Coltivare le arance

coltivare l'arancetoL’arancio è una pianta che mette allegria, soprattutto quando è carica di frutti nel pieno dell’inverno, periodo in cui le specie caducifoglie sono invece nude da tempo. L’arancio appartiene alla famiglia delle Rutacee come altri agrumi ed è originario dei paesi tropicali e subtropicali, dove il frutto resta verde anche a maturazione. Non tutti sanno infatti che da noi le arance e i mandarini diventano arancioni grazie all’escursione termica che si verifica tra giorno e notte e che provoca la comparsa dei pigmenti responsabili della colorazione.

L’arancio è una specie sempreverde, dotata di foglie verdi scuro brillanti lanceolate, e un fusto che resta abbastanza contenuto e che solo in certi casi raggiunge gli 8-10 metri di altezza. La pianta è originaria della Cina e del Sud-Est asiatico ed è stata importata in Europa dai primi secoli dopo Cristo, e quindi la sua coltivazione è molto antica.

Anche la fioritura dell’arancio, che avviene nel mese di maggio, è significativa perché nella tradizione è associata alle nozze, quando si parla appunto di “fiori d’arancio”. I fiori, chiamati anche “zagare” in Sicilia, sono molto profumati, anche se non appariscenti come quelli di altre specie da frutto della famiglia delle rosacee.

Dove coltivare l’arancio

Dopo queste premesse, vediamo adesso come coltivare una pianta di arancio, o un piccolo aranceto, con metodi del tutto eco-compatibili, che sia per una produzione biologica certificata per la vendita o anche solo per piante singole tenute in giardino ad uso personale.

L’albero di arance può essere piantato in terra o in vaso, ma richiede un suolo e soprattutto un clima compatibile con le esigenze della pianta, iniziamo quindi a individuare dove è possibile coltivare. Esistono diverse varietà di aranci: che siano arance dolci o amare, bionde o rosse, la tecnica colturale è la stessa.

Clima in cui possiamo coltivare

Come gli altri agrumi, l’arancio non ama i climi freddi e offre il meglio di sé nelle zone italiane del sud, dove è notoriamente coltivato con successo grazie al clima caldo caratterizzato da inverni miti. Già a 0°C la pianta mostra segni di sofferenza, tuttavia rispetto al limone l’arancio è più tollerante alle basse temperature e riesce a dare buoni risultati anche nel centro Italia, soprattutto nelle zone costiere più miti.

Anche il caldo eccessivo è nocivo per l’arancio, perché temperature di oltre i 38 °C, che si verifichino soprattutto nelle prime fasi di crescita dei frutticini all’inizio dell’estate, possono causare l’arresto della crescita.

Terreno adatto all’aranceto

Il terreno ideale per l’arancio dipende molto dal portinnesto utilizzato, ma in linea generale è piuttosto sciolto, ovvero sabbioso o anche di medio impasto, mentre i suoli argillosi e tendenti a compattarsi non sono positivi, perché per l’arancio il drenaggio dell’acqua è fondamentale.

L’arancio ama il ph subacido o leggermente acido del terreno, compreso tra 5 e 7.

Piantare l’albero di arancio

Una volta scelto il posto adatto possiamo passare a piantare il nostro arancio, curando di farlo nel periodo e nel modo giusto.

Il trapianto

Di solito gli aranci si possono piantare in qualsiasi momento dell’anno, soprattutto perché si acquistano con il loro pane di terra, che sia in vaso o avvolto in un sacco. Nel trapiantarli bisogna però avere l’accortezza di mantenere integro il pane di terra, facendo in modo che non si sgretoli, per preservare le radici.

Per la messa a dimora si procede come per gli altri alberi da frutto, ovvero con lo scavo di una buca piuttosto grande e profonda, idealmente delle dimensioni di 70 x70 x 70 cm, perché questo offre alla pianta una zona di terra smossa e soffice che assicura drenaggio e favorisce la crescita radicale. Gli strati di terra, nel ricoprire la buca, devono essere rimessi nelle loro posizioni originarie, per questo è importante stare attenti fin dallo scavo, buttando le prime palate di terra tutte da un lato, ad esempio, e le palate scavate più in profondità da un altro lato, in modo da ricordarsi quali ributtare dentro per prime.

A questo punto è importante miscelare abbondante compost o letame maturi agli strati di terra che interessano i primi 30 cm. Interrarli sul fondo, ovvero a 70 cm, non serve praticamente a niente, visto che la maggior parte dei microrganismi aerobi, responsabili della mineralizzazione della sostanza organica e quindi della fornitura di nutrienti alle radici, si trovano soltanto nei primi strati. Inoltre bisogna tenere conto del fatto che le radici inizialmente non arrivano a quella profondità.

Un’usanza classica per gli aranci, soprattutto nelle zone siccitose, è quello di piantarli in un conchino di terra leggermente infossato, in modo tale che questo trattenga l’acqua di irrigazione più a lungo possibile.

