Coltivare l’albicocco

ramo di albicoccoL’albicocco (Prunus armeniaca) è una specie originaria della Cina e di altre regioni asiatiche. Quest’albero ha iniziato la sua diffusione in Europa all’epoca romana.

In natura è molto longevo, tende ad espandersi a globo e a raggiungere un’altezza massima di 8 metri, che però nella coltivazione è limitata dalle potature, anche per essere comodi nelle raccolte.

Le albicocche sono frutti gustosi, benefici in virtù del loro contenuto in beta carotene e molto saporiti se raccolti maturi, condizione che in un frutteto familiare si realizza senza problemi. Si tratta quindi di una pianta molto interessante da inserire in un giardino fruttifero, che con qualche accortezza può essere coltivata anche con metodi biologici.

Clima e terreno indicati

Clima per l’albicocco. Si tratta di una specie caratterizzata da un alto fabbisogno in freddo, e quindi adatta alle zone con inverni abbastanza rigidi. In queste zone però il rischio forte è quello delle gelate primaverili, a cui l’albero di albicocco è molto esposto a causa della sua fioritura precoce. Alcune nuove varietà di albicocchi presentano un fabbisogno in freddo più ridotto e possono quindi essere coltivate anche in ambienti sub tropicali. In generale gli ambienti più vocati per la coltivazione dell’albicocco alle nostre latitudini sono quelli collinari, meglio se provvisti di barriere frangivento.

Terreno. Il portinnesto determina l’adattabilità dell’albero a diversi tipi di terreno. Se innestato su franco l’albicocco rifugge i terreni pesanti ed umidi, inconveniente che non si presenta invece con portinnesti di mirabolano da seme.

Come piantare un albicocco

Messa a dimora. Per il trapianto dell’albicocco si scava una buca profonda e larga, indicativamente delle dimensioni di 70 x 70 x 70 centimetri, in caso di terreno pesante anche di più, per assicurare alle radici un buon volume di terra smossa. Se si tratta di mettere a dimora poche piante le buche si possono realizzare manualmente con una vanga o con un badile, mentre se il loro numero è consistente, ha senso avvalersi di una moto trivella. In ogni caso bisogna evitare di fare l’impianto durante i periodi di gelo, quando il terreno è compatto e impossibile da lavorare. Se la terra non è gelata da ottobre a marzo ogni momento è valido per la messa a dimora. All’impianto si effettua anche una concimazione di fondo, che nella coltivazione biologica è basata su fertilizzanti organici e minerali di origine naturale. Tra i primi consideriamo il compost maturo, autoprodotto o acquistato, e il letame maturo, ma anche la cenere di legna, lo stallatico in pellets, la cornunghia. Tra i secondi ricordiamo soprattutto il solfato di potassio e magnesio e le farine di roccia. L’importante è che i fertilizzanti non vengano interrati in profondità, ma incorporati nei primi 20-25 cm di suolo. Ogni anno poi provvederemo a distribuire nuove dosi di questi benefici concimi eco-compatibili.

La pianta si inserisce nella buca, sopra un primo strato di terra smossa, in modo tale che il punto di innesto resti a 10-15 cm sopra la superficie del terreno. La terra verrà compressa con i piedi e alla fine dell’operazione si deve irrigare.

Portinnesto. I portinnesti tipici dell’albicocco sono il mirabolano, il susino e il pesco, ma anche il franco di albicocco. Al momento dell’acquisto delle piante bisogna chiedere al vivaista quali di questi portinnesti sono stati utilizzati e fare una scelta in base al nostro tipo di terreno.

Impollinazione. L’albicocco è generalmente autocompatibile, ma alcune varietà non lo sono e richiedono pertanto la presenza di almeno due varietà interfertili che siano a fioritura contemporanea. L’impollinazione è entomofila e operata prevalentemente dalle api, ma anche da bombi ed osmie, tutti insetti che con la coltivazione biologica si cerca di proteggere e favorire, curando la biodiversità del nostro ambiente.

Distanze. Generalmente tra una pianta di albicocco e l’altra si lasciano 4 metri sulla fila e 4,5-5 metri tra le file, ma per stabilire la giusta distanza è importante conoscere il tipo di portinnesto utilizzato, in modo da decidere anche in base alla vigoria che ci si può attendere.

