I carciofi sono una pianta molto interessante da avere nell’orto, si coltivano per raccogliere il fiore, verdura tipica della tradizione agricola e culinaria italiana.

Questo ortaggio di origine mediterranea è stato coltivato e selezionato fin dai tempi antichi, esistono molti tipi di carciofo: dal carciofo romanesco, al catanese e al rosso di Sardegna. Le varietà di carciofo, che siano mammole, carciofi spinosi o violetti, si coltivano con lo stesso metodo, si tratta di una coltivazione impegnativa ma che offre molte soddisfazioni.

carciofo orto

Rispetto ad altre piante da orto, il carciofo si caratterizza per essere una pianta perenne, non è quindi la classica pianta da seminare ogni anno, la carciofaia dura per diverse annate dopo l’impianto. I carciofi richiedono spazio, non sono quindi ideali per orti molto piccoli, anche se vale la pena sperimentare anche in piccola scala l’emozione di veder spuntare questo magnifico e buonissimo fiore.

La pianta di carciofi: Cynara cardunculus

Il carciofo è una pianta della famiglia delle composite o asteracea, e del genere Cynara. La specie Cynara cardunculus comprende diverse subspecie: Cynara cardunculus scolymus è il carciofo che viene coltivato, c’è un’altra coltivazione interessante per l’orto: il cardo domestico (Cynara cardunculus altilis). Ci sono poi piante spontanee, il cardo selvatico (Cynara cardunculus sylvestris) è una delle più comuni.

La pianta di carciofi è una specie rizomatosa perenne, che ha una coltivazione tipicamente invernale o primaverile. In estate, quando le temperature sono elevate, entra in fase di dormienza, per resistere a caldo torrido e siccità, si risveglia se riceve molta acqua.

Il rizoma è quindi molto importante, dalle sue gemme si sviluppano ogni anno fusti che portano foglie e fiore. Le foglie interne possono essere spinose oppure no, a seconda della varietà.

Dove coltivare carciofi

Il carciofo è una pianta mediterranea, molto adatta al centro sud Italia, ma coltivabile anche a nord.

Clima adatto

Il carciofo è una pianta che predilige un clima mite, che non abbia sbalzi di temperatura o inverni troppo rigidi. Il gelo eccessivo può danneggiare la pianta. Sopporta bene il caldo e la siccità estiva, affrontandoli con la fase di dormienza.

Richiede una buona esposizione solare.

Preparazione del terreno e concimazione

Il suolo per la carciofaia deve essere sciolto e drenante, la pianta richiede un pH del terreno compreso tra 6 e 6,5.

Le radici del carciofo sono fittonanti quindi è particolarmente importante la fase di preparazione della terra: prima di piantare occorre lavorare il terreno in profondità con una vangatura accurata, in terreni pesanti meglio vangare più di una volta. Essendo una coltura perenne vale la pena curare la fase di impianto, in particolare sono da scongiurare ristagni d’acqua che porterebbero malattie quali fusarium e peronospora.

Oltre alla lavorazione è bene predisporre una buona concimazione di fondo, che arricchisca il terreno della carciofaia di elementi utili. Per la coltivazione biologica si useranno fertilizzanti di origine naturale, prima di tutto ammendando con sostanza organica (benissimo letame maturo oppure compost). Possiamo indicativamente considerare 5 kg di letame per metro quadro.

Un suolo ricco di humus è in grado di trattenere l’umidità, condizione favorevole in periodo di raccolta, quando la siccità è da evitare perché può portare la pianta a una dormienza anticipata.

Se il terreno dell’orto non drena adeguatamente è opportuno fare aiuole rialzate per evitare ristagni, in questo caso si dice che la carciofaia si realizza a baulature oppure a porche.

Come realizzare una carciofaia

Abbiamo visto come preparare il terreno e concimarlo, andiamo ora a scoprire come piantare i carciofi nell’orto.

Ci sono tre metodi per impiantare una carciofaia: la semina, la riproduzione dei polloni e la messa a dimora degli ovuli.

Il primo è certamente il metodo più lungo, possiamo anche realizzare piantine da seme oppure più semplicemente comprarle in vivaio, pronte da piantare. Se partiamo invece da polloni o da ovuli si tratta di propagazione agamica (che mantiene lo stesso DNA della pianta madre) e si attua a partire da piante di carciofo già esistenti, da cui effettuiamo una moltiplicazione tipo talea.

Seminare e trapiantare carciofi

La semina del carciofo avviene da febbraio a maggio, l’ideale è seminare tra febbraio e marzo in semenzaio protetto. Se vogliamo mettere i semi direttamente a dimora in campo invece si esegue una semina ad aprile oppure a maggio (a seconda della zona climatica in cui si coltiva). Chi semina in semenzaio dovrà trapiantare la piantina di carciofo nel mese di maggio, al momento del trapianto si deve irrigare con abbondanza e continuare poi a bagnare regolarmente per le prime settimane.