Il portinnesto per l’arancio

Quasi tutti gli aranci sono innestati, e si ottengono i risultati migliori su portinnesti rustici e vigorosi, soprattutto nella coltivazione biologica. Di solito le piante che si acquistano dai vivaisti sono già innestate, e avere informazioni sul portinnesto è certamente utile. I portinnesti più utilizzati per l’arancio sono:

  • Arancio trifogliato, che conferisce una migliore resistenza al freddo;
  • Arancio amaro, che è robusto e resistente alle comuni malattie, e anche alla presenza di calcare nel terreno;
  • Citrange, un incrocio di cui esistono diversi ceppi con caratteristiche diverse, alcuni dei quali conferiscono resistenza al freddo o alle malattie;
  • Alemow, un portinnesto inizialmente pensato per il limone, ma che va bene per tutti gli agrumi. Risulta nanizzante per la sua scarsa vigoria.

Impollinazione

Negli agrumi gli impollinatori non sono necessari, e anche piante isolate riescono a produrre. Questo ci permette di non doverci preoccupare nel pensare all’impianto di questo fatto: possiamo mettere anche un solo albero di arance in giardino e avere ugualmente produzione.

La coltivazione dell’aranceto

coltivare le arance nell'agrumeto

L’arancio non è un albero particolarmente difficile da coltivare, ma richiede alcune accortezze, a cominciare dal non far mancare acqua ed elementi nutritivi. Scopriamo in modo sintetico quali sono le varie operazioni colturali importanti in un aranceto biologico.

Forma della pianta

La forma di allevamento migliore per la pianta di arancio è il globo libero, che è una forma simile al vaso, da cui differisce perché le branche secondarie, inserite sulle primarie, si lasciano sviluppare ad altezze diverse le une dalle altre. La prima impalcatura viene impostata ad un massimo di un metro da terra, e così consente una facile esecuzione di tutte le operazioni colturali come raccolta, potature ed eventuali trattamenti.

Sesti di impianto degli aranci

Con piante allevate a globo libero le distanze di impianto consigliate sono di 4-5 metri sulla fila e 5-7 m tra le file, e in questo caso ci stiamo riferendo ad un aranceto vero e proprio. Nel caso di piante singole è opportuno tenere comunque circa 5 metri tra l’arancio e altre piante o muri.

Irrigazione

Gli agrumi, alberi originari di zone piovose subtropicali e tropicali, sono specie da esigenze idriche elevate, e di conseguenza negli ambienti mediterranei siccitosi è fondamentale prevedere l’irrigazione.

Le fasi più critiche, nelle quali la carenza di acqua porta a conseguenze negative, sono quelle tra la fioritura e l’allegagione, ma comunque in generale per tutta l’estate è bene tenere sempre d’occhio lo stato delle piante ed intervenire con una certa regolarità, meglio però con sistemi pensati per il risparmio idrico, come l’ala gocciolante.

Concimazione dell’aranceto

L’arancio è una specie produttiva, e dal momento che con la raccolta asportiamo molto, bisogna che sia garantito il ripristino dei nutrienti. Ogni anno, a fine inverno, quando gli agrumi sono nel periodo di massimo accumulo di sostanze di riserva nei rami, bisogna somministrare una buona concimazione organica, che nel caso di questa specie è ottima otto forma di lupini macinati, o in alternativa il classico stallatico pellettato. Restano utili anche le farine di roccia, come le zeoliti e le fosforiti, il solfato naturale di potassio e magnesio e, naturalmente, i macerati diluiti di ortica o di consolida.

Una costante e buona concimazione naturale è fondamentale per prevenire l’alternanza di produzione, ovvero il fenomeno per cui si hanno annate con carica produttiva e annate scariche.

Pacciamatura

Come per le altre specie da frutto, anche l’arancio soffre della competizione idrica dell’erba spontanea nelle prime fasi dall’impianto, e quindi trae beneficio dalla pacciamatura. Allo scopo vanno bene diversi tipi di materiale, meglio se quelli naturali come la paglia o l’erba appassita, da sistemare attorno alla pianta in uno strato circolare abbastanza largo e spesso almeno 10 cm, o in alternativa dei sacchi di juta.

Potatura dell’arancio

Durante i primi anni dall’impianto, che sono quelli della fase di allevamento, gli interventi da fare non sono particolarmente onerosi. Si tratta di eliminare i succhioni, i rami verticali vigorosi, e quei rametti che crescono verso l’interno della chioma e vanno incrociandosi tra loro. Ma non bisogna tagliare molto, l’arancio non richiede interventi intensivi come altri alberi da frutto.

In seguito, con le piante a regime, gli interventi di potatura si eseguono a primavera o a fine estate perché contrariamente agli altri alberi caducifoglie, gli agrumi accumulano le massime sostanze di riserva nei rami e non nelle radici, e il momento in cui questo accumulo è più intenso è il periodo febbraio-marzo. Ad ogni modo la potatura dell’arancio può essere eseguita anche solo ogni 2 o 3 anni, a meno che non ci siano attacchi di patologie o crescita troppo espansa della pianta, per cui si rendano necessari tagli specifici.

