non occorre farlo, considerando che il momento del trapianto avviene in autunno-inverno.

Pacciamatura

La pacciamatura, in fase post trapianto, può essere molto utile nella messa a dimora autunnale per proteggere le radici dal freddo dell’inverno imminente, e successivamente, in primavera, preserverà dalla competizione dell’erba spontanea per acqua ed elementi nutritivi.

Taglio dell’astone

Come anticipato sopra, le piante a radice nuda sono spesso degli astoni innestati di un anno, per i quali, in certi casi, è necessario provvedere al taglio.

Il taglio dell’astone è infatti una pratica che si esegue per le specie che si intendono allevare a vaso, soprattutto le drupacee. (pesco, albicocco, ciliegio, susino e mandorlo), e consiste nel tagliare il fusto a 50-60 cm da terra.

Tagliato l’astone, infatti, da sotto la pianta emetterà dei germogli, tre o quattro dei quali diventeranno le branche principali su cui basare lo sviluppo futuro della pianta. Si tratta quindi del primo passaggio della potatura d’allevamento con cui daremo alla pianta la forma di allevamento, creando la struttura che si porterà dietro poi durante tutta la sua vita.

Articolo di Sara Petrucci

Scopri la potatura

Per gestire correttamente le piante da frutto è importante saper potare, a cominciare dai primi anni di vita dell’albero, con una potatura di allevamento, per continuare con una buona potatura di produzione.

Con Orto Da Coltivare abbiamo realizzato il percorso POTATURA FACILE, di Pietro Isolan, che spiega la potatura in ogni suo aspetto, rendendo le tecniche alla portata di tutti.

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