giuggiole sull'alberoIngiustamente considerata un frutto minore, la giuggiola è una piccola drupa caratterizzata da un sapore dolce, tanto da esser chiamata dattero cinese. Proprio in Cina ha origine questo bell’albero, che possiamo coltivare facilmente anche in Italia. Le applicazioni del frutto sono diverse: le giuggiole si possono essiccare, candire, fare in marmellata, fino al celebre brodo di giuggiole.

Come pianta il giuggiolo è un albero bello da vedere,resistente alla siccità e particolarmente adatto per terreni poveri.

Vale la pena quindi riscoprire questa specie fruttifera e sperimentare la coltivazione del giuggiolo in giardini o frutteti misti. In questo articolo vedremo le caratteristiche più importanti dell’albero, come e quando piantarlo e scopriremo insieme come si coltiva, tra potatura, altre operazioni e raccolto.

L’albero: caratteristiche e origini

Il giuggiolo fa parte della famiglia delle Rhamnacee e all’interno di questa, al genere Ziziphus, che comprende circa 170 specie. La più nota come giuggiolo è Ziziphus jujuba, una pianta che non raggiunge altezze notevoli, rimane abbastanza contenuta, al massimo arriva a 6 metri. In compenso può essere molto longeva: nel nord della Cina si possono trovare esemplari di giuggioli millenari.

Le radici di questa pianta sono molto vigorose e sviluppate, capaci di andare a cercare l’acqua molto in profondità nel terreno. La pianta ha una notevole capacità pollonifera che la rende capace, se non controllata, di invadere lo spazio circostante con molta rapidità.

Il tronco ha un aspetto contorto, con rami spinosi e disposti in modo irregolare, con corteccia rosso bruna piuttosto rugosa. Le foglie sono caduche, piccole, lucenti e di forma ovale. I fiori restano piccoli e di colore verdastro, compaiono scalarmente tra giugno e luglio e sono visitati volentieri dalle api. I frutti del giuggiolo, quando raggiungono la piena maturazione a settembre-ottobre, sono assimilabili a drupe di dimensioni simili a quelle delle olive, o anche più grandi in alcune varietà. La buccia imbrunisce a maturazione e il frutto assume una consistenza un po’ raggrinzita, simile a quella dei datteri, mentre la polpa della giuggiola può essere giallo-bianca o giallo-bruna ed ha un sapore dolce.

Il giuggiolo è una pianta di origine antichissima, di cui esistono reperti fossili risalenti addirittura a 24 milioni di anni fa, anche se la coltivazione e l’utilizzo risalgono ad “appena” 7700 anni fa. Il paese di origine del giuggiolo è la Cina, non per niente viene anche chiamato “dattero cinese”. Mente da noi si considera un frutto minore in Cina viene annoverato tra i 5 fruttiferi più popolari, insieme a pesca, albicocca, susina e castagna. Dalla Cina il giuggiolo fu diffuso attraverso la via della seta in altri paesi e continenti, tra cui l’Europa, dove la coltivazione fu avviata dalla fine dell’impero di Augusto, come ci testimoniano Plinio il Vecchio e Columella nei loro scritti.

Finora la pianta di giuggiole in Italia è stata coltivata per lo più a carattere amatoriale, benché si inizino a trovare degli avvii di coltivazione più estese legate a particolari ricette dei territori. Ad esempio, ad Arquà Petrarca, bellissimo borgo situato in provincia di Padova, sui Colli Euganei, ogni anno si tiene la sagra delle Giuggiole, una mostra mercato che punta a valorizzare la coltura e i prodotti che ne possono derivare. Tra questi il famoso brodo di giuggiole, usato speso come come metafora di felicità, tanto da essere entrato nel linguaggio comune.

Dato il valore ornamentale di questa pianta, possiamo anche pensare di introdurne un esemplare in giardino con questo scopo principale, oppure metterne alcune piante nel frutteto misto, ampliando in questo modo la gamma di frutta che possiamo raccogliere tra settembre ed ottobre.

Varietà di giuggiole

Oltre alla già citata specie Zisiphus jujuba, altre entità piuttosto note sono il giuggiolo indiano o ber, Z. mauritiana, il giuggiolo acido, Z.acidojujuba e altre ancora. All’interno della specie Z. jujuba troviamo varietà a frutto piccolo come un’oliva e varietà a frutto più grande, del peso di 30-40 grammi circa, e varietà a frutto lungo o a frutto tondo.

albero di giuggiole con frutti sui rami

Clima e terreno ideali

Clima. Il giuggiolo ama i climi temperato-caldi, con estati lunghe. In pieno inverno è comunque capace di sopportare fino a -15°C, allo stato di riposo vegetativo. È discreta anche la sua resistenza al vento, tanto che in alcuni paesi asiatici viene appositamente scelto tra le essenze adatte a comporre le barriere frangivento.