Riproduzione tramite polloni o carducci

I polloni del carciofo sono chiamati anche “carducci”, si tratta di quei germogli con un anno di vita, che vengono prelevati dalla base della pianta. I carducci possono essere usati per ottenere nuove piante, propagando la coltivazione. Per farlo si tagliano i polloni con la loro porzione di radice, scegliendo quelli già sviluppati con almeno 4-5 foglie, lunghi 25/40 cm. Questa operazione si fa durante la primavera (tra marzo e aprile) oppure in autunno (tra settembre e ottobre).

Piantare gli ovuli

Un altro metodo per riprodurre i carciofi è l’utilizzo degli ovuli ottenuti durante l’operazione di diccioccatura, che vedremo in seguito.

In alcune zone anche questi ovuli vengono chiamati carducci, in realtà gli ovuli sono germogli non schiusi, mentre i carducci veri e propri sarebbero quelli già sviluppati (quindi i polloni). Per piantare gli ovuli si smuove il suolo, si concima abbondantemente e si mette l’ovulo nel terreno a 4 cm di profondità. L’ovulo deve essere impiantato durante il periodo di dormienza estivo, quindi luglio o agosto.

Sesto di impianto

I carciofi richiedono spazio: si piantano nell’orto a file distanti uno o due metri, lasciando un metro tra una pianta e l’altra. Questo sesto d’impianto considera sia le dimensioni della pianta, sia il fatto che si tratta di una coltivazione che dura più di un anno. Bisogna infatti calcolare lo sviluppo negli anni della pianta, in modo da impiantare una carciofaia pensata per durare nel tempo.

capolino di carciofo sulla pianta

Coltivazione della carciofaia

La carciofaia dura diversi anni essendo il carciofo una pianta poliennale, si può tenere anche 10-12 anni nell’orto. Per decidere la durata dell’impianto bisognerà valutare dopo qualche anno l’eventuale presenza di malattie fungine. Mediamente la tempistica ideale di durata di una coltivazione è di 4-5 anni, poi generalmente si sposta la carciofaia in un’altra aiuola dell’orto, in questo modo si prevengono meglio problemi di patologie e parassiti.

Vediamo dopo l’impianto come gestire la pianta.

Dormienza estiva e irrigazione

Il carciofo è una pianta che entra in dormienza a causa del caldo oppure della scarsità di acqua, riconoscendo il periodo estivo proprio da queste due condizioni: alte temperature e aridità.

Per questo motivo la pianta vive nei periodi freschi dell’anno, dove l’inverno non è troppo rigido si tratta di un ottimo ortaggio invernale, in zone fredde si raccoglie in primavera. Per svegliare il carciofo dal periodo di dormienza si può procedere con l’irrigazione estiva, in questo modo si riattiva prima la pianta, anticipando anche la produzione di ortaggi.

In generale una frequente irrigazione è importante per la carciofaia, escluso ovviamente il periodo di dormienza in cui va benissimo avere suolo asciutto. In fase vegetativa il terreno non deve mai seccare totalmente.

Protezione dal freddo

Una delle accortezze più importanti per coltivare i carciofi è saperli proteggere dal freddo.

Il carciofo teme le gelate, per cui dopo il trapianto è utile coprire con tessuto non tessuto o pacciamatura. Anche successivamente nella carciofaia è sempre utile pacciamare durante l’inverno, per tenere al caldo le radici. L’ideale è usare materiale organico che vada poi ad arricchire il suolo. Meglio evitare pacciamature troppo umide che favoriscano decomposizioni e marciumi.

La pacciamatura ci aiuta anche nel controllare le erbe spontanee, risparmiando molto lavoro di sarchiatura.

Potatura del carciofo

il carciofo in orto

Quando parliamo di potatura del carciofo non dobbiamo pensare agli interventi di taglio che eseguiamo sulle piante da frutto: stiamo parlando di una pianta erbacea.

Parliamo di potatura perché si tratta di eliminare parti di pianta, per concentrare le energie su una produzione di buona qualità e pezzatura.

Diccioccatura e scarducciatura

Nell’anno successivo al trapianto incominciano a crescere nuovi germogli e steli alla base del cespo, per evitare di avere una quantità di fiori di piccole dimensioni occorre rimuovere i germogli in eccesso, tagliandoli con un coltello. I germogli da staccare si possono rimuovere prima che si aprano (ovuli) oppure quando hanno già formato qualche foglia (carducci).

I lavori da fare in carciofaia sono quindi:

  • Diccioccatura (rimozione degli ovuli). Lavoro da fare tra giugno e luglio, con le piante ormai secche. La diccioccatura si esegue andando anche fino a 4-5 cm sotto la superficie del terreno.
  • Scarducciatura (rimozione dei carducci). Si esegue in genere a fine inverno o in autunno.

Ovuli e carducci possono essere utilizzati per creare nuovi impianti: la moltiplicazione trapiantando gli ovuli richiede meno irrigazione, ma se si usano i carducci la pianta si sviluppa più rapidamente.

