Coltivare l’actinidia: la pianta del kiwi

kiwi sull'actinidiaL’actinidia è la pianta del kiwi, frutto invernale di buon sapore e ricco di vitamina C, particolarmente apprezzato per la prevenzione dei malanni di stagione. La pianta è originaria della Cina ed è arrivata dapprima in Nuova Zelanda, dove fu chiamata kiwi in onore dell’uccello simbolo del paese.

L’Italia ne ha iniziato la coltivazione a partire dagli anni ’80 con una diffusione sempre crescente nel frutteto, tanto che ha poi raggiunto il primato di produttrice mondiale di kiwi. La coltivazione dell’actinidia è abbastanza semplice e può essere condotta con il metodo biologico sia a livello professionale che privato. Nel secondo caso queste piante rampicanti rivestono un grande valore ornamentale nei giardini, spesso formando pergolati ombrosi adatti a rivestire verande e gazebi. Anche se la sua fioritura non è particolarmente vistosa, le foglie in compenso sono molto belle, grandi e lucide.

L’actinidia è una specie lianiforme e in natura si arrampica attorno al tronco di altri alberi poiché il suo fusto non è in grado di reggere il peso del resto della pianta. Nella coltivazione infatti viene sostenuta con strutture opportunamente predisposte. La pianta di kiwi si distingue anche per essere una specie dioica, in cui cioè i fiori maschili e quelli femminili si trovano su individui diversi. Per questo bisogna piantare almeno un esemplare maschio ogni 6-7 femmine in modo da garantire la fecondazione e quindi la produzione di frutti.

Quale clima e quale terreno richiede

Clima necessario alla coltivazione. Si tratta di una specie da coltivare in climi temperati con inverni miti. A riposo vegetativo l’actinidia può sopportare anche temperature invernali fino a -15 °C, ma risente molto delle gelate tardive primaverili e di quelle precoci autunnali che avvengono poco prima della raccolta dei kiwi e che possono compromettere i frutti. Tuttavia, questo rampicante presenta anche un certo fabbisogno in freddo, che non ne rende possibile la coltivazione in ambienti caldi. L’actinidia inoltre è sensibile al vento, che disidrata le foglie in modo a volte irreversibile, e che può spezzare i germogli, per cui dove possibile conviene mettere una siepe oppure dei filari di alberi come frangivento.

Il terreno ideale. L’actinidia richiede terreni fertili, ricchi di sostanza organica, areati e non soggetti a ristagni idrici. Anche il ph alcalino e un alto contenuto di calcare sono fattori negativi che portano al fenomeno della clorosi ferrica, riconoscibile con ingiallimenti delle foglie dovute alla difficoltà della pianta ad assorbire il ferro.

Come mettere a dimora la pianta di kiwi

Il trapianto. Nel mettere a dimora le piante di actinidia bisogna tenere conto che si tratta di una specie rampicante e quindi bisogna da subito prevedere come accompagnarla. Si possono infatti predisporre dei pali robusti con delle traverse e fili di metallo, per creare una doppia pergoletta, oppure allestire dei veri e propri tendoni o dei tunnel per due file opposte di piante. In ogni caso ricordiamo sempre di alternare almeno un individuo maschio ogni 6-7 femmine. All’impianto si scavano le buche, che devono essere piuttosto profonde, almeno di 50 centimetri. A causa della forte sensibilità della specie ai ristagni idrici, può aver senso miscelare della sabbia di fiume alla terra di risulta, e lasciare una certa baulatura del terreno, ovvero formare una montagnetta di terra alla base della pianta, che favorisca lo sgrondo dell’acqua in eccesso.

Sesti di impianto. Tra le singole piante lungo una fila si devono lasciare 3-4 metri, mentre tra le file 4,5-5 metri e questa è quindi la larghezza consigliata per un tunnel a due file di actinidia.