Terreno. Il terreno ideale per la crescita del giuggiolo è profondo, per assecondare lo sviluppo naturale dell’apparato radicale, ben drenato e di medio impasto. Tuttavia questa pianta è anche molto capace di valorizzare i terreni poco fertili, laddove altre specie trovano difficoltà, dando comunque buone produzioni. L’importante è che questi terreni non siano troppo argillosi e compatti, altrimenti sussiste il rischio di asfissia radicale, e non devono essere neanche fortemente alcalini. In caso di dubbio, prima della messa a dimora può essere utile misurare il ph dell’estratto acquoso del terreno con una semplice cartina di tornasole.

Come e quando piantare un giuggiolo

Una volta scelto il luogo in cui mettere a dimora il giuggiolo bisogna procurarsi la piantina, scegliendo varietà e portinnesto, o propagarla per talea.

Il periodo in cui piantare il giuggiolo è, come per molte altre piante del frutteto, il momento di stasi vegetativa. L’ideale è procedere a fine inverno (febbraio), dove l’inverno non è troppo freddo si può fare anche a novembre.

I portinnesti. Il giuggiolo viene di norma innestato su franco, ovvero un portinnesto propagato da seme. Questo di solito determina una maggiore vigoria nelle piante, ma il giuggiolo non ha una crescita tanto rapida e vigorosa, e comunque resta di dimensioni abbastanza contenute. Lo stesso giuggiolo come portinnesto potrebbe essere interessante, per via del suo apparato radicale profondo.

Il trapianto dell’albero

Per la messa a dimora del giuggiolo si prendono piante innestate su franco oppure, se proprio si vuole propagare autonomamente la pianta ottenendo un clone di un esemplare che ci piace particolarmente, si possono fare talee semilegnose. In questo caso si devono prelevare dei rametti lunghi 10-15 cm e metterli a radicare in un terriccio contenente sabbia, scegliendo il periodo tra giugno e luglio per eseguire questa operazione. In questo caso però l’attesa è molto più lunga per la messa a dimora nel luogo definitivo.

Se si parte con alberelli innestati, per la messa a dimora si procede come per le altre specie da frutto: si scava una buca nel luogo prescelto, avendo cura di farla della profondità adeguata. Idealmente bisogna smuovere un volume di terra delle dimensioni indicative di 70 x 70 x 70 cm, in modo tale da rendere soffice una buona quantità di terra a disposizione delle radici, che come abbiamo visto, tendono a svilupparsi in profondità.

Scavando, è molto utile avere cura di accumulare i primi strati di terra separatamente da quelli più profondi, in modo tale da rimetterli poi nello stesso ordine, per non alterare troppo la stratigrafia del terreno. Agli strati più superficiali, quelli corrispondenti ai primi 30 cm circa, si mescola una bella dose di compost o di letame maturo come ammendanti di base. La pianta viene inserita ben dritta nella buca prima di terminare il riempimento con la terra, e bisogna lasciarle invariato il livello del colletto.

Sesti di impianto. Si consigliano sesti di impianto ampi, con distanze di 5-6 metri tra una pianta e l’altra, che si tratti di altri giuggioli o di altre specie da frutto. Sesti ampi consentono una buona illuminazione delle chiome, migliore circolazione di aria e minore probabilità di insorgenza di patologie, favorite dal ristagno di aria umida.

Coltivazione delle giuggiole

Dopo aver piantato il giuggiolo vediamo come coltivarlo, se nel suo primo periodo di vita la pianta richiede maggiori attenzioni, una volta che è avviata si tratta di un albero molto semplice da mantenere e particolarmente resistente alle avversità climatiche e patogene. Per questo è una coltura indicata per la coltivazione biologica. Anche nella potatura il lavoro da fare non è molto, perché la pianta cresce lentamente, solo l’attività pollonifera di questa specie può dare al coltivatore un poco di disturbo, per tenere ordinata la base del tronco.

frutti del giuggiolo acerbi

Forma della pianta

Nelle coltivazioni specializzate i giuggioli vengono coltivati a vaso o a fusetto, mentre in Italia la forma di allevamento più comune è l’alberello. La fase di allevamento dura qualche anno in più rispetto ai fruttiferi più comuni, data la lentezza di crescita di questa specie.

Irrigazione

Anche se il giuggiolo è una specie resistente alla siccità in virtù del suo notevole sviluppo radicale, almeno nei primi anni dalla messa a dimora trae molto beneficio dall’irrigazione, che ne accelera la crescita e l’entrata in produzione. Nel caso di coltivazione di più piante in filari, è utile quindi la presenza di un impianto di irrigazione a goccia, che dispensa acqua lentamente e senza sprechi.