Problemi di coltivazione

Le piante di carciofo possono essere attaccate da diversi insetti e patogeni. Il problema peggiore è rappresentato dalle malattie, nocive in particolare con il passare degli anni, man mano che invecchia la carciofaia.

Ci sono poi anche parassiti animali, in particolare i topi e altri insetti. Per la coltivazione biologica di questa pianta orticola è importante imparare a riconoscere e a combattere queste problematiche usando metodi naturali, ma soprattutto a prevenirle con un giusto metodo colturale.

Insetti e parassiti

Il carciofo è attaccato soprattutto da afidi neri e larve di nottue a livello di insetti, mentre i topi possono rappresentare un vero flagello per la carciofaia.

  • Afidi. Come per molte delle piante da orto anche il carciofo ha dei fastidiosi afidi che ci si stabiliscono sopra, parassitandolo. Questi pidocchi attaccano la pianta lasciando la melata e provocando fumaggine e sono favoriti dalle formiche. I carciofi sono spesso affetti da un afide nero, persistente soprattutto nel periodo primaverile. Gli afidi si possono contrastare con vari macerati vegetali e con sapone di Marsiglia.
  • Nottue. Le nottue sono bruchi di falena che si nutrono delle foglie centrali della pianta. Occorre intervenire contro le nottue quando sono allo stato larvale con bacillus thuringensis, prodotto consentito in agricoltura biologica.
  • Topi. Difendere dai topi la carciofaia è fondamentale: i roditori mangiano le radici e sono uno dei peggiori nemici del carciofo da orto. Il topo colpisce soprattutto durante l’inverno, quando c’è meno disponibilità di cibo alternativo.
Approfondimento: insetti dannosi ai carciofi

Malattie della carciofaia

Se non si gestisce correttamente il terreno è facile che le piante di carciofo subiscano patologie di natura fungina. Per evitarle in primo luogo è importante lavorare il terreno, bisogna poi periodicamente spostare la coltivazione.

  • Fusarium. Questa malattia fungina colpisce spesso il carciofo, in agricoltura biologica si tratta col rame che però non può curare la pianta, solo contenere l’infezione. Il rame inoltre non è esente da tossicità e bisogna impiegarlo con cautela. Per prevenire la fusariosi occorre un controllo accurato e un sesto d’impianto che preveda buone distanze tra le piante, almeno un metro. Se si riscontrano piante malate occorre eliminarle con tempestività per evitare la diffusione del contagio.
  • Peronospora. Un’altra malattia da orto che può colpire il carciofo è la peronospora, anche in questo caso si interviene con rame e con potature volte a eliminare le parti malate. Si riconosce per le macchie giallastre con sfumature più scure al centro, oltre a una leggera muffa bianca sulla pagina inferiore della foglia.
Approfondimento: patologie del carciofo

La raccolta del carciofo

L’ortaggio da raccogliere è quello che spesso viene erroneamente chiamato frutto, in realtà i carciofi sono i fiori della pianta, possiamo chiamarli anche boccioli o capolini.

I boccioli possono essere di diverse qualità: i carciofi di prima scelta sono quelli emessi dall’apice della pianta, con un capolino per germoglio, la seconda scelta è quella che nasce da una delle diramazioni principali e sono i carciofi che solitamente si trovano in commercio. Dalle diramazioni secondarie invece nascono i carciofini di terza scelta, che vengono usati soprattutto per conserve: sono ottimi per fare i carciofi sottolio.

Periodo di raccolta. Il carciofo si raccoglie quando il capolino ha le giuste dimensioni e le punte sono ancora ben chiuse. Se si lascia invecchiare sulla pianta il carciofo diventa duro: più è maturo e più si indurisce, se conservato per molto tempo appassisce. La raccolta è scalare: per le varietà primaverili, adatte al clima del centro nord, avviene da fine febbraio per tutta la primavera, mentre i carciofi autunnali coltivati meglio in sud Italia si raccolgono da settembre o da ottobre.

Approfondimento: come si raccoglie

Varietà di carciofo da coltivazione

Sono diverse le varietà di carciofo coltivate, ne ricordiamo alcune interessanti per qualità e tipicità. La scelta del tipo di carciofo è bene che sia guidata da un lato dai propri gusti, dall’altro è opportuno tener conto anche di selezionare varietà resistenti alle malattie, in ottica di coltivazione di orto biologico.

  • Carciofo romanesco. Varietà tardiva primaverile, richiede un clima mite e asciutto e si raccolgono i capolini fino in primavera. Questo tipo di carciofo è una cultivar inerme (senza spine).
  • Carciofo violetto di Chioggia. Varietà di carciofo spinoso dalla forma affusolata, ortaggio ottimo da mangiare anche crudo.
  • Carciofo Sant’Erasmo. Tipo di carciofo veneziano tenero e carnoso, è buonissimo da fare fritto in pastella.
  • Carciofo di Paestum. Carciofo campano tondo e senza spine, è riconosciuto dal bollino IGP.

Ci sono tantissime altre varietà locali, dallo spinoso sardo al carciofo verde di Castellammare.

Articolo di Matteo Cereda

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