Concimazione. Poiché l’actinidia richiede molta sostanza organica, al momento dell’impianto è importante distribuire circa 15 kg di compost maturo per pianta, da incorporare nei primi 20 cm circa di terra di copertura della buca. Negli anni successivi aggiungeremo altro compost o stallatico pellettato, si raccomanda di usare comunque concimazioni di origine naturale. Oltre ai macroelementi naturalmente presenti nel compost e nello stallatico (azoto, fosforo e potassio), l’actinidia si avvantaggia di una buona disponibilità di calcio, elemento importante per la qualità dei frutti e per la loro consistenza. Anche il calcio è presente nel compost o nello stallatico, ma lo si può ulteriormente somministrare per via fogliare con irrorazioni a base di litotamnio (farine di alghe calcaree) durante la fase di allegagione dei frutticini. La maggior parte del calcio poi resta nelle foglie, che cadranno a terra in autunno e lo libereranno nuovamente per la stagione successiva. Questo non significa che però non sarà più necessario, almeno ogni tanto, ripetere questa concimazione fogliare.

Impollinazione. La buona impollinazione dei fiori è determinante nella successiva pezzatura dei frutti. I fiori dell’actinidia, che si aprono nella seconda metà di maggio, non contengono nettare e quindi possono attrarre le api solo in parte, grazie all’abbondante polline. La presenza di un buon numero di arnie (8-10 per ettaro) è un aiuto prezioso per intensificare la probabilità di fecondazione. Nella frutticoltura professionale si pratica l’impollinazione artificiale tramite appositi macchinari. Nella coltivazione privata o per piccole produzioni si può effettuare l’impollinazione manuale, efficace ma onerosa in termini di tempo: consiste nel raccogliere i fiori maschili e strofinarli abbondantemente su quelli femminili, compiendo almeno due passaggi a distanza di tempo.

La coltivazione dei kiwi nel dettaglio

Irrigazione. La pianta dell’actinidia, pur non tollerando i ristagni idrici nel terreno, necessita comunque di molta acqua soprattutto a partire dal periodo della fioritura, tra maggio e luglio. Bisogna prevedere un impianto di irrigazione localizzata a goccia oppure a spruzzo per far fronte ai momenti di siccità, tenendo presente che l’actinidia è sensibile a contenuti elevati di cloro e di sodio dell’acqua di irrigazione.

Pacciamatura. Per il contenimento dell’erba infestante è utile mettere una pacciamatura organica a base di paglia attorno alle radici dell’actinidia. L’ideale è fare una striscia spessa lungo i lati lunghi della pergola, alla base di tutte le piante. La funzione sarà anche quella di proteggere le radici dalle eventuali gelate invernali, a questo scopo potrebbe avere senso addossare anche un po’ di paglia alla base del fusto, come fosse una sorta di cappottino.

La potatura

Forma della pianta. La pianta di kiwi, se non opportunamente potata, darebbe vita ad un cespuglio ben poco gestibile, scomodissimo per la raccolta. Con interventi di potatura invernale e sul verde si mantengono pergole, doppie pergole o tendoni ordinati e non troppo folti.

Potatura. Poiché la naturale tendenza della pianta di actinidia è la produzione abbondante di frutti, lo scopo principale della potatura è contenere la quantità, per raccogliere kiwi di buona pezzatura. In genere si taglia molto sugli esemplari femminili, per rinnovare costantemente le branche produttive esaurite, sfoltendo i rami produttivi in modo tale che quelli rimasti siano distanti 30-40 cm. La potatura stimola nuova vegetazione, ma nell’actinidia rami vigorosi e succhioni non sono un grande problema perché portano comunque produzione. La potatura degli esemplari maschili può invece essere più soft.

Diradamento dei kiwi. Il diradamento dei frutticini è un’operazione importante per favorire la pezzatura dei kiwi rimasti. Si lascia il frutto centrale dell’infiorescenza e si eliminano quelli laterali che resterebbero piccoli e deformi.

Approfondimento: potare l’actinidia

Malattie dell’actinidia

La pianta di actinidia durante i primi decenni di coltivazione nel nostro paese non aveva mostrato grande sensibilità alle patologie. Tuttavia, in anni recenti si è assistito alla recrudescenza di una malattia chiamata cancro batterico. Per chi coltiva con metodo biologico è particolarmente importante saper riconoscere tempestivamente i problemi e intervenire subito.