Coltivazione dell’albicocco in vaso

La coltivazione dell’albicocco è fattibile anche in vaso, anche se la pianta non si svilupperà come in piena terra. Per farla stare bene è necessario assicurare alle radici una buona quantità di terra, garantita da un vaso di buone dimensioni. Il substrato deve essere fertile e di qualità. L’ideale è miscelare vera terra di campagna al terriccio acquistato, insieme a una buona dose di partenza di compost o letame maturi. Ogni anno aggiungeremo nuove dosi di compost o letame, o metteremo stallatico in pellets, solfato di potassio e magnesio, oppure ancora irrigheremo con macerati fertilizzanti di ortica. I vasi di terracotta traspirano di più rispetto a quelli in plastica, quindi le irrigazioni nei primi saranno più frequenti. Se la posizione in cui viene posta la pianta è molto assolata conviene evitare i vasi neri, che si scaldano molto e il calore concentrato potrebbe danneggiare le radici.

Tecniche colturali

Irrigare. L’irrigazione è necessaria all’impianto e poi anche nei primi 2 o 3 anni di vita della pianta, quando l’apparato radicale è ancora superficiale e non autosufficiente. In seguito le irrigazioni saranno legate al clima e alle precipitazioni. In zone siccitose è importante predisporre un impianto di irrigazione a goccia per i momenti critici, dalla fioritura alla maturazione dei frutti. In ogni caso è importante evitare le irrigazioni sopra chioma, che predispongono la pianta alle malattie fungine, da cui bisogna prendere le massime precauzioni soprattutto in agricoltura biologica.

Pacciamare
. Finché la pianta è giovane conviene ridurre la competizione idrica e nutritiva del cotico erboso circostante mediante uno strato di pacciamatura tutta attorno alla proiezione della chioma, meglio se organica come paglia o fieno, che degradandosi andrà ad arricchire il suolo.

La potatura dell’albicocco

Forma della pianta. Gli albicocchi generalmente vengono allevati a vaso, una forma aperta e abbastanza bassa, adatta anche alla coltivazione familiare e biologica. Nel frutteto professionale è diffusa anche la forma a palmetta.

Tecnica di potatura. L’albicocco, come le altre drupacee, fruttifica su rami misti, brindilli e dardi fioriferi (mazzetti di maggio). In questa specie i brindilli a volte sono talmente corti da sembrare dardi. Con la potatura dell’albicocco, che deve essere più leggera rispetto al pesco, si intende mantenere l’equilibrio vegeto-produttivo della pianta ed evitare l’alternanza di produzione. Tra le operazioni importanti, da fare a fine estate o a fine inverno, ricordiamo il diradamento dei rami misti e dei brindilli, e lo sfoltimento dei dardi fruttiferi. Quest’ultimo gesto si realizza raccorciando con tagli di ritorno i rami di 1 o 2 anni su cui sono inseriti. I polloni nell’albicocco sono prodotti soprattutto dal portinnesto mirabolano e se presenti devono essere eliminati, così come devono essere tolti i succhioni.

Diradare i frutti. Il diradamento dei frutti in questa specie è utile soprattutto per evitare l’alternanza di produzione. Si esegue poco prima dell’indurimento del nocciolo (nelle varietà precoci avviene un po’ prima rispetto a quelle tardive), lasciando uno o due frutti per dardo e un frutto ogni 5-6 centimetri sui rami misti.

Approfondimento: potare l’albicocco

Malattie di quest’albero

L’albicocco può essere colpito da alcune patologie fungine, che bisogna prevenire innanzitutto con la scelta di varietà resistenti o tolleranti, ed evitando di reimpiantare albicocchi negli stessi punti in cui erano stati coltivati in precedenza.

Monilia. Si tratta di una delle malattie crittogamiche più tipiche delle drupacee, perché colpisce anche il pesco, il ciliegio e il susino. I fiori e i rami disseccano, i frutti marciscono e mummificano.

Corineo o impallinatura. Altra malattia crittogamica che si manifesta mediante piccole macchie rosso-viola circondate da un alone, che poi disseccano in quel punto e lasciano la foglia bucherellata. Sui rami si creano fessure da cui esce un essudato gommoso, e anche sui frutti si formano incrostazioni gommose dopo la comparsa di piccole macchie rosse iniziali.

Prevenire e combattere queste malattie. Nella coltivazione biologica è utile stimolare le difese naturali delle piante mediante irrorazioni frequenti di macerati come quello di equiseto, ricco di silicio, o di alcune farine di roccia che contengano questo minerale. Tuttavia, nel caso di attacco grave, e in via preventiva subito dopo piogge prolungate, è utile fare trattamenti a base di polisolfuro di calcio o a base di rame. L’importante, per un corretto utilizzo di questi prodotti, è leggere bene le etichette ed attenersi scrupolosamente a quanto riportato, evitando di eccedere. Ogni anno, in autunno, bisogna rastrellare via dal frutteto le foglie malate cadute a terra, se non erano state eliminate tempestivamente. Questo contribuisce a limitare l’infezione per l’anno successivo.