Problematiche dell’aranceto

Come tutte le coltivazioni anche l’arancio è soggetto a parassiti e malattie, che in agricoltura biologica vanno riconosciute subito per intervenire rapidamente, ancora più importante è agire sulle possibili cause per prevenire le avversità.

Malattie della pianta

Le malattie più comuni nell’arancio sono causate dal fungo Phytophtora spp, nei suoi diversi ceppi, che causano il marciume del colletto, la gommosi e l’allupatura. Si possono notare infatti le seguenti sintomatologie: una zona umida scura sulla corteccia nella parte bassa del tronco, da cui fuoriescono essudati gommosi, rigonfiamenti con lesioni da cui esce gomma, un deperimento generale con caduta delle foglie, fioritura scarsa e frutti piccoli che possono avere il sintomo dell’allupatura, ovvero diventare molli e coperti di muffa.

Certamente ogni frutto malato caduto va tolto da terra, e anche i rami colpiti devono essere tagliati ai primi sintomi. Come azione preventiva è opportuno inoltre l’utilizzo della pasta per tronchi ad azione disinfettante, mentre per bloccare infezioni già in atto, è possibile intervenire con prodotti rameici, ovviamente con le dovute precauzioni di utilizzo.

Insetti dannosi agli agrumi

Tra gli insetti che colpiscono l’arancio, citiamo:

  • La mosca della frutta, molto polifaga e dannosa, che depone le uova all’interno dei frutti in via di maturazione, portandoli a marcire, dato che poi la larva che nasce inizia a vivere a spese della polpa; la difesa naturale avviene con la cattura in trappole del tipo Tap Trap, o mediante trattamenti con Spinosad;
  • Le cocciniglie, come la “cocciniglia cotonosa solcata degli agrumi”, ma anche altre, che si prevengono con macerati di felce e si trattano con olii minerali;
  • Gli afidi che come per le altre specie vegetali causano l’accartocciamento dei germogli dovuto alla suzione di linfa e favoriscono la fumaggine con la loro melata zuccherina;
  • La minatrice serpentina, piccolo lepidottero che scava gallerie nelle foglie nutrendosene. In casi gravi la pianta perde molte foglie, e prima di arrivare a questo punto conviene trattare con un prodotto a base di Bacillus thuringiensis kurstaki.

Coltivare arancio in vaso

L’arancio è una pianta che si presta anche alla coltivazione in vaso, purché questo sia di dimensioni adeguate. La soluzione è ottima per le serre, che consentono una coltivazione di aranci anche in zone più nordiche e fredde.

La pianta in vaso resta contenuta nella crescita perché le sue radici, per quanto possa essere grande il vaso, non possono mai espandersi come la loro natura vorrebbe. Diventa quindi importante assicurare regolarmente alla pianta in queste condizioni il nutrimento necessario e l’acqua di irrigazione, nonché periodici rinvasi, fin quando possibile.

Raccolta delle arance

L’arancio di cui comunemente mangiamo i frutti è l’arancio dolce, ma è molto comune trovare anche aranci amari, piante di pregio ornamentale, che venivano usati soprattutto in passato per abbellire i viali cittadini o le piazze. I frutti di questa specie non sono molto buoni da mangiare tali e quali ma sono adatti per fare le marmellate, e a livello industriale sono usati per la produzione di bibite.

Il frutto dell’arancio è una bacca chiamata botanicamente “esperidio”, e si raccoglie da terra a mano nel caso di piante basse, eventualmente con l’ausilio delle scale. La fortuna è che, rispetto ad altre specie più deperibili giunte a maturazione, le arance resistono a lungo sulla pianta senza sciuparsi.

Varietà di arancia

Abbiamo già citato la differenza tra arancio dolce e arancio amaro. Le varietà di arancio dolce più comuni possono essere suddivise in 2 grandi gruppi:

  • Arance bionde: Navel, tra le prime a maturare nel tardo autunno, Washington, a maturazione invernale, Ovale e Valencia, che maturano a primavera, e molte altre varietà;
  • Arance rosse: Sanguinello, Tarocco e Moro, con tante cultivars diverse che maturano nell’inverno.

Nelle coltivazioni professionali conviene diversificare le varietà, per ragioni di biodiversità, per distribuire i rischi e per prolungare le vendite, mentre in una coltivazione amatoriale si può semplicemente scegliere in base ai propri gusti.

Articolo di Sara Petrucci

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2 Comments

  1. Salvatore 16 Febbraio 2019 al 14:00

    Salve, prima di tutto volevo fare i complimenti per questo sito perché è pieno di informazioni utili. Il mio dubbio è: ho dello stallatico in pellet e voglio utilizzarlo per concimare i miei agrumi, però ho paura che zappettando intorno alle piante possa danneggiare le radici e che il concime non vada abbastanza in profondità. Qual è la tecnica più corretta?

    • Matteo Cereda 16 Febbraio 2019 al 23:14

      Ciao Salvatore, il terreno puoi zappettarlo, stando nei primi 5 cm di profondità e non proprio a ridosso del tronco. In questo modo non dovresti incontrare radici, se proprio le incontri saranno molto marginale e non è un grave danno toccarle con la lama della zappa.

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