la farfalla cavolaiaLa cavolaia è un insetto che fa parte della famiglia dei lepidotteri. Il nome scientifico di questa farfalla è Pieris brassicae o Pieris rapae, visto che sotto al nome volgare di cavolaia si indicano in realtà due specie distinte.

Questo insetto è sgradito all’agricoltore perché depone le sue uova sulle foglie dei cavoli e in generale delle varie piante crucifere, dalle uova escono le già citate larve che sono particolarmente voraci e danneggiano rapidamente le verdure.

Generalmente la cavolaia fa due o tre generazioni all’anno, con voli a partire da marzo. Nel mese di settembre in particolare può diventare un vero flagello nell’orto, visto che trova maggior abbondanza di piante brassicacee e può rovinare broccoli, cavolfiori, verze e in generale qualsiasi pianta di cavolo coltivata.

Come si riconosce questo lepidottero

In fase adulta la cavolaia è una farfalla di colore bianco, facilmente riconoscibile per le macchie brune sulle ali, in fase larvale invece è un bruco verde oliva oppure giallo, striato o puntinato di nero.

Le uova del lepidottero invece si riconoscono perché sono giallo arancioni e si trovano nella pagina inferiore delle foglie.

Danni portati dalla cavolaia

Cavolaia

Foto di Gioele Andrea Petrachi

L’attacco delle larve di cavolaia è molto molesto sulle piante di cavolo, in particolare su quelle che formano il cespo e quindi offrono molti ripari ai bruchi. Le larve nutrendosi delle foglie mangiucchiano i cavoli, dilaniando e sporcando l’ortaggio, provocando anche marcescenze.

Quando le uova fanno nascere numerosi bruchi l’azione distruttiva può essere anche rapida e pregiudicare totalmente il raccolto delle piante colpite.

Le farfalle adulte invece non portano nessun danno diretto anche se ovviamente deponendo le uova sono la causa del problema.

Come difendere i cavoli e l’orto

Per ostacolare la cavolaia e salvaguardare le proprie piante di cavolo non serve necessariamente utilizzare pesticidi tossici. Si possono utilizzare consociazioni e macerati per prevenire l’arrivo delle larve, in questo modo si risparmiano soldi e si evita di inquinare. Anche su estensioni professionali è possibile combattere la cavolaia con metodi biologici, ad esempio il bacillus thuringiensis, scopriamo nel dettaglio come difendere il nostro orto senza troppa chimica.

Rimozione manuale, reti e trappolaggio

Nell’orto domestico su piccola scala il primo metodo per contenere i danni portati dalla cavolaia è la rimozione manuale dei bruchi e soprattutto delle uova. Questo richiede un po’ di attenzione e costanza ma è un sistema che può funzionare, visto che le uova hanno un colore acceso e sono facili da individuare e le larve sono di dimensione abbastanza sviluppata per essere catturate facilmente. Ovviamente questo metodo comporta un controllo frequente e un intervento tempestivo, che non sempre è possibile attuare su coltivazioni estese, per cui bisogna anche avere altre opzioni più efficaci e rapide da mettere in campo.

Per fermare queste farfalle si può decidere di coprire i cavoli con reti anti insetto: è un buon metodo meccanico che risolve il problema impedendo la deposizione delle uova.

Un metodo preventivo può essere anche quello di catturare gli adulti con biotrappole, in particolare intercettando i voli primaverili. Si può a tal proposito impiegare Tap Trap, nell’articolo trovate la ricetta per attrarre i lepidotteri.

Rotazione, consociazione e macerato di pomodoro

La natura è fantastica e spesso la biodiversità è una risorsa. Nel caso della cavolaia è interessante osservare come l’essenza delle piante di pomodoro siano sgradite a questo lepidottero, che evidentemente non ama la solanina: possono essere quindi usate per allontanare l’insetto e proteggere in questo modo le coltivazioni di cavoli. La consociazione tra crucifere e pomodori è positiva e spesso previene l’arrivo del lepidottero, ancora meglio è realizzare un macerato di pianta di pomodoro da irrorare su broccoli, cavolfiori e altre piante di questa famiglia per tener lontano l’insetto.

Oltre al pomodoro anche l’assenzio può essere utilizzato come repellente, in genere conviene farne un decotto da spruzzare nell’orto, oppure ancora possiamo utilizzare il tanaceto macerato.

La rotazione colturale è un altro accorgimento volto a prevenire gli attacchi.

Insetticidi biologici

Se non siamo riusciti a scacciare l’insetto con altri metodi possiamo passare a un attacco diretto, ovvero facendo trattamenti insetticidi.

Contro le larve la miglior risorsa è senza dubbio il già citato bacillus thuringiensis, varietà kurstaki, consentito in agricoltura biologica e atossico. Un trucco: se viene distribuito misto a zucchero ne aumenta l’efficacia e difende al meglio le nostre crucifere. L’unico limite è che è efficace solo contro larve giovani.

Anche il piretro può uccidere la cavolaia, ma non consiglio di usarlo: agendo solo per contatto non è scontato che si riesca a colpire tutte le larve, nascoste tra le foglie dei cespi. Inoltre è un prodotto con una sua tossicità e un ampio spettro d’azione, che non risparmia insetti utili quali api e coccinelle. Molto spesso contro la cavolaia vengono consigliati insetticidi a base di piretroidi di sintesi chimica, che sono ancora più persistenti e quindi nocivi: questi sono da evitare assolutamente se ci teniamo ad avere un bell’orto naturale.

In agricoltura biologica professionale si possono impiegare anche predatori naturali che sono in grado di parassitare la cavolaia, si tratta di imenotteri e ditteri che possono essere appositamente liberati nei campi. Questo sistema comporta costi e competenze che lo rendono poco indicato per un orto domestico, ma ottimo su estensioni consistenti e particolarmente prezioso per la coltura in serra.

Articolo di Matteo Cereda

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