Oidio. Sotto il nome oidio, o mal bianco, rientrano una serie di patologie causate da vari funghi, che danno tutti sintomi molto simili tra loro: chiazze biancastre e polverulente su foglie e steli. Per contrastare questa malattia si possono irrorare le piante con bicarbonato di sodio o di potassio sciolti in acqua, oppure con prodotti a base di zolfo.

Approfondimento: malattie dell’albicocco

Insetti dannosi

Anarsia. Si tratta di un lepidottero (farfalla), che allo stadio di larva può nutrirsi di fiori, germogli e frutti, scavandovi dentro gallerie e facendoli marcire. Bisogna controllare le piante dopo l’allegagione dei frutti, e nel caso si rinvenisse la presenza di questo parassita, trattare con Bacillus thuringiensis, varietà kurstaki, lo stesso prodotto ammesso in agricoltura biologica che si usa nell’orto contro la cavolaia e altri bruchi dannosi. I lepidotteri possono essere anche catturati tramite trappole con esca alimentare tipo Tap Trap, sistema utile sia per il monitoraggio che per la cattura massiva degli esemplari adulti.

Oltre all’anarsia l’albicocco può essere danneggiato da altri insetti, per imparare a riconoscerli e a combatterli con metodi naturali suggerisco la lettura della guida ai parassiti di pesco e albicocco.

Approfondimento: insetti dell’albicocco

Raccolta, utilizzo e varietà

La maturazione delle albicocche può essere dilazionata tra giugno e settembre, al sud alcune varietà maturano già da aprile/maggio. L’utilizzo dei frutti può essere vario e non si distinguono varietà adatte al consumo fresco ed altre per la trasformazione. Tutte si prestano ad essere consumate tali e quali, per la produzione di succhi, marmellate o per l’essiccazione. La realizzazione di composte o la trasformazione in albicocche secche sono alternative molto valide a causa della breve conservabilità dei frutti freschi.
La raccolta. Siccome le piante di albicocche sono prevalentemente allevate a vaso, e quindi relativamente basse, consentono una raccolta manuale interamente da terra, con bassa necessità di scale.

frutti: le albicocche mature

Varietà. Fatta salva l’esigenza di mettere varietà autocompatibili a due a due per l’impollinazione, in un frutteto misto conviene piantare varietà diverse, con epoche di maturazione ben distribuite nell’arco dell’estate. Per esempio i primi di giugno maturano le albicocche della varietà “Antonio Errani”, saporite ed aromatiche; a fine giugno quelle del tipo “Amabile Vecchioni” dal sapore dolce e succoso; ai primi di luglio la “Bella di Imola”, verso la fine di luglio la “Albicocca Pisana”, ai primi di agosto la “Carlona tardiva”. Per provare qualcosa di insolito c’è poi la dolcissima Albicocca Bianca, che matura a giugno. Tutti i tipi menzionati sono resistenti alle comuni fitopatologie, requisito fondamentale in agricoltura biologica.

Articolo di Sara Petrucci

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2 Comments

  1. Barbara 11 gennaio 2018 al 18:11 - Rispondi

    Ho conservato i semi delle albicocche consumate la scorsa estate e in questi giorni ho scoperto che molti di loro hanno emesso germogli, quindi ho provveduto ad interrarli con terriccio acquistato in vivaio per fare orto in vaso.
    Si otterrà prima o poi una pianta riproducente frutti partendo dal seme? Nell’articolo non parli di questa possibilità. Vorrei saperne di più. Grazie mille

    • Matteo Cereda 11 gennaio 2018 al 20:41 - Rispondi

      Le piante di albicocca si possono anche riprodurre da seme, è vero. In genere si preferiscono altri metodi perché con il seme c’è incrocio e si ottiene una pianta diversa dalla pianta madre.Ti faccio un esempio: compro in vivaio una pianta di albicocco e scelgo una varietà che abbia una buona resistenza alle malattie e che produca frutti di bella pezzatura. Se da questa pianta selezionata propago per talea (procedo togliendo le marze e faccio un innesto) otterrò un albicocco della stessa varietà, praticamente un clone dell’albero originario. Se invece faccio germinare la nuova pianta dal seme di un albicocca ottengo un albero “meticcio” che avrà caratteristiche differenti. Avrò sempre un albicocco e magari darà frutti buonissimi, però non è detto che abbiano la pezzatura e la resistenza che avevo scelto acquistando l’altra pianta.

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