Concimazioni

Oltre agli ammendanti di base da distribuire all’impianto, ogni anno possiamo aggiungere dello stallatico nella zona sotto chioma, unitamente a farine di roccia, di alghe, cenere di legna, anche a seconda del tipo di terreno che abbiamo e di eventuali carenze di qualche elemento, riscontrabili attraverso analisi del suolo fatte fare da appositi laboratori.

Gestione del suolo e pacciamatura

Quando le piante sono ancora piccole, la pacciamatura le aiuta a non soffrire della competizione esercitata dalle erbe infestanti per acqua ed elementi nutritivi. La scelta più semplice, quella che offre anche un gradevole effetto naturale è quella di attorniare le piante con cerchi di paglia alla loro base, in strati spessi almeno 10 cm e del raggio di almeno 50-70 cm. Al posto della paglia vanno bene anche l’erba tagliata e lasciata prima ad appassire qualche giorno, le foglie oppure il cippato. Con la pacciamatura il suolo mantiene più a lungo l’umidità, richiedendo quindi interventi irrigui meno frequenti.

Il suolo del frutteto con i giuggioli si può gestire poi regolarmente con un inerbimento controllato, sfalciando periodicamente l’erba.

Controllo delle malattie

Anche se nelle nostre zone non sono state riscontrate avversità particolarmente dannose sul giuggiolo, soprattutto quando è coltivato a livello amatoriale, nella coltivazione specializzata, soprattutto nei territori di origine, possono insorgere malattie come l’oidio e la cercosporiosi. La prima patologia si manifesta come nelle altre specie sotto forma di efflorescenza biancastra e di consistenza un po’ polverosa, la seconda con macchie tondeggianti di colore giallo-marrone.

Per prevenire queste patologie fungine possiamo irrorare in via preventiva sulle piante un decotto di equiseto, ad azione rinforzante generica e comunque l’oidio può essere trattato con irrorazioni di bicarbonato di sodio disciolto in acqua.

Parassiti delle giuggiole

Il giuggiolo, anche se è una specie rustica, può essere attaccato dalla mosca della frutta, ovvero la Ceratitis capitata, che conviene contrastare posizionando per tempo delle trappole alimentari Tap Trap.

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Coltivazione del giuggiolo in vaso

Considerata la naturale tendenza della pianta a sviluppare un notevole apparato radicale, la coltivazione in vaso è possibile a patto di garantirle un buon volume di terra, e quindi un vaso di grandi dimensioni. Inizialmente questo può anche essere piccolo, o comunque rapportato alla grandezza della pianta, ma poi non dobbiamo trascurare i rinvasi in contenitori progressivamente crescenti.

Il substrato deve essere ben drenante e arricchito di compost o letame maturo quali ammendanti di base. Le irrigazioni in vaso devono essere più frequenti rispetto alla normale coltivazione in piena terra.

Potatura del giuggiolo

Dopo aver dato la forma alla pianta, quando questa poi va a regime gli interventi cesori servono per eliminare i rami troppo bassi e quelli secchi e per sfoltire la chioma se diventa troppo intricata.

I polloni devono essere sempre recisi alla base non appena notiamo che ci sono. In certi casi si pota l’albero di giuggiole con scopi ornamentali, dandogli forme particolari come la piramide o la colonna.

La raccolta delle giuggiole

giuggiole matureIl periodo di raccolta della giuggiola è in genere la fine dell’estate e l’autunno, sono frutti che maturano generalmente durante il mese di settembre. Indicativamente, da una pianta in piena produzione si possono raccogliere dai 30 ai 50 kg all’anno di frutti, ovviamente con una buona gestione.

I frutti sono conservabili in frigo abbastanza a lungo e il loro consumo fresco è molto consigliato dato l’altissimo contenuto di vitamina C, che raggiunge i 400-500 mg/ 100 grammi di peso fresco.

Le giuggiole che si intendono consumare fresche tali e quali vengono raccolte subito dopo l’invaiatura, ovvero il viraggio di colore della buccia al rossiccio. Il sapore della giuggiola è leggermente asprino quando non è pienamente matura, si addolcisce a ricordare il dattero con la maturazione.

Quelle da destinare alla trasformazione invece si devono raccogliere ben mature, quando iniziano ad avere la consistenza dei datteri, ovvero quando raggrinziscono visibilmente. Con la trasformazione si ottengono vari prodotti come semplici snack a base di frutti essiccati e sotto vuoto, molto popolari in Cina, canditi, succhi, confetture, e il classico brodo di giuggiole, che è un ottimo liquore. Citiamo anche il macerato glicerinato, preparazione erboristica che pare aiuti ad alleviare l’inquietudine e le tensioni psicofisiche, riequilibrando l’umore.

Articolo di Sara Petrucci

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