Cancro batterico. Si tratta di una patologia causata dal batterio Pseudomonas syringae. I danni compaiono dalla primavera a carico del fusto, dei cordoni principali o anche degli altri rami. Sulle parti di pianta colpite appare evidente l’essudato batterico che fuoriesce dalle lesioni. Si possono notare anche l’imbrunimento dei fiori, la cascola fiorale e la necrosi delle foglie, ma soprattutto degli estesi arrossamenti nelle zone sottocorticali dei rami. Le misure preventive più importanti sono la scelta di materiale di propagazione sano e potature corrette per arieggiare le chiome. Bisogna inoltre evitare i ristagni idrici e bruciare tempestivamente tutti i rami che presentano sintomi, disinfettando poi gli attrezzi di taglio. Trattamenti con prodotti a base di rame potrebbero contribuire a bloccare la diffusione della patologia, sono da effettuare sempre con le dovute cautele.

Tumore radicale. Si tratta di un’altra patologia di origine batterica, provocata dal batterio Agrobacterium tumefaciens, che entra attraverso ferite dell’apparato radicale provocando deformazioni tumorali. Al momento dell’impianto bisogna essere certi di avere materiale di propagazione sano e poi, nel caso di sintomi sospetti, eliminare le parti colpite da questa malattia e trattare il resto con verde rame.

Botrite. La Botrite è una malattia fungina che causa muffe sui frutti, si riscontra sui kiwi soprattutto dopo la raccolta, ma anche sui rami, che assumono un aspetto avvizzito. I prodotti a base di rame possono sconfiggere questa patologia, ma come misura preventiva bisogna evitare gli eccessi di concimazione che favorirebbero il fungo.

Insetti e parassiti sul kiwi

Eulia. Si tratta di un lepidottero (farfalla) molto polifago. Il danno che compie sui kiwi è l’erosione dei frutti, anche se sono erosioni per lo più superficiali. Da questi segni però si producono cicatrici e suberificazioni abbastanza estese. Possiamo difendere le piante dall’eulia con trattamenti con prodotti a base di Bacillus thuringiensis, sostanza naturale coerente con l’agricoltura biologica.

Metcalfa. La Metcalfa pruinosa è un insettino di origine americana, che si è acclimatato da noi dagli anni ’80. Si tratta di una specie molto polifaga, che attacca anche l’actinidia. Il danno fortunatamente è quasi solo di tipo estetico come l’imbrattamento di frutti con cera e melata, può essere contenuto da trattamenti con sapone di Marsiglia disciolto in acqua e irrorato nelle ore serali.

Cocciniglia bianca. La cocciniglia bianca è riconoscibile perché forma incrostazioni molto vistose sui rami, a volte sono evidenti gli ammassi di scudetti degli esemplari maschili. Il danno è la suzione di linfa dai rametti, che possono deperire fino a seccarsi. Una rimozione meccanica tramite spazzole metalliche dovrebbe essere sufficiente ad eliminarla, unita al cotone imbevuto di alcool con cui si possono passare i rami. Anche i macerati di felce e aglio sono delle alternative naturali che si possono mettere in campo.

Altri parassiti. Inoltre, l’actidinia può essere attaccata anche da altri insetti come la mosca della frutta e la piralide del mais che, a dispetto del nome, è molto polifaga e può attaccare anche i kiwi.

Raccolta dei kiwi

La raccolta dei kiwi avviene tra ottobre e novembre, e i frutti poi si conservano per alcuni mesi in frigorifero, al massimo fino a giugno nella coltivazione professionale. Quelli che si trovano sul mercato nei mesi estivi di solito non sono italiani ma provengono dall’altro emisfero. Da una pianta di actinidia in piena produzione si può arrivare a raccogliere anche 30-50 kg di frutti.

Approfondimento: raccogliere i kiwi

Varietà di actinidia

La pianta di actinidia comune è Actinia deliciosa, di cui è molto diffusa la varietà Hayward, questa è la più coltivata ovunque, caratterizzata da frutti a polpa verde. Di recente si stanno diffondendo anche altri tipi di kiwi di altri colori, come quelli a polpa gialla della specie Actinidia chinensis.

Articolo di Sara Petrucci

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2018-02-06T11:14:05+00:00 Categorie: Frutti|Tag: , , , , , , |

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