albero potato di melo cotognoIl cotogno è una pianta antica, che fa parte della famiglia delle rosacee, in frutticoltura viene classificato tra le piante pomacee. Spesso lo associamo a una varietà di mele, tanto da chiamarlo melo cotogno, a volte anche pero cotogno visto che alcuni tipi di cotogno hanno frutti di forma allungata, in realtà si tratta di una specie vera e propria, dal nome botanico di Cydonia oblonga.

La potatura, come per la gran parte delle colture del frutteto, è un’operazione molto importante, da fare con costanza e competenza. I motivi sono svariati: aiuta a ottenere un buon raccolto, mantiene la pianta dimensionata ed esteticamente ordinata e aiuta anche nel prevenire malattie, cosa fondamentale per una coltivazione biologica.

Per imparare a potare correttamente il cotogno bisogna prima conoscere la struttura della pianta, osservando quali rami forma e dove emette le gemme fruttifere. Qui proviamo ad affrontare l’argomento con alcune spiegazioni generali, poi ogni varietà e anche ogni pianta ha sue peculiarità, con l’esperienza si riuscirà a riconoscerle e ad assecondarle nella potatura.

L’importanza della potatura

Sia che si decida di coltivare un cotogno nel proprio giardino come pianta ornamentale, sia che si voglia farne una vera e propria produzione, sarà utile imparare a impostare la pianta nella sua crescita, per poter ottenere il meglio da quest’albero e mantenerlo ordinato anche a livello estetico.

In un’ottica di coltivazione biologica, gli interventi di potatura vengono fatti per equilibrare la produttività della pianta, ma anche per permettere alla luce del sole di arrivare meglio a tutte le parti della pianta, all’aria di circolare e per consentire una maggior agilità al momento della raccolta. Quando la pianta si trova nei suoi primi anni di vita uno degli obiettivi degli interventi di potatura è cercare di aiutare i giovani alberi a strutturarsi per il meglio in una forma armonica e pratica da gestire, in genere il vaso.

La potatura prosegue poi ad albero maturo diventando un modo per stimolare la produzione, non solo in termini quantitativi ma anche migliorando qualità e pezzatura delle mele cotogne. Col passare degli anni portare le piante senescenti permette di allungare la loro fase produttiva, con un sapiente rinnovo dei rami principali. In sintesi, le operazioni di taglio, cesura, di modificazione dei rami, vengono fatte per creare il più possibile un equilibrio nella struttura dell’albero e nel suo sviluppo. Equilibrio tra attività vegetativa (produzione di foglie) e fruttifera, ama anche tra le radici della pianta e la parte alta.

Il cotogno: conoscere la pianta

Abbiamo sottolineato l’importanza generale della potatura nella coltivazione degli alberi da frutto. Anche se esistono linee generali da seguire, è importante conoscere nel dettaglio la struttura specifica della pianta che si sta trattando, per compiere al meglio le operazioni di potatura che massimizzino il benessere e la resa del cotogno.

Nel frutteto ogni tipo di albero ha le sue specifiche e più si conoscono, migliori saranno i risultati. Il cotogno è una pianta di modesta grandezza, con radici ben diffuse, generalmente più in larghezza che in profondità, anche se l’apparato radicale dipende dal portinnesto, e in condizioni in cui serva un albero molto radicato possiamo ottenerlo innestando su un basamento che abbia questa caratteristica.

La maggior parte dei cotogni sono autofertili o autofecondi, nel senso che sono in grado di dare frutti anche in solitaria, anche se per una maggiore varietà, è importante coltivare più di un esemplare.

Forme di allevamento

Sono tre le forme principali di allevamento di quest’albero: a vaso, a fuso o a palmetta.

  • Allevamento a vaso: essendo una pianta dalla ridotta espansione e sfruttando la malleabilità dei rami delle piante giovani, questa forma è impartita cimando l’astone e poi se serve piegando manualmente i rami con l’accortezza di non spezzarli. Si selezionano tre o quattro branche principali che comporranno lo scheletro dell’albero.
  • Allevamento a fuso: questa tecnica prevede di concentrare la forma del cotogno su un tronco diritto e diverse branche fatte crescere orizzontalmente a diverse altezze della pianta.
  • Allevamento a palmetta: nel caso del cotogno, questa modalità è molto utilizzata nei frutteti professionali. La chioma assumerà una forma bidimensionale, facendo attenzione a guidare le branche ad una inclinazione di circa 45 gradi, cercando di ridurre il suo sviluppo verso l’alto.

Le forme di allevamento sono oggetto delle potature di formazione, che avvengono durante i primi tre o quattro anni dal trapianto. Una volta raggiunta la forma l’albero verrà poi potato secondo la potatura di produzione, di cui parliamo in seguito.

Rami del cotogno

Per quanto riguarda i tipi di rami del cotogno, ha una struttura simile alle altre pomacee, la potatura del cotogno sarà quindi abbastanza affine a quella del melo. Le tipiche formazioni che incontriamo sono polloni, succhioni. brindilli, borse e lamburde.

  • Polloni: si tratta di quei rami solitamente originati dal tronco, a volte direttamente dalle radici. Sono facilissimi da riconoscere e vanno tutti eliminati. Possono anche formarsi dalla cicatrice di un ramo reciso in precedenza. La procedura di potatura che libera la pianta dai polloni, viene detta spollonatura. Si può eseguire in qualunque momento.
    Succhione: si tratta di un ramo a crescita verticale, che si sviluppa dalle cosiddette gemme latenti, ovvero gemme che si sviluppano senza germogliare. Emergono da rami legnosi non giovani. Il succhione sottrae linfa vitale ai rami fioriferi, per cui viene sempre tagliato durante la potatura, similmente al pollone.
  • Brindilli: si tratta dei rami fioriferi, quelli cioè che danno origine al raccolto e quindi di nostro maggior interesse. Di solito il brindillo fruttifica all’apice, perciò durante la potatura, le operazioni di taglio devono esser volte al diradare i brindilli, senza ridurli troppo di numero, pena uno scarso raccolto, ma anche evitando raccorciamenti che comprometterebbero le gemme apicali fruttifere.
  • Lamburde: sono rametti molto corti, di 3 cm circa, con all’apice una gemma mista, fruttifera.
  • Borse: le borse sono un altra formazione fruttifera, originata da una lamburda dove si accumulano sostanze nutritive causando un rigonfiamento.

ramo di cotogno

Quando potare il cotogno

Dopo la messa in dimora della pianta e la cosiddetta potatura di allevamento, che serve a dare al cotogno la forma desiderata, ci si può concentrare sulla potatura di produzione e mantenimento ottimale della pianta.

La potatura vera e propria sull’albero di cotogno avviene quando le foglie sono cadute, in particolare verso la fine dell’inverno, ma prima che riprenda l’attività vegetativa. Il momento migliore è il mese di febbraio.

Potatura estiva

Ci sono interventi di potatura però che si eseguono anche in estate (potatura verde o estiva), durante la fase vegetativa della pianta, in particolare in questo periodo conviene rimuovere polloni e succhioni.

Spesso nelle zone di taglio della stagione precedente arriva un enorme flusso di linfa che origina i succhioni. Questi vanno tolti d’estate, prima che raggiungano enormi dimensioni, sottraendo inutilmente nutrimento alla pianta.

La potatura di produzione

La potatura di produzione del cotogno andrebbe eseguita ad ogni inverno. A seconda della fase del ciclo di vita della pianta e delle esigenze sottostanti, si può dimensionare la pianta in modi differenti.

La prima cosa da fare è eliminare eventuali rami secchi o rotti. Se ce ne sono poi dobbiamo togliere anche succhioni e polloni.

Passiamo a riordinare la chioma, togliendo rami che si incrociano o con una traiettoria non coerente con l’impostazione che vogliamo dare alla pianta. Nel tagliare ricordiamo che i brindilli fiorificano all’apice, quindi non vanno spuntati. Riconoscere i brindilli è semplice, per il loro longilineo portamento spesso orizzontale.

È importante dimensionare anche le branche della pianta, avendo cura di equilibrare il rapporto fra radici e chioma, fra attività produttiva e vegetativa. Se l’albero perde vigore è utile un taglio di ritorno su alcune ramificazioni vecchie, con lo scopo di rinnovare le branche e stimolare l’avvio di nuova vegetazione.

Il taglio dei rami deve essere ordinato, obliquo e vicino a gemme o nodi, affinché il germoglio diventi una nuova cima vegetativa. È fondamentale evitare gli strappi nella corteccia, o tagli “orizzontali” e non obliqui, in quanto possono creare ristagni d’acqua che comportano problematiche serie alla pianta. Non dimentichiamo che potare una pianta, significa anche rispettarla nella sua naturale forma e nel suo peculiare portamento ed equilibrio fra le parti.

Quali attrezzi utilizzare

L’attrezzo basilare nella potatura delle piante da frutto è una buona forbice, o cesoia. Conviene investire qualche soldo per acquistare un attrezzo di qualità, con un buon meccanismo e lame resistenti e affilate. Meglio scegliere una cesoia a doppia lama, quelle a incudine vanno bene per tagliare i rami secchi. Per potare rami di grosse dimensioni, è consigliabile un segaccio da potatura. Altri attrezzi possono essere comodi in determinate situazioni, ma non essenziali. Il troncarami taglia fino a 5 cm di diametro, per cui può risparmiarci lavoro di segaccio, mentre lo svettatoio è veramente prezioso per non dover salire sempre sulla scala.

In generale è fondamentale fare tagli netti, senza slabbrare la corteccia del cotogno. Se il taglio viene effettuato con uno strumento idoneo, non sarà necessario utilizzare del cicatrizzante sul taglio, perché la pianta riuscirà a cicatrizzarsi da sola.

Le forbici da potatura serviranno anche per la raccolta, essendo il frutto molto attaccato al ramo, senza il picciolo che caratterizza invece mele e pere.

Articolo di Elina Sindoni e Matteo Cereda 

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